Umbria: 367 i civili massacrati tra il settembre del '43 e il '45
Elio Clero Bertoldi
PERUGIA - E' stata la "ragion di Stato" a spingere verso una sorta di rimozione collettiva le stragi, gli eccidi, gli omicidi singoli che le truppe nazifasciste (e in qualche caso anche quelle Alleate) consumarono tra l'8 settembre del 1943 e la fine della Seconda guerra mondiale. Tanto che l'annunciato "processo di Norimberga" italiano - fissato a Roma con data precisa (sarebbe dovuto iniziare il 10 settembre 1946) - saltò e non ebbe più luogo. Le nuove alleanze, la costruzione dell'Europa, l'insorgere della "guerra fredda", gli equilibri nascenti congiurarono in modo tale da far sì che le 695 inchieste, pure formalmente avviate dalla magistratura italiana (anche con il supporto iniziale degli Anglo-americani) finissero sepolte e dimenticate in quello che poco meno di venti anni fa (nel 1994), quando i fascicoli per puro caso rispuntarono fuori, venne definito "l'armadio della vergogna".
Di questo - e di altro - si è parlato nel Salone d'onore di palazzo Donini nel corso della presentazione del libro del professor Alberto Stramaccioni "L'Italia e i crimini di guerra" (Crace editore).
Tra i dati interessanti che sono emersi dal dibattito e che ci riguardano più direttamente e da vicino, il fatto che dall'8 settembre in poi in Umbria gli episodi di violenza registrati (tra cui 18 stragi con più di 5 vittime) furono 159 con 367 civili uccisi e 33 feriti, su un totale di 9.180 uccisi in tutta Italia (di cui 580 al di sotto dei 14 anni). Questi atti di violenza sono stati catalogati dagli storici in tre categorie: rappresaglie, rastrellamenti e violenze consumate durante la ritirata dei nazi-fascisti (soprattutto SS, ma anche soldati della Wehrmacht e fascisti).
A questa macabra e dolorosa contabilità vanno aggiunte le vittime dei cosiddetti "danni collaterali", causate dai raid aerei alleati con i bombardamenti di Terni, Orvieto, Foligno, Perugia-Ponte San Giovanni. In particolare il bombardamento di Terni dell'11 agosto 1944, portato con settanta bombardieri alleati che scaricarono sulla città (anche se l'obiettivo dichiarato era la stazione ferroviaria, quindi un bersaglio strategico-militare) qualcosa come 213 tonnellate di bombe, provocarono un migliaio di morti tra uomini, donne, bambini.
C'è ancora molto da approfondire su questa parte di storia del nostro paese. E anche da ricordare. A quasi settanta anni di distanza gli avvenimenti si possono rileggere e ricostruire con un pizzico di serenità e oggettività in più. Per non dimenticare.




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