PERUGIA - Un saluto pieno di gratitudine a te, ai tuoi amati genitori, ai tuoi fratelli, perché ognuno di loro ha posto una pietra preziosa perché tu potessi realizzare questa grande meta, che è l’ordinazione presbiterale. Grazie alla “Comunità Magnificat” che ti ha aiutato nella tua crescita in Cristo e, quindi, a riscoprire la tua vocazione. Grazie al Seminario e all’Istituto Teologico di Assisi, che ti hanno aiutato a prendere consapevolezza di quel fuoco d’amore che oggi, lo Spirito, accenderà in te...». Con queste parole, pronunciate durante l’omelia, il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti ha salutato l’ordinando sacerdote Alfonso Liguori, che poco dopo ha ricevuto, per l’imposizione delle mani del pastore della Chiesa di Perugia-città della Pieve, l’ordinazione presbiterale nel giorno della solennità dei Ss. Pietro e Paolo, il 29 giugno, nella cattedrale di San Lorenzo. Concelebranti il vescovo ausiliare mons. Marco Salvi, il rettore uscente del Pontificio Seminario Regionale “Pio XI” di Assisi, don Carlo Franzoni, e diversi sacerdoti. 

Essere prete vuol dire cominciare a soffrire. «Sappi, figlio carissimo – ha proseguito il cardinale –, che, come disse mamma Margherita al figlio don Bosco il giorno della sua ordinazione, “essere prete vuol dire cominciare a soffrire”. Ti dico queste cose non per farti paura, ma perché nutro nei tuoi confronti stima e fiducia».

Dio manderà sempre il suo angelo a strapparti da tanti “Erodi”. Nel commentare la Parola di Dio della solennità dei Ss. Pietro e Paolo, il cardinale, rivolgendosi all’ordinando, gli ha chiesto: «Hai udito bene: mentre Pietro, piantonato da due soldati e legato con due catene era in carcere e mentre davanti alla porta le sentinelle custodivano quel luogo, una luce sfolgorò nel buio della cella e un angelo gli disse: “alzati in fretta! E seguimi!”. Caro Alfonso, non temere! Se avrai fede, nonostante le prove, Dio manderà sempre il suo angelo a strapparti da tanti “Erodi”, da tante catene e da tanti pericoli, e tu sarai nella gioia. Ma la gioia di seguire il Signore ha un prezzo, ed i Santi Apostoli l’hanno pagato. L’altare che stai per salire è altare di immolazione. Paolo ce lo ha detto senza mezzi termini: “il mio sangue sta per essere sparso in libagione… ma il Signore mi è vicino e mi dà forza!”. E se tu dovessi trovarti un giorno, come Pietro e gli altri discepoli, rallentato nel seguirlo a causa dei tuoi limiti, non perderti d’animo: confida in Gesù che ti ha scelto, e nella forza dello Spirito».

La fedeltà e la perseveranza del sacerdote. «Carissimo Alfonso, non mancheranno le critiche, le opposizioni e anche le persecuzioni. L’ha detto Gesù: “se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”. Ma nella prova non avere paura! Come a Paolo, anche a te il Signore sarà vicino e ti darà forza. Mentre Pietro era in prigione, ci hanno detto gli Atti degli Apostoli: “salirà incessantemente a Dio una preghiera per lui”. Come sono vere queste parole! Quando si crede di essere soli, si può essere certi che, fra coloro che formano il corpo di Cristo, vi è qualcuno che prega per chi è nella prova. Soprattutto, caro Alfonso, è proprio in questo giorno, che possiamo dire che la preghiera della Chiesa è specialmente per te, per il tuo sacerdozio, per il ministero che sarai chiamato ad esercitare, per la tua fedeltà e la tua perseveranza».

Il sacerdozio frutto di una provvidente azione di Dio. «Anche gli angeli - protagonisti della liberazione di Pietro - saranno al tuo fianco – ha concluso il cardinale Bassetti –. Come si legge nel salmo che abbiamo ora pregato: “l’Angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono, e li libera”. Ancora una volta si sottolinea che il ministero che ti viene affidato non può essere svolto solo con l’impegno della “carne e del sangue”, ma è frutto di una provvidente e molte volte nascosta azione di Dio, che solo dopo, quando si è liberati dalle prove, si può riconoscere».

Don Alfonso Liguori, 109° sacerdote diocesano della Chiesa di Perugia-Città della Pieve, celebrerà la sua prima S. Messa, domenica 5 luglio (ore 11.30), nella chiesa parrocchiale di San Donato all’Elce del capoluogo umbro. 

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