“Sugli effetti nefasti della spending review in Umbria si è detto molto, ma nessuno ha ancora preso in esame la situazione che si verrà a creare per due aziende importantissime come Webred e Webred servizi, che contano circa 400 dipendenti”. A sollevare il problema sono Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Perugia, che sottolineano, come il decreto del Governo Monti preveda la privatizzazione delle aziende in house, che quindi potrebbe coinvolgere anche le due Webred, aziende di proprietà pubblica anche se a gestione privatistica.
“Ma davvero possiamo pensare di privatizzare aziende che, prima di tutto non sono in perdita ma hanno i conti in ordine e che, soprattutto, gestiscono ambiti e servizi di grande delicatezza, come tutti i cup (centri unici di prenotazione) delle Asl, o come i dati sensibili dei cittadini umbri in possesso delle amministrazioni pubbliche?”.
La risposta del Sindacato è certamente no: “La disponibilità di competenze e capacità di governo delle tecnologie altamente qualificate e professionalizzate, è indispensabile per la pubblica amministrazione, che non può abbandonare questo tesoro al mercato, pena una perdita di sicurezza e di controllo strategico sui processi di innovazione”.
Per questo le lavoratrici e i lavoratori della Webred chiedono alla presidenza della giunta regionale un incontro da convocare con urgenza per conoscere quali sono le azioni che la Regione intende intraprendere per fronteggiare questa situazione.
Senza dimenticare un ultimo aspetto importante: “Chiediamo di riflettere – scrivono le lavoratrici e i lavoratori di Webred in una nota - sull'assurdità della norma che impone, in caso di privatizzazione, di garantire a chi 'compra' i servizi per 5 anni: si tratta di un tempo che in materia di innovazione è estremamente lungo, e non si capisce dove sono i risparmi per la pubblica amministrazione”.
“L'Umbria così rischierà di restare al palo nei processi di innovazione – prosegue la nota – e dovrà necessariamente ricorrere all'uso di maggiori risorse proprie per progredire. L'alternativa è quella di mettere sulle spalle dei lavoratori il peso di drammatici processi di ristrutturazione, utili solo a far incrementare i profitti dei privati, ma non i servizi per i cittadini e per le casse delle amministrazioni”.

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