(Di Ciuenlai) - Se volete avere notizie sulla cancellazione della sinistra, date un'occhiata al nuovo organigramma Pd della ex “Umbria Rossa”. Tutti i nuovi segretari provinciali e comunali, i quando dico tutti intendo proprio tutti, provengono o sono controllati da esponenti piddini ex Dc o al massimo, del vecchio pentapartito.

Questa tornata ha definitivamente cancellato le categorie “comunista”, ex Pci, “socialista” o ex Psi dal vocabolario del Pd. I diretti interessati negano : “Sono finalmente solo dirigenti del Pd, che non devono rispondere agli schemi del passato, sono l'inizio della generazione del futuro per il nostro partito e la fine della storia degli ex”. Sarà ma Il segretario provinciale di Perugia , Miccioni è stato sostenuto dal duo Leonelli (segretario regionale di cultura repubblicana) - Bocci (Sottosegretario agli interni proveniente dall'ex Dc). Il Segretario Provinciale di Terni, il Sindaco di Ferentillo Silveri, è direttamente riconducibile al Consigliere Regionale Brega e quindi a Bocci. Passando ai segretari comunali a Perugia ha vinto il prof. Polinori candidato del due Leonelli – Bocci, a Terni Sara Giovannelli una cattolica non ufficiale, sostenuta dal Consigliere Orsini, uno dei grandi elettori di Leonelli, a Foligno è stato eletto Shoen, figlio del mai abbastanza compianto capogruppo Dc in Provincia, a Castello Mariangeli, altro esponente di scuola Dc a Gubbio il Consigliere Regionale Smacchi in quota Bocci e via “biancabalenando” e “Pentapartitando”. A occhio la tanto sbandierata modernità del Pd umbro assomiglia tanto ai riti della Prima Repubblica.

In questo quadro sorge una domanda pressante : Che fine ha fatto quello che era il nucleo centrale del Pd formato dall'ex Pci? Un nucleo che alla nascita rappresentava i 4/5 di questo partito? Dissolto nel nulla. La parte storica (Locchi, Mignini, Bottini ecc.) sta in Mdp1, Quelli rimasti dentro (Chianella, Chiacchieroni, Rita Zampolini, Lorena Pesaresi e l'on. Valeria Cardinali ecc.) provano a ritagliarsi qualche spazio (con scarsissimi risultati), per ottenere “briciole di potere, lasciate cadere dagli attuali padroni”. Un esempio? Il loro candidato alla segreteria provinciale, sostenuto anche dalla “potentissima” ex Dc (potentissima a Roma, ma non a Perugia) Anna Ascani, ha preso un misero 20%. Infine i naturalizzati “Renziani” sotto le bandiere di Fassino, di Veltroni e di Orfini sono ormai tutti a “fine corsa”. I Parlamentari Marina Sereni e Verini, salvo miracoli, non verranno ricandidati.

La Governatrice, Katiuscia Marini, si tiene fuori dalla dispute in attesa di passare “ad altro e più importante incarico” (Parlamento o Bruxelles). Un atteggiamento che stupisce, come la sua completa marginalità in questa partita (nessuno dei segretari eletti nei maggiori centri è stato specificatamente indicato da lei). L'unico che ha ancora un minimo di credito (e di voti) è l'on. Giulietti, ma dicono gli ex Dc dell'alta Umbria, che “è' solo questione di tempo”.

Rispetto agli equilibri interni di quelli “che contano”, oltre alla conferma dell'egemonia poolitica di Bocci che ha perso (clamorosamente bisogna dirlo) solo a Terni, va segnalata la crescita costante della presenza, in tutto il territorio, del segretario Regionale Leonelli. Lentamente si è costruito un proprio spazio, soprattutto tra la componente renziana e giovanile del partito, che lo porterà ad essere uno dei probabili protagonisti nei prossimi appuntamenti elettorali (Parlamento, Comune di Perugia, Regione dell'Umbria).

Esce invece malconcia Anna Ascani che, in termini di delegati e di presenza negli organismi dirigenti avrebbe portato a casa meno del 5%. E questo potrebbe essere un problema per lei. Il Pd umbro, tra poche settimane, si troverà a fare i conti con una delle “notti dei lunghi coltelli” più aspre della sua breve storia.

Parliamo della partita che si giocherà per le candidature al Parlamento. Oggi questo partito dispone di 5 deputati e 4 Senatori. Un recente sondaggio con proiezioni sui collegi regionali del cosiddetto “fascistellum”, pardon “rosatellum”, prevede, dalle nostre parti, una patta tra Pd, Centrodestra e M5S con un eletto a testa alla Camera. Se si fanno le proiezioni anche nella parte proporzionale, si scopre, che con le percentuali ipotizzate (poco meno del 30% per i democratici), i piddini nostrali potrebbero perdere dai 2 ai 3 (c'è chi dice addirittura 4) posti a Roma. Ne rimangono solo 5/6 a disposizione. E come si fa? Da Roma sono annunciati candidati illustri come la Boschi. che ridurrebbero a tre o 4 gli eletti “nostrali” sicuri. E come si fa? Hanno diritto alla riconferma Giulietti, Anna Ascani, Valeria Cardinali, Nadia Ginetti e Gianluca Rossi.

“Siamo già fuori con l'accuso – dice un membro della segreteria regionale – e, in questa conta, non sono comprese la probabile deroga per Bocci, la possibile candidatura della Marini e le possibili “new entry” come Leonelli ed altri delle varie zone”. Ma non è tutto, perchè questo scenario prevede la coalizione Pd più Alfano. Se invece il centrosinistra si ricompatta ci dovrà essere spazio anche per “scissionisti” e soci. E allora, altro che abolizione del Senato, per far contenti tutti occorrerebbe un'altra Camera!

Negli ambienti di Piazza della Repubblica confermano che Roma avrà il suo spazio, ma contestano il sondaggio. “fare previsioni sui collegi quando non si conoscono ancora i confini degli stessi è roba da avanspettacolo della politica”. Vero, ma alcune indiscrezioni circolano. Foligno potrebbe andare con l'alta Umbria, il Trasimeno, Assisi e il tuderte con Perugia, Spoleto con Terni. Non so se sarà così, ma queste anticipazioni confermano che un'idea, sulla quale fare rilevazioni, esiste. Del resto sono più di uno i sondaggi che confermano le difficoltà del Pd anche nelle regioni ex rosse ed in particolare nelle Marche e in Umbria.

Va infatti messo in conto che lo scenario è cambiato, che la destra è competitiva, soprattutto nel perugino e che i risultati di M5s e della sinistra sono un'incognita che potrebbe riservare brutte sorprese al primo partito della regione . Sembra propria che si è entrati in un altra era, quella della contendibilità delle zone, una volta, incontendibili

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