di Paolo Baronti - Presidente regionale di Cittadinanzattiva Umbria

1. GLI EFFETTI DEL TERREMOTO “I terremoti esistono da quando esiste la terra. I paesaggi, le montagne, l’acqua dolce, tutto è dovuto ai terremoti. Neanche l’uomo esisterebbe senza i terremoti, il terremoto non uccide. Uccidono le opere dell’uomo”. Queste parole pronunciate dal vescovo di Rieti durante i funerali di Amatrice, richiamano una verità semplice, quasi sempre trascurata nell’ormai ricorrente rituale di strazio, cordoglio e solidarietà che in Italia fa da strascico agli eventi sismici. Gli esseri umani muoiono sepolti dalle macerie degli edifici in cui vivono, studiano e lavorano a seguito di un sommovimento del suolo – negli Appennini ciò è avvenuto ormai più di 150 volte dal 1315 ad oggi con violenza significativa. Una volta ogni quattro-cinque anni, in territori riconosciuti e circoscritti da mappe sismiche che quantificano il rischio potenziale che una faglia attiva vi scarichi la sua energia distruttiva. Eppure qualcuno parla ancora di fatalità. Oppure alza le braccia di fronte all’imprevedibile e incontrollabile forza devastatrice della natura:”. In occasione di un terremoto due fattori contribuiscono a determinare il tasso di mortalità, a parità di altre condizioni materiali rilevanti (intensità e profondità della scossa tellurica, densità di abitanti rispetto al territorio, etc.). Il primo è costituito dal livello di ricchezza pro-capite della popolazione: nulla di sorprendente, i fortunati abitanti di un Paese dal benessere diffuso potranno permettersi costruzioni migliori a livello progettuale e nella qualità dei materiali impiegati, che per questo non collassano sotto l’onda d’urto sismica. Non solo: la ricchezza di un Paese si associa all’esistenza di istituzioni e organismi pubblici che assicurano il rispetto di criteri ragionevoli di urbanizzazione e di regole di edificazione – tra cui quelle antisismiche. E’ grazie all’applicazione di tali norme che viene scongiurato il rischio di ecatombi come quella prodotta dal terremoto del 2010 nella poverissima Haiti, con le sue oltre 220.000 vittime. Sismi di analoga magnitudo in Giappone o negli Stati Uniti hanno presentato un bilancio in vite umane infinitamente più basso. Un terremoto più forte di quello haitiano causò soltanto due feriti gravi in Nuova Zelanda nel medesimo anno. Purtroppo, però, il benessere non incrementa la sicurezza degli edifici, se scarseggiano integrità e rigore dei funzionari pubblici cui sono delegati poteri di autorizzazione e controllo sulla loro realizzazione. Una pratica pervasiva della corruzione finisce, infatti, per “corrodere” dall’interno l’integrità delle costruzioni: incoraggia violazioni e abusi edilizi; autorizza l’impiego di materiali scadenti; consente di piegare all’istanza del massimo profitto dei costruttori – a volte redistribuito a funzionari e politici sotto forma di tangente– norme e regolamenti posti a tutela di qualità, sicurezza e stabilità delle realizzazioni; indirizza in via privilegiata i capitali pubblici verso le grandi opere infrastrutturali – ad alta “rendita garantita” per corrotti e corruttori – a detrimento di quella tessitura capillare di micro-interventi su tutto il territorio nazionale che sarebbe invece necessaria per salvaguardare e mettere in sicurezza il patrimonio edilizio pubblico e privato. La povertà e la corruzione uccidono, non i terremoti. Dalle macerie dei paesi sfregiati dall’ultimo sisma si viene delineando, come già in passato, uno scenario politico-amministrativo di piccoli e grandi abusi di potere, connivenze, inadempienze, nepotismi, negligenze. Un viluppo di interessi opachi nel quale a farla da padrone sembrano i piccoli circuiti politico-affaristici locali, capaci di drenare persino le risorse pubbliche destinate alla messa in sicurezza antisismica, vanificandone l’impiego

2. L’INIZIATIVA DI BRUNELLO CUCINELLI Il “re del cashmere”, dopo il terremoto di Norcia, ha subito annunciato, fedele al suo ormai abituale mecenatismo nei confronti dell’Umbria, di assumere l’impegno a riedificare la Chiesa di San Benedetto ed il vicino convento. Una decisione che gli fa onore. Ma se volesse assumere, oltre il ruolo di mecenate, anche quello di “innovatore virtuoso” nel processo di una ricostruzione duratura potrebbe: assumere come architetto Taro Yokoyama, professore associato al Shibaura Institute of Technology e responsabile della LowFat Structures, società attiva nel campo della progettazione e della ristrutturazione di edifici antisismici, che ha visitato Amatrice nel recente post terremoto. Egli ha sostenuto che “Edifici costruiti con sassi e mattoni non possono resistere in alcun modo alle enormi forze generate da un terremoto.Queste costruzioni possono essere protette adottando una struttura che isola l'edificio al livello delle fondazioni ''Le metodologie giapponesi possono essere adottate solo per le nuove costruzioni– ha sottolineato Yokoyama, – mentre per quelle più antiche, di valore storico e culturale, non abbiamo uno standard: nei casi più rilevanti ricorriamo alla struttura di isolamento per ridurre l'impatto dei terremoti”. “L’importante per il patrimonio abitativo italiano è rafforzare le divisioni verticali in maniera adeguata in caso di ristrutturazione.”. mettere a disposizione dei Comuni l’architetto giapponese per la verifica delle progettazioni per la ricostruzione;infine, poi, per dare un futuro di sicurezza all’Umbria e non solo, sollecitare l’Università di Perugia, Facoltà di ingegneria per realizzare un master per ingegneri civili, geometri, studenti universitari e tecnici dei Comuni, affidandone la docenza a Taro Yokoyama ed alla sua facoltà. Master da replicare almeno ogni triennio

3. LA NECESSARIA INIZIATIVA DELLE ASSOCIAZIONI  Poiché la prossima ricostruzione, nonostante l’affidabilità personale di Vasco Errani come Commissario straordinario, rischia di ripartire con gli stessi modelli perversi delle procedenti, è necessario un impegno da parte anche delle associazioni civiche presenti nel territorio, quale “presidio di legalità” presente, concreta e fattiva.Legambiente è già intervenuta sul tema importante dello smaltimento dei diversi materiali provenienti dal crollo degli edifici, che è stato un problema rilevante in tutti i terremoti precedenti, sia nella individuazione di aree di conferimento che per l'infiltrazione della criminalità organizzata nella gestione delle macerie, attraverso il recupero differenziato ed il riutilizzo dei materiali per gli usi compatibili, attraverso macchinari utilizzati direttamente sul posto e capaci di produrre inerti, mattoni e altri materiali necessari per la ricostruzione. Cittadinanzattiva, fedele alla sua identità di “Fare i cittadini è il modo migliore di esserlo” ha già evidenziato l’importanza del ruolo attivo dei cittadini e dei volontari che in molti casi hanno preso in mano direttamente le situazioni e risolto molti problemi di disagio, fin dalle primissime ore dopo le nuove crisi sismiche del mese di ottobre. Tutto quello che riguarda dunque il superamento dell’emergenza e soprattutto il prefigurare progressivamente uno specifico futuro per le zone colpite dal sisma nell’Italia centrale e quindi anche in Umbria, non può non passare attraverso una partecipazione un consenso attivo dei cittadini e delle comunità locali interessate. L’obiettivo, però, è quello di costituire insieme a Legambiente una rete di PRESIDI CIVICI delle comunità locali, come forma autonoma e diretta di partecipazione dei cittadini alla ricostruzione.Gli obiettivi operativi sono quelli diessere parte attiva come cittadini nelle attività di informazione e comunicazione, di organizzazione e gestione delle strutture allestite allo scopo, di ripristino delle attività; collaborare per arrivare alle condizioni di progressiva “normalità” partecipare alla definizione dei criteri generali per la ricostruzione; presidiare la fase della ricostruzione attraverso controlli nei cantieri effettuati da cittadini attivi competenti per verificare la corrispondenza “reale” della qualità dei materiali usati rispetto a quanto previsto nel progetto.

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