C’è la mamma che vuole riprendere a lavorare senza lasciare la propria casa, c’è la maestra che vuole sperimentare un nuovo modo di rapportarsi con i bambini, la nonna che sente di avere ancora molto da trasmettere alle nuove generazioni, ma soprattutto ci sono donne inoccupate e motivate ad investire energie e risorse per offrire un servizio innovativo alla comunità: sono 40 le donne umbre, di età compresa tra i 21 e i 55 anni, che hanno preso parte al percorso formativo per la sperimentazione dei nidi familiari in Umbria. Ieri nella sede della Scuola Umbra di Pubblica amministrazione di Perugia, si è tenuto il convegno conclusivo del corso al quale è intervenuta anche la vicepresidente della Regione Umbria, con delega al Welfare e istruzione, Carla Casciari. Nel corso della mattinata sono intervenuti l’amministratore della Scuola, Alberto Naticchioni, Simone Guerra per l’anci, Carlo Di Somma del Consorzio COHOR, Paolo Costarelli e Katiuscia Levi dell’associazione familiare “Scarabocchiando” che supporta una rete di nidi familiari, Francesco Sagone rappresentante della Cooperativa Santi Pietro e Paolo, Claudio Ricciarelli della Cisl.

“I nidi familiari rappresentano una realtà consolidata nei Paesi dell’Europa del Nord, dove la ‘tagesmutter’ o ‘mamma di giorno’ è diventata una vera e propria professione, in quanto consente alle donne e, soprattutto alle mamme, di fare della propria casa e della propria maternità un punto di riferimento per il territorio e una fonte di guadagno per la propria famiglia – ha spiegato la vicepresidente Casciari - Il progetto formativo, che si caratterizza come una novità nel panorama regionale dei servizi per l’infanzia, trova un presupposto forte nel percorso avviato dalla Regione Umbria di costruzione di un sistema integrato dei servizi socio-educativi per la prima infanzia segnato da due tappe fondamentali e cioè la legge regionale “30/2005” e il Piano triennale 2008/2010 del sistema integrato dei servizi socio-educativi per la prima infanzia’”.

“Quello dei nidi-famiglia – ha aggiunto la vicepresidente - è un servizio che si pone in rapporto di complementarità e di integrazione, e non di sostituzione, con il sistema integrato dei servizi all’infanzia umbro. La sperimentazione di 40 nidi familiari destinati a bambini, di età compresa tra i tre mesi e i tre anni, che saranno accolti (non più di quattro per struttura) presso il domicilio delle gestrici, o in un luogo appositamente attrezzato, si caratterizzerà per la flessibilità degli orari per favorire il rispetto dei tempi e dei luoghi del bambino in un contesto familiare con una figura di riferimento formata e seguita nel tempo da uno staff competente”.

“Intorno al nido familiare – ha aggiunto - si vuole creare un’ambiente dove si possono incontrare e confrontare le famiglie in uno scambio educativo continuo. Ovviamente, le madri che gestiscono il nido familiare non possono improvvisarsi educatrici, ma viene loro richiesto il possesso di determinate conoscenze di base, previste nell’ambito dello standard di competenze per tale figura”.
In questo contesto si inserisce la formazione: dal punto di vista organizzativo il 19 settembre 2011 è stato pubblicato un bando per la selezione delle 40 corsiste che sono state scelte tra 163 candidate attraverso test psico-attitudinale e colloquio motivazionale. La formazione ha previsto un percorso della durata complessiva di 115 ore, con l’aggiunta in una fase successiva di altre 35, con frequenza obbligatoria e una prova finale con il conseguente rilascio di un attestato. Soggetto attuatore dell’iniziativa formativa, su incarico della Regione Umbria, è ATS Consorzio "Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica"-Consorzio CO.HOR.

“Certamente – ha specificato Casciari – non sarà solo il titolo rilasciato a garantire la qualità ma un lavoro di rete, una formazione permanente, riferimenti professionali ed un monitoraggio costante nei 19 Comuni interessati dall’avvio della sperimentazione. Con questa iniziativa – ha precisato – si punta ad una flessibilizzazione e ad una diversificazione dei servizi per i più piccoli attraverso anche l’individuazione di nuove forme di offerta che tengano conto delle esigenze delle famiglie, come quello dell’allargamento della fascia oraria di accoglienza dei bambini. Attraverso i nidi familiari quindi, si vogliono dare varie risposte che vanno dal sostegno al compito di cura delle famiglie, soprattutto in termini di servizi, alla promozione delle condizioni per favorire la conciliazione tra i tempi di vita privata e lavorativa. Inoltre, si vuole incoraggiare l’ingresso o il reinserimento nel mercato del lavoro di donne inoccupate e disoccupate, in particolare delle giovani mamme alle quali viene offerta la possibilità, dopo opportuna formazione, di conciliare la cura dei figli con un lavoro di grande utilità sociale e che permette di produrre reddito. L’obiettivo è favorire in collaborazione con i servizi socio-educativi di riferimento, la crescita, la socializzazione, l’autonomia e lo sviluppo dei bambini, anche nelle realtà in cui, pur non essendo attivati servizi per l’infanzia, come ad esempio i piccoli centri, esiste domanda da parte delle famiglie”. "Ad ogni modo l’auspicio è che questo percorso venga concepito principalmente come una tutela del minore e un’attività basata su un arricchimento reciproco tra la mamma educatrice e le famiglie che scelgono questo tipo di servizio”.

La vicepresidente ha quindi toccato il tasto relativo alle risorse e ha fornito i dati umbri sui servizi per l’infanzia: “La Regione Umbria - ha sottolineato - negli ultimi due anni, ha aumentato di 600 mila euro le risorse nel bilancio regionale destinate al sostegno degli asili nido pubblici e privati e inoltre, intende destinare parte delle risorse del Fondo politiche per la famiglia alla stessa finalità. I posti nei servizi per l’infanzia sono ad oggi 7983, il 32,6 per cento dei bambini umbri tra 3 e 36 mesi anni trova infatti posto in un servizio pubblico o privato. Se a tale dato aggiungiamo quello dei bambini inseriti anticipatamente nelle scuole dell’infanzia (circa 7per cento) l’Umbria vede superare - e non di poco - l’obiettivo di Lisbona (33per cento). Per quanto riguarda i nidi il 21,3per cento dei bambini umbri tra 0 a 36 mesi si è avvalso del servizio di asili nido, percentuale di molto superiore a quella dell’Italia che è pari all’11,3 per cento.

Ed è in aumento pure la percentuale dei bambini che hanno frequentato i servizi integrativi (Centro bambini e bambine, Centro bambini e famiglia, Centro ricreativo, Classe Primavera, Nido Aziendale, Spazio giochi, Sostegno funzioni genitoriali), dove la percentuale dell’Umbria è del 6,4per cento a fronte del 2,3 per cento dell’Italia. Il dato evidenzia come le famiglie umbre scelgano di affidare i bambini a servizi che rappresentano anche una scelta educativa importante per la loro crescita e che si configurano come un servizio di grande supporto per il lavoro di cura delle donne, con maggiori opportunità di conciliazione con i tempi di lavoro. L’Umbria, inoltre, detiene il primato della copertura territoriale con l’89,3per cento dei Comuni che garantiscono il servizio di asilo nido, un dato superiore al quello nazionale (77 per cento) e a quello delle altre regioni del Centro Italia”.

 

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