Spoleto/ La seconda giornata della Conferenza regionale della cultura
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SPOLETO - Dagli anni Settanta in poi, gli istituti culturali in Umbria - biblioteche, musei e archivi - sono cresciuti di numero in modo esponenziale, cosi' come ingenti fondi sono stati spesi per il ripristino degli edifici che li ospitano, cosi' da creare una omogeneita' diffusa. Oggi, tuttavia, e' necessario superare qualsiasi forma di ''campanilismo'' fra i singoli comuni, e sviluppare al massimo livello sussidiarieta' e cooperazione, mettendo in relazione e rete beni e servizi ed assicurando agli utenti efficienza e flessibilita'.
E’ quanto emerso dalla prima delle due sessioni di lavoro (l'una dedicata ai beni e agli istituti, l'altra alle ''attivita''' culturali), attraverso le quali, presso il Chiostro di San Nicolo' a Spoleto, si e' articolata la seconda giornata della ''Conferenza regionale sulla cultura'', promossa dalla Regione Umbria, che ne riferisce in un comunicato.
''Dalla crisi si puo' uscire facendo di necessita' virtu''', ha detto Paola Gonnellini, dirigente dell'assessorato alla Cultura, che, con il collega Baldissera Di Mauro, ha coordinato i seminari tematici, i cui risultati saranno presentati e discussi domani mattina al Teatro Nuovo, nella seduta plenaria della Conferenza, che, dopo l'intervento del professor Pierluigi Sacco, docente all'Universita' ''Iulm'' di Milano, sara' conclusa dall'intervento della presidente della Giunta regionale Catiuscia Marini.
''Occorre superare ogni forma di separatezza - ha sottolineato Paola Gonnellini -, trasformare in massa critica tutto l'ingente patrimonio esistente e sviluppare economie di scala''. La strada - ha spiegato, riassumendo i contenuti emersi dal gruppo di lavoro, che ha visto numerosi interventi da parte degli addetti ai lavori - e' quella che si riassume nella ''economia della conoscenza'', una serie di azioni di sistema che, attraverso l'uso delle moderne tecnologie e di ''piattaforme informatiche'' costruite su basi cooperative - garantisca agli utenti servizi sempre piu' aggiornati, dal museo che ''parla'' dal telefonino alla biblioteca informatizzata che consente ai titolari di tessera di accesso non soltanto di leggere, ma di scaricare libri, audiovisivi e persino films, dati e ''metadati'', unitamente al potenziamento di iniziative come ''Nati per leggere'' (cui aderiscono in Umbria gia' 30 biblioteche, ed altre 15 sono in procinto di aggiungersi), mirate a fare della lettura non soltanto una via per istruirsi, ma un progetto per la salute.
Se si pensa che all'inizio degli anni Settanta esistevano in Umbria appena 13 biblioteche, passate oggi a 250 (senza contare quelle scolastiche), e che i musei locali sono passati da 96 a 150 (esclusi quelli statali), cui si aggiungono, oltre i 92 archivi comunali, un gran numero di archivi privati (oggi, grazie ad uno specifico progetto regionale, in fase di accurata inventariazione), e che una linea d'immagine coordinata unisce, in una unica fruizione e rappresentativita' territoriale, musei e biblioteche, si capisce bene - e' stato sottolineato nel corso della conferenza - il lavoro fatto, che ora attende un ''salto di qualita''' in termini di sistema e di cooperazione.
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