PERUGIA - Italia “maglia nera”  d’Europa in fatto di rappresentanza femminile nei luoghi decisionali pubblici e privati. I dati non lasciano spazio a dubbi: nel Parlamento europeo il 35% dei deputati è donna, in quello italiano il 21%.  Nei Comuni italiani sotto i 15mila abitanti la presenza femminile nei Consigli è del 21%, mentre le prime cittadine sono il 12%, dato che diventa ancor più penalizzante nei Comuni con più di 15mila abitanti: 12,5% nei Consigli e 7,4 donne Sindaco. Peggio ancora va nel privato dove a fronte del 22% di donne imprenditrici, soltanto il 9% si trova in posizioni direzionali. Sono alcuni dei dati emersi nel corso del partecipato convegno “La rivoluzione delle quote rosa alla luce dell’entrata in vigore della legge Golfo-Mosca e del ddl sulle preferenze di genere”. L’incontro, tenutosi nella sala del Consiglio provinciale, è stato organizzato da Gemma Paola Bracco, Consigliera di parità effettiva  della provincia di Perugia che ha introdotto i lavori illustrando le recenti leggi in fatto di riequilibrio delle rappresentanze di  genere,  partendo dalla citazione degli articoli 3, 51 e 117 della Costituzione della Repubblica Italiana che sanciscono senza ombra di dubbio l’uguaglianza tra uomini e donne. “Nell’ultimo concorso per la magistratura – ha chiarito Bracco – dei 325 vincitori 217 sono donne a dimostrazione che quando entra in gioco la meritocrazia le donne sanno farsi valere. Le leggi recentemente introdotte sono da considerare un primo passo verso l’abolizione delle disuguaglianze. In ambito privato la legge Golfo-Mosca prevede che nei Consigli d’amministrazione, compresi anche i Collegi sindacali, un terzo dei membri debba essere di sesso femminile. E, fatto importante, la Consob dovrà vigilare in caso di inottemperanza o inosservanza intervenendo con pesanti sanzioni”. La relatrice ha quindi spiegato come invece la proposta di legge del 13 novembre scorso, approvata dalla Camera dei deputati, in attesa di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, promuove il riequilibrio di genere, stabilendo che nessuno dei due sessi può superare i 2/3 nelle rappresentanze istituzionali. Portando i saluti del presidente Marco Vinicio Guasticchi ha quindi preso la parola l’assessore provinciale alle pari opportunità Ornella Bellini che nel ringraziare l’organizzatrice del convegno ha chiarito: “Non ho mai avuto bisogno di quote rosa nel mio lavoro, ma sono favorevole alla loro introduzione se utilizzate in un arco di tempo ben preciso e per obiettivi definiti”. No a “riserve indiane”, quindi, ma sì a normative che aiutino ad arrivare alla parità di genere che subisce un arretramento quando le donne, sicuramente più valide nel corso del percorso scolastico, affrontano il mondo del lavoro.

“La maternità, tenendo conto che è un valore aggiunto per una società, non dovrebbe essere penalizzata – ha precisato Bellini – né sul piano della retribuzione, né sulle opportunità di carriera. Invece è un fenomeno tipicamente italiano riscontrabile non solo nelle istituzioni, ma anche nelle imprese”. L’assessore Bellini ha esortato le donne con i “capelli sale e pepe” a svolgere un compito di traino nei confronti delle giovani donne troppo spesso timorose di essere danneggiate dall’esposizione. “Non abbiate paura di rivendicare i vostri diritti – ha concluso Bellini –. E’ una battaglia per la democrazia, perché dove c’è deficit di diritto non c’è democrazia”. La concretezza del pacchetto di leggi legate alla parità di genere è stata sottolineata da Nicoletta Boldrini (Consigliera di Parità supplente della Provincia di Perugia) che ha moderato i lavori del convegno. Concetto ripreso dall’assessore alle Pari Opportunità del Comune di Perugia Lorena Pesaresi nel rimarcare come le leggi in questione indirizzano le donne a fare politica. “E’ importante – ha dichiarato Pesaresi – che le donne stiano nei luoghi dove le scelte si formano e si fanno le leggi. In Umbria non siamo all’anno zero e possiamo contribuire a far sì che l’Italia raggiunga in fretta lo standard europeo in fatto di democrazia paritaria. Anche la Consigliera regionale di parità effettiva Elena Tiracorrendo ha esortato a considerare le quote rosa come “uno strumento necessario al riequilibrio tra i generi” senza dimenticare che le donne nonostante siano nella maggior parte dei casi portatrici di maggiori competenze sono assenti nei luoghi decisionali. “Le donne – ha spiegato – si trovano di fronte ostacoli oggettivi e soggettivi. I primi legati all’organizzazione della società, i secondi a modelli educativi che ne minano l’autostima”. Ho portato il proprio contributo ai lavori del convegno anche l’assessore della Provincia di Terni,  Stefania Cherubini: “In questo momento dobbiamo portare un elemento di cambiamento che può essere solo culturale. Grazie ad esso potremo abbattere il ‘soffitto di cristallo’  e sconfiggere il ‘femminicidio’ che è in atto nel nostro Paese. Ero contraria alle quote rosa, ma mi sono dovuta ricredere a patto però che siano emergenziali. Alle donne il compito di lavorare da donne per portare un valore aggiunto nei Cda e nelle istituzioni in cui saranno presenti”. Articolato e denso di spunti interessanti è stato l’intervento di Teresa Parrone Presidente della sezione di Perugia della Fidapa, sodalizio che da anni si batte per la parità di genere. La Presidente Parrone ha quindi annunciato che la Fidapa sta realizzando un dossier contenente i curriculum di donne professioniste nei vari settori, da proporre nei Cda di aziende, fondazioni e associazioni. Sylvia Liuti, dell’associazione “Forma.Azione” ha ribadito con forza la difficoltà delle donne a inserirsi nell’organizzazione del lavoro realizzata al maschile e posto l’accento sul rischio che nell’inserire donne nei luoghi decisionali non si applichino regole trasparenti. Il timore evidenziato è in sostanza quello che non prevalga il principio della meritocrazia rispetto ad altre dinamiche. “Anche per questo – ha detto la Liuti – stiamo realizzando anche noi un dossier di curriculum di donne d’eccellenza per evitare spreco di talenti”.

“La valorizzazione dei generi è un fattore importantissimo – ha testimoniato Alessandra Ligi, Direttore della sede Inail di Perugia – che il nostro Istituto ha incoraggiato sin dagli anni ’90 con l’istituzione di un gruppo Pari Opportunità. Anche i temi della sicurezza devono essere realizzati nell’ottica di genere per sviluppare politiche precauzionali che tengano conto delle differenze tra uomini e donne”.
Al termine si è sviluppato un vivace dibattito al quale hanno dato un interessante contributo anche alcuni degli uomini presenti. Tra essi il Presidente del Consiglio provinciale di Perugia Giacomo Leonelli, professionisti e docenti.

Condividi