Le immagini degli scontri di martedì 14 a Roma sono ancora vive e continuano a essere trasmesse e pubblicate dalle televisioni e dai siti di tutto il mondo.
La rabbia dei manifestanti e la violenza della repressione da parte delle forze dell’ordine sono i temi del dibattito nei movimenti e nei pochi talk show illuminati della televisione italiana. Da Perugia sono partiti due autobus alla volta della manifestazione di Roma. Studenti, precari, ricercatori universitari martedì, alle cinque del mattino, si sono dati appuntamento per quello che, nonostante tutto, è stato il momento di lotta studentesca più alto degli ultimi anni. È vero, segnato dalle immagini di guerriglia urbana, ma, contemporaneamente, dalla voglia di migliaia di ragazzi di essere protagonisti dell’opposizione al governo Berlusconi, senza cercare alibi, black bloc, teppisti o altro dietro cui nascondersi, verso i quali scaricare anche i propri errori.
“Resisteremo un minuto in più di voi” è uno, il più incisivo, degli slogan del movimento studentesco e c’è da credere che le manifestazioni non si fermeranno all’appuntamento del 14 e alla sproporzionata violenza scatenata dalle cariche della polizia in piazza del Popolo. Cariche che hanno coinvolto centinaia di manifestanti e, come ci racconta Marco Mazzoni, Giovane comunista di S. Giustino e membro del Coordinamento provinciale dell’organizzazione giovanile di Rifondazione, anche semplici passanti e turisti.

 

“Ero in piazza del Popolo quando la polizia è entrata di forza da via Nazionale e dalla strada parallela con camionette e volanti, schiacciando la nostra parte di corte verso gli archi che delimitano la piazza. Con me c’era anche Marta (Melelli, dirigente nazionale dei Gc – ndr) e con lei abbiamo provato a uscire ma, nonostante l’invito di un poliziotto ad abbandonare la piazza, altri suoi colleghi ci hanno circondato e hanno cominciato a colpirci con i manganelli. Marta è stata colpita al fianco e, provando a farle da scudo con il mio corpo, mi hanno colpito ripetutamente alla schiena e al volto. L’ultimo colpo proprio nel momento in cui eravamo quasi fuori dalla piazza mi ha raggiunto allo zigomo, a due centimetri dall’occhio sinistro.
Insieme a noi c’erano altri ragazzi che hanno ricevuto lo stesso trattamento e non solo. Bloccati dalla polizia erano anche un gruppo di semplici passanti, forse turisti e dei medici che stavano soccorrendo dei feriti. Tutti colpiti senza motivo, indistintamente. Abbiamo anche provato ad alzare le mani, ma è stato inutile.
La sera stessa Repubblica.it ha pubblicato un video (http://tv.repubblica.it/cronaca/roma-la-battaglia-di-piazza-del-popolo/58360?video): al minuto 2.25 è inquadrato il gruppo di manifestanti a ridosso degli archi circondati dalla polizia poi, però, il montaggio delle scene propone altre visuali della piazza. Vorrei vedere il video integralmente, cosa che ho già richiesto al giornale, perché quello che è accaduto in quell’angolo di piazza del Popolo è sconcertante.”

 

Gli studenti e tutti coloro che hanno partecipato alla manifestazione del 14 sono scesi in piazza arrabbiati, indignati: la riforma Gelmini, l’immondizia sotto le proprie case, la ricostruzione post-terremonto che non parte… Blindare Roma, costruire una zona rossa per “difendere il Parlamento”, infiltrare poliziotti per acuire lo scontro non ha fermato migliaia di manifestanti. Anzi, tutto ciò fa aumentare la rabbia, accresce il senso di vuoto lasciato dalla politica e modifica drasticamente il rapporto tra paese, società civile, e governanti. Nel 2004, sempre a Roma, il “movimento dei movimenti” assaltò i bancomat delle cosiddette banche armate (le banche che attraverso i propri investimenti finanziano direttamente o indirettamente il mercato delle armi e le guerre) rompendoli e, in alcuni casi, incendiandoli. Molti degli stessi manifestanti non capivano, così come la totalità dei passanti. Oggi che il tema è la crisi economica, il futuro di milioni di persone, senza esclusioni alcune, dagli studenti ai pensionati, può succedere che alcune signore di mezza età con il cappellino rosso della Fiom applaudano, senza nessuna ironia, un ragazzo che con una mazza di legno si scaglia contro un bancomat. Qualcosa sta cambiando e chi governa, così come chi fa finta di fare opposizione, farebbe bene a porsi alcune domande sul proprio ruolo nella società e nella politica e a fare mille passi in dietro perché, e lo spero, questo movimento resisterà un minuto in più di lui.

 

Amedeo A. Babusci
 

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