Di Ciuenlai - Il crollo del Pd in Umbria si deve in primis alla mancanza di un progetto, alle politiche antipopolari,  all’autoreferenzialità che, tenuto conto della debolezza politica e culturale della stragrande maggioranza del suo gruppo dirigente, ha amplificato a dismisura l’antipatia dell’elettorato di centrosinistra verso questo mondo.  Ed è questa la ragione principale per la quale, in questo periodo,  le uniche iniziative politiche, anche se non coordinate tra loro, sono organizzate da esponenti provenienti dall’immensa galassia (in gran parte a riposo) dei dirigenti ex Pci degli anni 70/80.

Verini si propone come segretario regionale  dei democratici, le acque per la riconquista di Perugia sono state principalmente mosse da due ex assessori alla cultura del capoluogo, targati Pci ; Tarpani e Ambroglini e , addirittura, Marco Mandarini, nipote dell’ex Presidente della Regione ed x dirigente e funzionario del Pci di fine anni 70, si candida a Sindaco della città. 

Ma c’è di più. Nel Pd, sotto sotto, sono i “miglioristi” Gianni Barro(ex Dirigente della Regione), Gianfranco Pannacci (ex giornalista dell’Unità),  Fabio Maria Ciuffini (Ex deputato, membro del Cda di Ferrovie dello Stato e vicesindaco del capoluogo) e Paolo  Menichetti (Ex assessore comunale e regionale)  ad elaborare, nel corso di numerosi incontri in stile semicarbonaro, strategie e proposte che trovano consensi nel partito. E assieme a questi sono note le influenze di Alberto Stramaccioni, di Mauro Agostini, degli scissionisti di Art 1 Mdp e dei “professori” che, dall’esterno del Pci, hanno sempre condizionato le sue scelte. 

Ma lo stesso Giuliano Giubilei è un membro  di questa ondata(radio scarpa attribuisce ad Agostini e all’ala Veltroniana la paternità della proposta). Il vice direttore del Tg3 non si può nascondere perchè fa parte della “cova” di Giornalisti “comunisti, nati  e cresciuti nella metà degli anni 70 nelle testate di Paese Sera, L’Unità e Cronache Umbre. Parlo di personaggi del calibro di  Renzo Massarelli, Lamberto Sposini, Lucia Baroncini, Alvaro Fiorucci, Fausto Belia, Leonardo Caponi, Gianfranco Pannacci, Paola Poeta, Maurizio Benvenuti, Il povero Mauro Montali e se, volete,  anche del sottoscritto come ultimo della compagnia. 

Gli altri sembrano avere poco da dire e da fare , se non nascondersi sotto le gonne dei capicorrente sconfitti , ma ancora potenti nel partito,come Giampiero Bocci o accodarsi a queste iniziative. Troppo tardi e/o fuori tempo massimo?  Non è questo il punto.  Questa positiva reazione dimostra che gli insegnamenti e la cultura politica dalla quale provengono , hanno prodotto un’educazione che spinge al combattimento, alla reazione e all’azione nei momenti di difficoltà. C’è una destra che rischia di essere pigliatutto e quindi bisogna muoversi per contrastarla. 

Ma le avanguardie potrebbero non avere un esercito che le segue.   Perché fanno e propongono cose che mancano alle generazioni successive, educate a pane e potere come principale, se non unico obiettivo. E allora l’avere idee ed iniziativa politica potrebbero  dover fare i conti con la mancanza di materiale umano con il quale portare avanti un qualsiasi progetto.  Anche perché i contenitori (il Pd e il Centrosinistra) sono  sbagliati, superati  e ormai pieni di muffa . L’unico che l’ha capito è Mandarini, gli altri, nonostante le buone intenzioni e gli sforzi messi in campo, continuano a lavorare all’interno di una logica di ceto politico. 

Una logica che non porta da nessuna parte,  anzi no,  porta alla probabile riconferma di Romizi (con un certo piacere di quella parte dei democratici che lo volevano come loro candidato) e alla probabile vittoria di un leghista in regione. Siamo all’ultima chiamata per la sinistra in Umbria. Dopo questa non  ce n’è per nessuno! Come si dice? Ah sapeva telo!

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