Di Giampaolo Ceci

 

Certo che la rappresentatività é, una buona premessa per vantare il diritto di prendere decisioni che riguardano tutti.

Ma è sufficiente essere stati eletti a grande maggioranza per essere buoni politici?

 

La storia dice di no. Molti sono i casi in cui una grande rappresentatività non ha corrisposto una elevata capacità di introspezione politica. Potrei portare ad esempio Masaniello o del più recente Hitler o molti altri casi che hanno ottenuto grandi consensi popolari che però non sono riusciti ad elargire il benessere che le popolazioni si aspettavano e anzi spesso le hanno fatte arretrare rispetto a quando hanno iniziato a governare.

 

D'altro canto la folla non decide basandosi su parametri logici o culturali. Spesso la cieca ideologia o frasi ad effetto conditi da doti naturali di carisma e grandi capacità dialettica contano molto di più dei contenuti della politica che si vuole attivare.

 

Come fare quindi per valutare, prima delle elezioni, quali dovrebbero essere le qualità minime che deve possedere un politico che si presenta a giudizio popolare?

 

Bisogna premettere che in ogni essere umano convivono due aspetti. La "intelligenza": ovvero la capacità di collegare logicamente pensieri elementari per sviluppare un ragionamento logico, e la "conoscenza" che invece si acquisisce con lo studio o le esperienze.

 

Non sempre persone intelligenti riescono a possedere anche vaste conoscenze. Questo accade quando per condizioni socio economiche il giovane è preclusa la scuola o la Università. Spesso, al contrario, si incontrano uomini colti che però che non brillano per la loro intelligenza.

 

A prima vista il politico di professione dovrebbe possedere il miglior mix tra capacità intellettuali e competenze specifiche: ma non é così.

 

Un politico deve essere prima di tutto intelligente ovvero saper "intelligere" cioé, connettere logicamente fatti e circostanze. La sua cultura è anche essa importante, ma é secondaria.

 

La capacità di connettere non s'impara: é una conformazione biologica naturale. Probabilmente si può affinare o migliorare, conoscendone i meccanismi della logica o della matematica, ma non mi pare, esista ancora una scuola che insegna come si diventa intelligenti. Se uno"scemo" non potrà mai diventare intelligente, dotto invece si! Soprattutto se ha tempo e molta memoria!

 

Allora bisogna prima di tutto capire se il leader cui affidare le decisioni che determinano il nostro futuro é in grado di impostare correttamente un ragionamento che tenga conto del maggio numero di variabili possibili e di prospettiva, oppure no.

 

In passato tutte le popolazioni che hanno contribuito al progresso dell'umanità erano guidate da un gruppo di persone che si distinguevano per loro elevata intelligenza da cui derivavano inevitabilmente decisioni lungimiranti.

 

Mi vengono in mente componenti del congresso degli Stati Uniti dei primordi, Ghandi o Mandela, ma ce ne sono molti altri.

 

In molte nazioni i popoli sono guidati da leader intelligenti che si rendono conto dei loro inevitabili limiti culturali e per questo che si circondano di consiglieri ed "esperti" per valutare con loro i risvolti tecnici delle possibili politiche.

 

Lo scibile umano è così vasto che una decisione, seppure logica, non può più prescindere da una valutazione articolata sulle conseguenze che essa produce in ogni frangia della comunità anche  a breve e medio lungo termine.

 

I Politici, quindi, a cui affidare le sorti della collettività di cui si fa parte (stato, regione, azienda  o famiglia che sia) devono essere prioritariamente persone intelligenti e quindi consapevoli degli inevitabili limiti della loro cultura.

 

Il connubio con gli specialisti é obbligatorio in una società complessa. Solo gli sciocchi pensano di sapere tutto loro.

 

Bastano queste premesse per essere certi che i politici che riceveranno l'investitura popolare prenderanno poi le decisioni migliori e più lungimiranti?

 

Purtroppo no. Perché vi sono altre due qualità che devono essere possedute. La prima è la morale da cui deriva l'onestà intellettuale. Entrambe derivano dall'ideologia o se preferite dall'etica di riferimento.

 

Ogni uomo, infatti, basa ogni suo ragionamento su premesse che possono essere anche molto diverse le une dalle altre.

 

Aristotele é stato un precursore su questo terreno dimostrando con semplici esempi che da diverse premesse possono nascere ragionamenti perfettamente logici e coerenti che conducono a conclusioni palesemente errate e a volte aberranti come avviene per i razzisti.

 

Le ideologie, tra cui inserirei anche le religioni, sono le premesse culturali su cui basare ogni riflessione logica per conferire dignità etica al politico.

 

Anche i concetti di "bene" e di "male" possono assumere valori diversi e contrari secondo le ideologie che costituiscono la premessa di ragionamenti ineccepibili logicamente.

 

Oggi non si discute molto di ideologie e di etica sociale, ma è un errore. Il politico deve essere consapevole e dichiarare quale sia il suo orientamento ideologico perché è da questa  premessa che deriverà ogni sua successiva decisione.

 

Prima della discussione sulle soluzioni da dare ai problemi contingenti bisognerebbe quindi conoscere l'etica del politico che ci chiede il voto perché é la premessa per capire se siamo poratori degli stessi convincimenti.

 

Allora si che la scelta dei leader sarebbe più consapevole e le sue decisioni probabilmente da noi condivisibili.

 

Quale la ideologia? quanta la intelligenza? quanta la cultura? Tutto sommato, la ricetta è facile per scegliere chi deve governarci.

Condividi