Il 18 ottobre è stata la Giornata europea contro la tratta degli esseri umani. Istituita nel 2006 dalla Commissione Europea, mira a sensibilizzare l'opinione pubblica su una delle questioni più drammatiche della contemporaneità: la tratta di esseri umani. Prostituzione, accattonaggio, attività criminali forzate, traffico d'organi. Donne, uomini, minorenni. Una piaga che influisce direttamente e indirettamente sulla vita di decine di migliaia di persone solo in Europa. L'emergenza sanitaria legata alla pandemia non ha fatto che amplificare i problemi. Le strategie adottate dalle istituzioni europee sono molteplici, e si basano su quattro direttrici fondamentali: la riduzione della domanda di servizi connessi alla tratta; il contrasto dello sfruttamento che passa attraverso le piattaforme digitali; il rafforzamento dei programmi di protezione e assistenza delle vittime, in particolare di donne e minori; la promozione della cooperazione internazionale al fine di combattere la tratta nei Paesi di origine e di transito. Azioni che stanno cominciando a dare buoni frutti, ma c'è ancora molta strada da fare.

L'Umbria, nel quadro europeo e italiano, non fa eccezione. Da quest'anno le politiche di contrasto alla tratta sono in carico a quattro soggetti del Terzo Settore in partenariato con la Regione: la cooperativa sociale Borgorete, l'associazione San Martino, Arcisolidarietà Ora d'Aria e Fondazione Istituto Crispolti. Il progetto, finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri, si chiama FREE LIFE4: Fuori dal Rischio Emarginazione ed Esclusione - Liberi Insieme Favorendo l’Emersione. Le azioni previste sono cinque.

La prima è l'implementazione del Tavolo regionale multistakeholder sulla tratta degli esseri umani e sul grave sfruttamento con la messa in atto del Protocollo e delle linee di indirizzo regionali, con interventi integrati tra gli attori, con una importante presenza degli enti locali e degli ambiti territoriali, con un percorso formativo costante e coordinato. Poi uno sviluppo armonico e fortemente coordinato tra progetto tratta e richiedenti protezione internazionale (CAS-SAI) in costante raccordo con le Prefetture, la Commissione territoriale Asilo, gli enti locali umbri e gli enti gestori di CAS e SAI per identificare, orientare e prendere in carico richiedenti asilo vittime di tratta degli esseri umani e di grave sfruttamento. Quindi il consolidamento di interventi sulla tratta degli esseri umani e grave sfruttamento già esistenti (tratta a fini di sfruttamento sessuale e accattonaggio) con azioni specifiche su emersione e drop in sviluppando l’azione di presa in carico in forma ampia e diversificata - orientamento, formazione professionale, lavoro, imprenditoria, abitazione, housing first e co-housing, advocacy, supporto legale, prevenzione ed accesso ai servizi sanitari, accoglienza territoriale e diffusa, intervento di comunità.

E ancora l'avvio di interventi sulla tratta degli esseri umani su nuove forme di tratta e grave sfruttamento (specificatamente sulla violenza di genere di donne migranti, sullo sfruttamento lavorativo in agricoltura, edilizia, servizi, assistenza familiare e sulle economie illegali) sia a livello di emersione che di offerta di servizi e presa in carico. Infine interventi da sviluppare su tutto il territorio regionale con una diversificazione che fa attenzione ai luoghi dove tali fenomeni sono maggiormente presenti. A tal riguardo il sistema agirà innanzitutto attraverso interventi in strada nei luoghi regionali dove è ancora visibile lo sfruttamento sessuale oppure nei contesti urbani dove sia presente l’accattonaggio.

Verrà inoltre elaborato un sistema di presa in carico che si struttura su più livelli intervenendo a supporto delle Commissioni territoriali per i richiedenti asilo, come punto focale di accoglienza della rete Nazionale Antitratta, come sportelli dedicati, a Perugia e Terni, alle diverse tipologie di tratta e sfruttamento e come prima assistenza alle vittime di tratta e grave sfruttamento emerse nel territorio regionale, nonché un sistema di accoglienza focalizzato con una soluzione temporanea di prima accoglienza e successivamente con strutture residenziali e diffuse presenti a Perugia e Terni. Il tutto finalizzato a percorsi di inclusione sociale e lavorativa. 

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