Una fotografia dell'economia dell'Umbria, in tempo reale, è a disposizione di cittadini, imprese ed istituzioni.
E' il Quadrante economico, un nuovo strumento, che è già stato attivato sul sito di Unioncamere Umbria (www.umbria.camcom.it).
Il Quadrante è basato sugli ultimi dati statistici disponibili provenienti dalle varie fonti ufficiali. In pochi "clic" illustra in modo sintetico, permanente e tempestivo, i principali indicatori socio-economici. Soprattutto, fornisce, in modo veloce, una comparazione sistematica tra i dati economici umbri, quelli nazionali e quelli che riguardano le altre regioni del centro Italia:11 tabelle per capire la regione e cogliere il posizionamento dell'Umbria rispetto al resto del Paese. Sono sei gli indicatori fondamentali: popolazione, occupazione, imprese, apertura ai mercati, infrastrutture e ricchezza prodotta. A questi dati si aggiungono le previsioni periodiche formulate dal Centro studi nazionale di Unioncamere.

 

Grazie al forte potenziamento della capacità informativa sulla economia regionale, Unioncamere Umbria ha ottenuto un importante riconoscimento: un apposito decreto della Presidenza del Consiglio ha inserito l'ente camerale nel Sistan, il sistema statistico nazionale. Una ulteriore certificazione del ruolo strategico di Unioncamere Umbria come "Osservatorio regionale dell’economia territoriale" che gli viene attribuito dal D.L. 23/2010.
E a proposito di dati aggiornati ed attendibili, anche l'ultimo "Cruscotto degli indicatori statistici" diffuso da Unioncamere Umbria e relativo all'ultimo trimestre del 2012, conferma la tendenza del triennio precedente. In Umbria il numero delle nuove imprese diminuisce leggermente rispetto al precedente trimestre del 2012 ma in modo netto rispetto allo stesso trimestre del 2011 (-6,6%). Molto forte la diminuzione delle imprese individuali. Il saldo netto generale tra iscrizioni e cessazioni rimane negativo per 120 unità. Migliora invece, in modo evidente, il dato sulle società di capitali: sono cresciute di oltre il 39 per cento rispetto al terzo trimestre del 2012 e di più del 37% rispetto allo stesso trimestre del 2011.

 

I dati dell'Umbria sono migliori di quelli nazionali (+20,8%). Da rilevare che ci sono state 170 iscrizioni in più rispetto alle cessazioni di attività.
Il dato sul rafforzamento delle società di capitali, può essere letto, con ogni probabilità, come un processo accentuato dalla crisi: le aziende si strutturano meglio e per resistere assumono forme giuridiche più forti. In ogni caso, l'analisi sui dati complessivi del 2012 conferma che in Umbria il peso delle società di capitali è cresciuto ma rimane comunque inferiore sia alla media italiana che a quella delle altre regioni del centro Italia.
Come numero di imprese, il Commercio e l'Agricoltura rappresentano di gran lunga i principali comparti dell'economia umbra. Tuttavia il peso economico del Commercio è inferiore a quello della media italiana e del Centro Italia. Nel 2012 è diminuito il numero delle imprese in tutti i comparti, ad eccezione del Turismo e dei Servizi alle imprese. Quest'ultimo settore  rimane però sottorappresentato rispetto alla media nazionale. Dopo 4 anni, alla fine del 2012, sopravvivono solo i due terzi delle imprese iscritte nell'anno 2009: Agricoltura, Trasporti e Spedizioni hanno i migliori tassi di sopravvivenza.
Cresce il magnetismo dell'Umbria: più di un terzo delle imprese operanti nel territorio sono registrate in altre regioni d'Italia e il loro numero è aumentato in modo rilevante nel 2012.

 

Nell'ultimo anno le imprese attive guidate da donne rappresentano quasi il 27 per cento del totale: più della media italiana (24,3%) e di quella delle altre regioni del Centro Italia (25,2%). Le imprese giovanili sono in media con quelle delle altre regioni italiane. Le imprese attive "straniere" sono l'8% del totale: il valore è in linea con quello nazionale (8,4%) ma è inferiore a quello delle regioni del Centro Italia (10,5%). Fa riflettere la dimensione media delle imprese all'interno dell'ampio campione preso in esame: è di circa 4 addetti (“dipendenti” più “indipendenti”). Le società di capitali hanno in media 14 addetti. Il comparto Manifatturiero, Energia e Minerario assorbe la maggior parte degli addetti (quasi il 27% del totale), seguito dal Commercio (meno del 22%) e dalle Costruzioni (12%).

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