PERUGIA - Importante e significativa è la sentenza della Corte Costituzionale n. 245 del 25 luglio 2011 che, giudicando su un rinvio promosso dal Tribunale di Catania, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 116, 1° comma, del codice civile - come modificato dal Pacchetto Sicurezza del luglio 2009 - laddove prevede il possesso del permesso di soggiorno da parte del cittadino straniero ai fini della contrazione del matrimonio.

Il Pacchetto Sicurezza, infatti, aveva introdotto una norma con cui impediva ai cittadini stranieri, privi del permesso di soggiorno, di contrarre matrimonio anche con un cittadino italiano. La Corte Costituzionale ha ribadito che il diritto a contrarre matrimonio costituisce un diritto umano fondamentale discendente dagli art. 2 e 29 della Costituzione ed espressamente richiamato nell’art. 16 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 e nell’art. 12 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Pertanto, tale diritto spetta “ai singoli non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani”.

La Suprema Corte ha espressamente stabilito che “il legislatore - lungi dal rendere più agevole le condizioni per l’accertamento del carattere di comodo del matrimonio di un cittadino con uno straniero - ha dato vita ad una generale preclusione a contrarre matrimonio a carico degli stranieri non regolarmente presenti in Italia”. In questo modo, tra l’altro, la contrazione alla libertà matrimoniale è stata imposta, fino ad oggi, anche nei confronti dei cittadini italiani che intendevano coniugarsi, in assoluta “buona fede”, con stranieri privi del permesso di soggiorno.

Ancora una volta, un pezzo della legge n. 94 del luglio 2009, meglio conosciuta come Pacchetto Sicurezza, cade sotto la scure della Corte Costituzionale, poiché in aperta violazione con la Costituzione italiana e con la Convenzione Europea sui diritti dell’uomo. La CGIL dell’Umbria esprime soddisfazione per la sentenza della Corte Costituzionale, che sopprime una illiberale discriminazione a danno della libertà individuale e dei valori fondamentali di civiltà .
 

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