Tratto da un post pubblicato sulla pagina Facebook: Comitato "Salviamo lo sport dilettantistico"
Una lettera di alcuni deputati del Movimento fa saltare il confronto di maggioranza sul documento che il 6 agosto sarebbe dovuto arrivare sul tavolo del Cdm. Spadafora ha poi inviato un messaggio in cui minacciava di dimettersi
La di riforma dello sport è destinata a restare lettera morta. Dopo gli ultimi articoli di Repubblica sul pasticcio del testo per riorganizzare la struttura del Coni, di Sport e Salute e del dipartimento Sport, il Movimento 5 Stelle ha deciso di far saltare il tavolo di confronto con il ministro grillino Vincenzo Spadafora, titolare della riforma e dei lavori sul controverso documento in questione.
Da giorni, tirava un'aria pesante su quelle oltre 130 pagine - il numero dipende dalle varie bozze - di cui sono circolate decine di versioni, con interventi di soggetti vari per modificare o riscriverne intere parti o soltanto per aggiustare una sfumatura. Le federazioni erano inferocite e minacciavano di paralizzare lo sport in vista della ripresa delle attività. Sport e Salute e Coni, ai ferri cortissimi, hanno condiviso finona oggi una insoddisfazione - chi profonda, chi meno - per il testo in corso di elaborazione. Spadafora per giorni ha tentato diverse modifiche con il solo effetto di esacerbare ancora di più gli animi e di produrre un testo pieno di contraddizioni. Sconfessando tra l'altro lo spirito originario della riforma pensata due anni fa dal suo stesso partito.
Così l'ala critica con le scelte del ministro ha deciso di far saltare il tavolo di confronto sul testo con le forze di maggioranza, inizialmente in programma per le 12 di oggi, per avviare prima un confronto interno al Movimento. Secondo quanto contenuto nella lettera firmata dai parlamentari M5S Tuzi, Mariani, Provenza e Dessì, "la bozza di decreto legislativo derivante dall'attuazione della legge 86/2019 non è pronta per approdare in Consiglio dei Ministri". A seguito della lettera, firmata da Simone Valente, uno dei padri della riforma originaria insieme al leghista Giorgetti, il ministro Spadafora ha risposta dicendosi pronto a dimettersi in giornata. Ma per ora è uno scenario di difficile attuazione.
Spadafora avrebbe voluto presentare il testo definitivo nel Consiglio dei ministri di giovedì 6 agosto, e così andava letta l'accelerazione che lo aveva portato a consegnare al Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi sabato scorso un documento non condiviso con la maggioranza di governo. In ogni caso, già in mattinata la convocazione del pre consiglio, fissato per il 4, non riportava alcuna discussione in tema di sport. Il segno forse che qualcosa stava succedendo. Ora potrebbe insistere su questo argomento, in realtà la presentazione slitterà: presto si inizierà a lavorare a un documento con delle proposte di modifica, ma difficilmente la riforma - soprattutto per quanto riguarda la parte sul lavoro sportivo, difficile da far quadrare oggi.
La riforma però a questo punto, rischia di saltare definitivamente: la scadenza della delega è fissata per il 30 agosto, anche se può essere prorogata fino a novembre. Il problema è che incardinare i decreti delegati a questo punto rischia di diventare impossibile. E sullo sfondo, ma tutt'altro che marginale, il Comitato Olimpico Internazionale aspetta: ad agosto di un anno fa chiese chiarimenti sull'autonomia del Coni. Una risposta che sarebbe dovuta arrivare proprio dal testo bocciato
 

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