I dati sull’affluenza di visitatori nei musei gualdesi in occasione dei recenti ponti del 25 aprile e del Primo Maggio ed i successi che si vanno ripetendo anno dopo anno a questo merito, in particolare nei periodi di maggior afflusso turistico, rappresentano il miglior viatico per fare della nostra Città una realtà effettivamente protesa alla valorizzazione delle sue ricchezze storiche, culturali e naturali, per delinearle un futuro dove il turismo non sia più solamente un’invocazione ricorrente nei programmi elettorali e nelle chiacchiere da piazza, ma possa contribuire al rilancio anche economico del nostro territorio.
 
Questi dati debbono costituire motivo di profonda soddisfazione per tutti i gualdesi che hanno a cuore la propria Città e, soprattutto, sono motivo di orgoglio per tutti coloro che in passato c’avevano visto giusto scommettendo sulle potenzialità delle nostre bellezze e della nostra storia ed è un peccato che alcuni di loro, su tutti Rolando Pinacoli, non siano più tra noi, a godere dei meriti più veri per quanto oggi raccogliamo.
 
Questi successi si rendono possibili, si generano, sedimentano e fanno frutti solamente nei tempi lunghi, come eredità di scelte lungimiranti e di realizzazioni concrete e non certo per l’apprendistato della propaganda dai vuoti di memoria più o meno intenzionali.
 
Le amministrazioni che precedono l’attuale sono state quelle che hanno sfruttato fino in fondo ed hanno saputo sfruttare bene le opportunità della ricostruzione seguita al terremoto del ’97, restituendo tutta la loro dignità e la loro bellezza alle perle monumentali della storia gualdese, immaginando le idee ed i progetti per nuove strutture e realizzando infine quei nuovi
contenitori culturali oggi pienamente fruibili.
 
Non era così scontato che da un’emergenza tremenda e dallo sconquasso in cui versavano la Città ed i suoi beni più pregiati dopo l’evento sismico potesse nascere una nuova e così fiorente vita, non nell’Italia delle occasioni perse e dei saccheggi esclusivamente protesi al profitto più cieco di questi anni.
 
Nella situazione data a Gualdo in quelle difficili contingenze, non bastava infatti la disponibilità di soldi per fare e saper fare bene delle buone cose ed i modelli di ricostruzione precedenti, contemporanee e successive alla nostra, così come perseguiti e raffazzonati da ben altre gestioni politiche, lo testimoniano impietosamente, nel mentre fanno un vanto alla nostra storia più
recente.
 
La disponibilità di risorse era senz’altro una precondizione, ma, salvaguardando questa dagli sprechi e dagli utilizzi impropri od inefficaci che così spesso ad altre latitudini si sono determinati in occasioni simili, era anche necessario immaginare un’idea nuova di Città ed una nuova prospettiva per il suo futuro, cercando di mantenere saldi e rinvigorendo i legami con la sua storia e con la sua identità civile di cui gli scrigni ed i presidi architettonici erano e, fortunatamente, restano grazie proprio a quell’azione, i segni intangibili e più confortanti.
 
 
Non tutto è andato per il verso giusto, non tutto poteva andare per il verso giusto, ma se oggi abbiamo la magnifica Rocca Flea col suo Museo Civico, la Pinacoteca comunale di San Francesco completamente rimessa a nuovo e funzionale, il Museo Regionale dell’Emigrazione vanto invidiato da tanti e la stessa Casa Cajani ad ospitare eventi e bellezze d’arte e se tutte queste realtà messe assieme fanno oggi un sistema locale di produzione culturale e di offerta turistica come doveva essere nelle intenzioni immaginate all’origine e come mai era stato in passato, lo si deve proprio, e solamente, a quelle scelte e a quegli sforzi compiuti da una buona e concreta politica messa in campo per il riscatto della Città, in nome della sua storia, del suo futuro e della valorizzazione del suo patrimonio pubblico più prezioso.
 
Stesso discorso valga anche per le infrastrutture pensate e realizzate a sostegno della fruibilità turistica di questo patrimonio: l’area attrezzata per i camper in Piazza Federico Secondo, la stessa San Guido o la foresteria della Taverna di San Martino realizzata fin dall’elaborazione del progetto proprio per integrare l’altrimenti scarsa ed insufficiente offerta privata di servizi per l’ospitalità turistica e recentemente inaugurata come Albergo Diffuso su cui non faremo però mancare alcune considerazioni in merito ad alcune sussurrate problematiche e ad alcuni lati oscuri che sembra si pongano relativamente all’affidamento in gestione.
 
Dai bollettini di giubilo sulle presenze turistiche periodicamente emessi dall’attuale Amministrazione comunale sembra dunque che quelle scommesse fatte a suo tempo, spesso duramente contrastate da chi all’epoca sedeva tra i banchi dell’opposizione e gridava pretestuosamente al degrado di Gualdo contribuendo del tutto irresponsabilmente a danneggiare ed umiliare l’immagine della Città, siano state vinte.
 
Nessun sentimento di fastidiosa rivalsa ci muove dunque nel constatare che la Giunta Morroni abbia finalmente e saggiamente messo a valore tutte queste pesanti eredità del passato, ma ce ne viene semmai l’orgoglio dell’aver contribuito anche solo per un’inezia e per un po’ di tempo a condividere scelte e realizzazioni rivelatesi così giuste e a consegnare queste nuove possibilità di rilancio civile alla nostra Città ed alla sua vita sociale.
 
Resta però ancora molto da fare. Innanzitutto per risanare quelle ferite che tuttora richiamano un impegno cogente come nel caso della soluzione del grave problema della riapertura delle Fonti della Rocchetta che tuttora grida scandalo e vendetta, come la definitiva riappropriazione del sito archeologico di Colle I Mori a fini più pertinenti di quelli legati ad un’attività estrattiva o come la vicenda degli scavi di Taino e, proprio sul fronte di una migliore, più consapevole ed efficace promozione, di come sia necessario inserire l’offerta gualdese nell’ambito di un sistema territoriale, regionale ed interregionale del turismo, per una Città posta al crocevia tra le più importanti realtà umbre come Gubbio, Assisi e Perugia e la via del mare che attraversando le bellezze naturali della fascia appenninica incontra sul versante marchigiano altrettante peculiarità e gioielli storici, artistici ed ambientali universalmente rinomati.
 
Chissà se un giorno ci riusciremo a dismettere la propaganda per rivolgerci a lavorare di lena e più efficacemente in quest’ultima e prioritaria direzione, magari dedicando più tempo e più impegno per far conoscere l’ultramillenario Maggio di San Pellegrino, anziché andare negli stessi giorni in solitaria parata per festeggiare l’invenzione del compleanno di Gualdo.
 
Chissà se un giorno ci riusciremo con un assessore che fa della gualdesità un motivo di tifo campanilistico, di identitarismo strapaesano fuori e contro il resto del mondo e di separatezza divisiva nei confronti di una realtà come Gubbio, per esempio, da cui molto, almeno sul piano del turismo, dovremmo apprendere e dalla cui vicinanza ed integrazione dell’offerta altrettanto
giovamento potremmo trarre.
 
La gualdesità, ovvero l’insieme delle peculiarità culturali e popolari della nostra comunità, è il frutto di una storia viva e vitale, mai eternamente ingessata o separata o impermeabile alle influenze
esterne, alle dinamiche sociali ed agli intrecci del mondo reale; essa va invece considerata il fondamento di una saggia politica per il turismo e di un richiamo costante e proficuo, grazie al portato delle sue migliori eredità e peculiarità fondate proprio sull’apertura al resto del mondo e sulla coesione sociale, per tutte quelle sfide che anche drammaticamente ci attendono. Solo così una Città potrebbe alimentare il suo futuro e non certo grazie ad un suo isolamento monacale dove ogni tanto capitano dei forestieri, ai suoi musei usati solo come biglietti da visita in campagna elettorale o ad una sua riconversione a grande centro commerciale dove solo i nativi si riducono a mucche da mungere finché c’è il latte.
 
GIANLUCA GRACIOLINI

Condividi