di Franco Calistri

Dopo la sconfitta elettorale le forze politiche che hanno dato vita a Rivoluzione Civile, invece di tentare di salvare quel che di buono c'era in quell'esperienza ed aprire una riflessione comune per trovare modi e tempi per trasformare l'esperienza elettorale in presenza politica, decidono di chiudere battenti e tornare ognuno a casa proprio, confessando che le scelte future che ciascun soggetto ha in mente sono incompatibili con la prosecuzione di un progetto politico comune.

 

Giovedì scorso, con conferenza stampa appositamente convocata, visto l'insoddisfacente risultato delle elezioni politiche del febbraio scorso, i soggetti che a suo tempo avevano dato vita a Rivoluzione Civile, ovvero Azione Civile (Antonio Ingroia), Italia dei Valori, Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Verdi, Movimento Arancione (il sindaco di Napoli De Magistris) e Rete2018 (Leonluca Orlando), hanno deciso di considerare conclusa questa esperienza aprendo una fase di riflessione ciascuna forza al proprio interno. Insomma oguno si riprende i suoi “giocattoli” e torna a casa propria. Alla base di questa scelta ovviamente il risultato elettorale definito deludente e inadeguato rispetto alle aspettative, determinatosi “in parte per la totale preclusione nei nostri confronti di possibili alleati, in parte perché il messaggio di rinnovamento è stato percepito come messaggio non effettivamente nuovo" e Rivoluzione Civile vissuta "come un cartello elettorale".

 

Ovvero una delle cause, se non la principale, della debacle elettorale va ricercata nel fatto che gli elettori hanno percepito Rivoluzione Civile..... esattamente per quello che era, un cartello elettorale tirato su in fretta e furia, dal profilo politico incerto e senza anima.  L'esito finale, lo scioglimento di Rivoluzione Civile decretato con la Conferenza stampa di giovedì, è la prova provata della assoluta giustezza delle sensazioni dell'elettorato, che, almeno quello orientato a sinistra, non è poi così “fesso”.

Non è fesso anzi è abbastanza smaliziato da capire quando ci si trova di fronte ad un'operazione di vero rinnovamento, di tentativo di dar vita ad una (espressione abusata e logora) soggettività di sinistra, o quando, al contrario, si  tratta di operazioni di “incollaggio” di vecchi gruppi dirigenti magari rinfrescati con una mano di vernice (colore arancione nel caso in questione).  E quanto ed in che misura l'elettorato avesse ragione è reso ancor più chiaro dal finale del testo del comunicato stampa firmato congiuntamente da tutte le forze politiche aderenti a Rivoluzione Civile, laddove si afferma  che “si prende atto le scelte strategiche future dei singoli soggetti sono incompatibili con la prosecuzione di un progetto politico comune . Si confessa candidamente ed apertamente che si stava insieme, ma ognuno con in testa un suo non meglio identificato progetto politico, che comunque risultava (e quindi sarebbe risultato tale anche in caso di esito elettorale positivo) incompatibile con la realizzazione di un qualcosa di comune. Allucinante, come si può solo lontanamente affermare che domani un qualsiasi elettore si possa fidare o possa prendere sul serio una proposta politica proveniente da uno qualsiasi di questi soggetti politici e dei loro gruppi dirigenti.

 

Ma ancora più strabiliante è che con questa siamo a due: stesse dichiarazioni, stesse affermazioni furono fatte all'indomani dell'insuccesso elettorale della lista Sinistra Arcobaleno, che (2008) si fermò al 3,1% (Rivoluzione Civile ha ottenuto il 2,5%). Come nel 2008, anche oggi ciascuno, come si dice in gergo, si riprende la propria autonomia per avviare una riflessione al suo interno, per ritrovarsi tra qualche anno, cinque se la legislatura andrà a termine o, come molti prevedono, a tirare su in fretta e furia un ennesimo cartello elettorale, che prenderà un po' più dell'1% e poi a lamentarsi che non è stata capita la novità della proposta, percepita come cartello elettorale, quindi apertura di una fase di riflessione e..... Basta, basta con questa inutile, stanca e defatigante pantomima.

 

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