Così Giuliano Giubilei su un post pubblicato su Facebook
Diverse Regioni, perfino quelle a guida leghista hanno imposto in questi giorni provvedimenti decisamente severi per limitare il contagio.
Ma in Umbria tutto questo non accade. Le misure prese dalla presidente Tesei, e a ruota dal sindaco di Perugia Romizi, definirle timide è un eufemismo.
La Tesei balbetta, scrivevo ieri, e sembra che stia accompagnando la sanità umbra al collasso.
E un motivo c’è. La governatrice dell’Umbria pare subisca le quotidiane pressioni di Salvini, che le dà la linea e le ordina di non prendere provvedimenti drastici. Che comprometterebbero la sua politica di opposizione dura al governo.
Il presidente della Lombardia, Fontana si è smarcato in questi giorni da Salvini. E del resto i due hanno difficoltà a parlarsi anche per via della gestione lombarda della pandemia, per i noti fatti giudiziari e per le incontestabili e imbarazzanti inchieste giornalistiche che coinvolgono il governatore, che appare sempre più inadeguato.
Quello del Veneto, Zaia non è presidente a sovranità limitata. Anzi ha preso una valanga di voti alle ultime elezioni proprio perché si è sempre distinto, ogni volta che poteva, dal “capitano”.
Insomma, tra i governatori leghisti, a Salvini rimane solo la Tesei, che risponde fedelmente alle sue indicazioni politiche.
Il Ministro della Salute Speranza telefona tutti i giorni alla presidente umbra - “incazzato nero” come dicono i suoi collaboratori - per convincerla a prendere misure più stringenti, viste le condizioni dell'Umbria e lo stato preoccupante delle sue terapie intensive.
Ma la governatrice resiste. Forse perché il suo punto riferimento non sono i cittadini, ma Salvini?
E infatti i risultati di questa politica scriteriata si vedono. L’Umbria, che per tutto il lockdown è stata una delle pochissime regioni Covid free, adesso è in fondo alla classifica. Con l’incremento percentuale della malattia tra i più alti d’Italia.
Questo è il prezzo che gli umbri pagano alla politica della Lega. E siamo di fronte all'apoteosi dell'incapacità amministrativa di governo di una Regione
 

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