Il Presidente del Consiglio Enrico Letta ha convocato per domenica prossima i ministri del suo governo di “necessità”, quello che ha fatto imbestialire a morte gli elettori pidiessini ad eccezione ovviamente degli ex democristiani, ad un incontro in un vecchio cenobio a due passi da Chianciano.

 

Lo scopo di questo “conclave” fissato nell’Abbazia di Spineto, trasformata da anni in un lussuoso resort, è quello di giungere ad un temporaneo armistizio, propedeutico per un solido amalgama e, se possibile, per un rasserenamento degli animi, fra una ventina di politici che sino a qualche settimana fa se le son dette a date di santa ragione e senza esclusione di colpi mancini. Pesanti scontri dialettici che hanno ancora qualche possibilità di riproporsi e forse più velleitari nelle prossime settimane se Berlusconi dovesse subire una seconda condanna, dopo quella inflittagli ieri dalla Corte d’Appello di Milano per i diritti tv Mediaset, anche al processo Ruby, dove deve rispondere dei reati di concussione e prostituzione minorile.

 

La speranza di Letta è che il condividere le atmosfere contemplative, i silenzi e la tranquilla serenità che hanno pervaso i tanti fraticelli, per anni vissuti in solitudine, raccoglimento e preghiera, possa consentire la riappacificazione fra vecchi “nemici” che per un paio di giorni indosseranno le vesti dell’eremita.

 

L’iniziativa di per sé è indubbiamente buona, ma non proprio originale e beneaugurante.

Ci sono molti precedenti che non sono stati tutti rispondenti alle buone intenzioni degli organizzatori, soprattutto quando questi “meeting” si sono svolti in terre toscane ed umbre.

 

Il governo Prodi, nel giro di un paio di anni, dopo l’incontro perugino di S. Martino in Campo, fu costretto a dimettersi. Ebbe esito disastrosamente negativo pure un incontro tenutosi qualche anno prima a Cortona. Ed un altro ancora a Todi. Evidentemente Toscana e Umbria, che pure sono terre di santi, artisti e letterati, non sono proprio l’ideale per aggregare fazioni e famiglie. Gli esempi di Guelfi e Ghibellini e di Raspanti e Becherini, sono significativi al proposito.

 

Anche l’idea di fissare un incontro in un convento, per trasformarlo in un luogo dove “fare spogliatoio”, come dalla volontà espressa da Letta, appare assai peregrina e irriverente. Chi conosce le atmosfere degli spogliatoi sportivi, sia maschili che femminili, sa bene che al loro interno succede di tutto. Al di là delle nudità, urla, insulti, risse, accuse e bestemmie, specialmente in caso di sconfitte, sono di prammatica ed inevitabili.

 

Se fossimo nei panni del pur volenteroso primo ministro, la stessa importante assise l’avremmo organizzata in luogo più adeguato, magari pure sotto il tendone di un circo, dove non è inusuale la “lotta” fra domatore e belve feroci e dove Letta avrebbe la possibilità di cimentarsi nel tenere a bada i suoi ministri, che non sono proprio mansueti come sembrano.

 

Se c’è realmente la volontà di giungere ad un sicuro e definitivo “volemose bene” e per combattere la iattura dei disastrosi precedenti, suggeriamo al Presidente del Consiglio ed ai ministri di dare una massaggiatina alle palle ed alle ministre di carezzare la schiena di un gobbo. Se saranno capaci di trovarne ancora uno in giro per l’Italia.

Ma basterà?

 

Umberto Marini

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