E’ la strada giusta quella imboccata dalla Giunta Regionale e dall’Assessore Tomassoni: confronto e partecipazione delle forze sindacali e sociali; ridefinizione complessiva del capitolo Ticket, anche alla luce di quanto sarà stabilito nel Patto della Salute nazionale a fine aprile; dialogo sulle necessarie riforme sanitarie regionali.

L’assessore regionale alla sanità ha convocato tutte le organizzazioni sindacali, di categoria e confederali, per il 10 aprile per proseguire costruttivamente il dialogo: questo metodo sicuramente produrrà soluzioni più adeguate, e darà più forza alla Regione per affrontare i gravi problemi finanziari, conseguenti ai tagli del Governo nazionale, nonché per combattere localismi, centri di potere, e lobby varie.

Vedremo se i fatti saranno coerenti con queste premesse. Saremo i primi a denunciare eventuali deviazioni.

Il SSR è un patrimonio dei cittadini umbri e va riformato a favore dei cittadini, mantenendo la sua elevata qualità.

Già il 13 gennaio, su indiscrezioni giornalistiche, avevamo sollevato pubblicamente, per primi e per più settimane in solitudine, il problema dei ticket sulla libera professione intramoenia e sul riordino del Dipartimento di Prevenzione.
Ora con la stessa libertà e con soddisfazione riconosciamo l’apertura che la Giunta sta dimostrando su questi temi.

Sui Ticket e sulla libera professione dei medici, è molto positivo che la Regione voglia affrontare il tema nel suo complesso. Discutere a tutto campo sia della distribuzione più equa dei ticket sulle varie prestazioni, sia delle modalità di esercizio della libera professione da parte dei medici.

Naturalmente bisognerà tenere conto di quanto sarà stabilito nel Patto della Salute che le Regioni ed il Ministero dovrebbero stipulare entro il 30 aprile. E’ già noto che si interverrà sui ticket, sulla loro quantificazione e sulle modalità qualitative e quantitative di compartecipazione alla spesa da parte dei cittadini.
Sulla base delle decisioni nazionali, attraverso il confronto, si dovranno trovare le soluzioni più adeguate per l’Umbria con il naturale superamento delle soluzioni attuali.

Ma ci interessa molto il funzionamento complessivo della libera professione intramoenia, e qui l’Umbria al di la di eventuali interventi legislativi nazionali, può muoversi virtuosamente.
La libera professione intramoenia è una funzione da esercitarsi con la piena trasparenza e correttezza: è compito delle Aziende controllare che tutto, sia la attività istituzionale sia quella libera professionale, si svolga regolarmente, e la legge su questo è molto precisa.
Non può succedere che l’attività istituzionale sia penalizzata a favore di quella in libera professione.

Per questo riteniamo improcrastinabile il superamento dell’esercizio della libera professione “allargata”. Quella cioè che i professionisti possono esercitare in studi e case di cura private.

L’Umbria ha oltre il 50% di professionisti che esercitano la libera professione con questa formula. C’è di molto peggio ma c’è chi fa meglio: l’Emilia Romagna ha solo il il 5% di “allargata”.

Bisogna allora chiudere questo canale e riportare tutti i professionisti ad esercitare la libera professione dentro le strutture pubbliche. Fare quindi una immediata ricognizione degli spazi disponibili ed individuare un percorso serrato per reperire gli spazi eventualmente mancanti.

Questa sarebbe una scelta di qualità che garantisce l’esercizio della libera professione in modo più trasparente, con più garanzie per i cittadini e con maggiori tutele anche per il professionista.

MARIO BRAVI, segretario generale cgil umbria
VANDA SCARPELLI, Sgretaria generale FP CGIL
NICOLA PREITI, Segretario nazionale CGIL Medici

 

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