Di Armando Allegretti

PERUGIA - Il cuore verde d’Italia, per alcuni aspetti della sua economia, fa gola alla criminalità organizzata, a dimostrazione dei recenti avvenimenti. E questo è un fatto.

Però quello che è emerso dalla conferenza stampa di stamattina è un'altra cosa, il generale dei Carabinieri della Legione Umbria, Claudio Curcio, in un’audizione ha dichiarato che “non si può parlare di una presenza radicata in Umbria di mafia, camorra o 'ndrangheta, intese nel significato culturale che questi termini hanno nei territori di origine, e nemmeno di estorsioni, danneggiamenti di esercizi e turbative d'asta con metodi intimidatori.

A giudizio dello stesso generale, che ha presentato una relazione dettagliata e ricca di sull'attività dei Carabinieri e delle altre forze di polizia negli ultimi tre anni, in Umbria si possono individuare elementi di criticità prevalenti per effetto di cinque situazioni specifiche: l’arrivo di affiliati ad associazioni mafiose, con i propri familiari e reclusi in regime di 41 bis, o più semplicemente trasferiti qui come collaboratori di giustizia; la presenza di un importante comparto edile regionale e di un gran numero di attività ricettive; la rilevanza del mercato degli stupefacenti; la crisi economica globale che colpendo anche le aziende umbre spinge alcuni operatori a rivolgersi agli usurai.

Dopo aver precisato che l'Arma dei carabinieri, per effetto di una buon radicamento nel territorio con 96 stazioni (65 in provincia di Perugia e 31 a Terni) è in grado di procedere per il 75 per cento dei reati, Curcio ha fatto il quadro della situazione degli ultimi tre anni basato su dati certi, relativi ad associazioni criminali che operano nei vari settori del traffico e di sostanze stupefacenti.
Ha parlato di crimini da droga, riconducibili soprattutto all'area balcanica con molti albanesi coinvolti, ma anche di un canale spagnolo delle sostanze stupefacenti e di risorse provenienti da questa attività che verrebbero divise fra stranieri ed italiani.

L’analisi si è spostata successivamente sul fenomeno della prostituzione, in particolare di quella nigeriana, fatta esercitare con forme di intimidazione violenta, fino alla riduzione delle donne in schiavitù: una attività criminosa che però non tende a reinvestire le risorse illecite in Umbria.

Per il generale Curcio un’azione importante di contrasto ai fenomeni malavitosi comunque in crescita e che riguardano anche attività considerate minori, come i furti di rame e di metalli in mano a bande di origine Rom, deve essere fatta con la prevenzione.

Per ciò che riguarda la prevenzione e la sensibilizzazione dei cittadini ricordiamo infatti le 167 conferenze tenute dall’Arma nelle scuole umbre, con il coinvolgimento di più di 9.000 studenti; la diffusione capillare di volantini concordata con alcuni Comuni, per sensibilizzare l'opinione pubblica e per ricercare la collaborazione dei cittadini.  

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