di Nicola Bossi

PERUGIA -  "Non si salva chi può, salviamoci tutti": con questo slogan - ripreso dal prete perugino Don Dario Pasquini, negli anni '60 - il più influente degli onorevoli umbri a livello romanom, Giampiero Bocci, ha praticamente offerto la sua collaborazione, e quella della sua area, per creare un fronte comune salva-Umbria dopo i tagli previsti dal Governo che azzerano le risorse e i servizi e mettono in discussione la Provincia di Terni. 

Bocci dunque accoglie l'invito del presidente Marini e di fatto si apre una nuova fase sia nel partito democratico che in tutto il centrosinistra: congelate le divisioni e gli sgambetti subiti, ora si lavora per salvare il salvabile dell'Umbria che rischia anche come regione di essere accorpata (se passasse la linea Formigoni e di altri liberisti del centrodestra). 

"La presidente della Regione, Catiuscia Marini, convochi subito i parlamentari umbri - ha scritto l'onorevole Bocci - per unire tutte le forze costruendo strategie unitarie e condivise. Oggi all'Umbria serve creare un grande sforzo da parte di tutti: sinistra, centro e destra perche'' le ragioni dell''unita'' superano e sovrastano quelle delle divisioni e degli schieramenti". Chiaro il clima di distensione. 

Per Bocci "la prima cosa da fare in Parlamento è cambiare questa manovra profondamente iniqua, ingiusta e sbilanciata sulle classi medie e su chi già paga molto. Vanno, invece, colpiti evasori e corruttori che ancora una volta la farebbero franca. In questa ottica c'è il dovere di costruire un fronte largo e compatto per evitare che l'Umbria sia tra le prime regioni a subire le conseguenze di scelte improvvisate e scellerate".

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