di Gugliemo Ragozzino (da sbilanciamoci.info)

Il Forum aperto da Rossana Rossanda con le domande sulla “Rotta d’Europa”, alimentato da molti contributi appassionati (Mario Pianta, Vincenzo Comito, Sergio Ferrari, Paolo Leon, Daniela Palma, Roberto Romano, Stefano Fassina, Guido Viale, Immanuel Wallerstein, Laura Balbo, Donatella Della Porta, Roberto Musacchio, Sergio Cesaratto) ha accompagnato settimane di profonda crisi economica e finanziaria, politica e sociale nel vecchio e anche nel nuovo continente. Era impossibile leggere gli interventi “nostri” e limitarsi a riflettere sul loro notevole livello scientifico.

Impossibile discutere delle tesi, talvolta ardite, sempre motivate, senza guardarsi intorno, senza fare un confronto con i casi del giorno, le dichiarazioni ufficiali, le sciocchezze, la presunzione, e poi i crolli, le minacce, le vergogne, i ricatti, espliciti o nascosti, della politica ufficiale dalle due parti dell’Atlantico. D’altra parte, le persone intervenute nel Forum cercavano, nel replicare a Rossana, di dare anche un contributo, o forse una spiegazione, ai problemi terribili – e insolubili – della finanza impazzita. C’era insomma la volontà, a volte implicita, magari inconsapevole, di confrontarsi con la natura dei problemi – qui e ora – per dare loro una soluzione, più giusta, oltre che scientificamente impeccabile. Governare l’euro, o buttarlo; rifondare l’Europa, o ridurne la portata: una discussione seria e difficile in cui ogni intervento ha portato argomenti, offerto altri punti di vista, allargato il quadro. Ciascuno, leggendo e scrivendo, ha imparato qualcosa; e anche questo è un merito della discussione, un aspetto della nostra democrazia.

Che si voglia o meno, cacciati dalla porta, i problemi reali rientrano sempre dalla finestra; magari per farlo, della finestra rompono i vetri – di tante finestre – come è avvenuto a Londra, massima capitale della finanza sconfinata. Ed è sui problemi reali dell’Europa, un po’ trascurati da qualche intervento al Forum, nella foga della discussione, che si potrebbe tornare. Uno è appunto il conflitto tra ricchi e poveri, in Europa; quello che coinvolge neo luddisti precari e nuovi operai al lavoro nei luoghi del consumo. Un conflitto che non è limitato ai centri commerciali inglesi e non si risolve mai con arresti di massa, getti d’acqua e proiettili di gomma. Poi ci sono le guerre che l’Europa combatte in Africa e in Asia, dilapidando la ricchezza comune, provando armi per morti raffinate e tecniche alternative di dominio. L’intento è quello di rimandare il declino e mantenere invece un controllo, sia pure di secondo ordine, di rincalzo, su popoli e continenti che non ne vogliono sapere.

Per ultimo il problema dei problemi, sempre rimosso, sempre incombente. Il riscaldamento crescente, il disastro naturale in arrivo, l’obbligo di fare qualcosa, subito, per tenere viva una speranza di un domani. Sono tre temi: la povertà con le sue orribili ancelle, ignoranza e fame; la guerra con le sue rocambolesche bugie, per esempio di chiamarsi pace; la discarica globale che ogni giorno mangia un pezzo del pianeta. Ecco, l’Europa dovrebbe fare anche questi conti, e farli subito, senza preoccuparsi del resto. E noi con lei.

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