Cna/ Una banca umbra: ragioniamoci insieme
PERUGIA - Abbiamo letto con attenzione l’articolo apparso sul Messaggero con cui si commentava tutto un fiorire di annunci di costituzione di nuove piccole banche di credito cooperativo in più di una città della regione.
È davvero inconcepibile che in un momento così delicato della crisi ormai quinquennale, con i dati macroscopici che denunciano il credit crunch nei confronti della micro – piccola impresa, il livello penoso della disoccupazione “vera” quasi al 14% e anche le sofferenze bancarie aumentate a dismisura, con imminente l’arrivo di più pesanti vincoli derivanti da Basilea 3, si perda tempo anche con effetti annuncio, vantando soluzioni al problema del credito specialmente per gli artigiani e piccoli imprenditori e le loro famiglie.
Noi concordiamo con i contenuti dell’articolo, che definiva assolutamente improbabile che la nascita di piccole banche fosse una risposta alla carenza di liquidità delle imprese e delle famiglie: non è certo nel localismo campanilistico la soluzione del problema, né tantomeno nel fiorire di nuovi consigli di amministrazione, nuovi direttori e dirigenti e collegi sindacali, assolutamente autoreferenziali e talvolta pittoreschi.
Non sarebbe forse meglio, in questo momento, che i promotori di queste iniziative riflettessero sul panorama bancario umbro, magari considerando che alcune decine di milioni di euro potrebbero dare un importante sostegno all’unica vera banca locale o regionale, che oggi si sta trovando in gestione commissariale?
Non sarebbe forse meglio, visto anche come questo territorio è martoriato dalla crisi di un sistema economico fatto di decine di migliaia di piccole e piccolissime attività produttive, del commercio e dei servizi, concentrare le risorse per avere davvero una banca fortemente partecipata da tutto il territorio regionale, con una pluralità di soggetti, che diventerebbe davvero strategica e per capacità di interventi incisivi e per costruire rapporti con gli altri istituti, partendo da assetti non più borderline, ma con una vera capitalizzazione congrua alle necessità reali dall’imprenditoria dell’Umbria?
Le piccole imprese questo vorrebbero vedere: una vera sponda regionale per “difendere” l’unica banca locale degna di tale nome, per tentare almeno di sostenere l’economia locale, come si dice, a km zero!!
Ciò servirebbe a diffondere l’azionariato tra più interlocutori, andando a favorire eventuali processi di concentrazione tra le banche minori, che potrebbero intanto altrimenti anche costruire una “rete” virtuosa magari per specializzazioni sui vari segmenti operativi, tagliati sulle esigenze delle imprese operanti nel nostro territorio.
Invece di moltiplicare le deboli strutture, si dovrebbe quindi pensare a una concentrazione del risparmio e dell’investimento per acquisire quote per fare un aumento di capitale degno di tale nome, dando fiato e spessore ad una banca che conta più di 100 sportelli.
Un appello dunque a essere pragmatici: in un mondo indirizzato ormai verso dimensioni globalizzate, in cui difficoltà ci sono anche per i grandi istituti internazionalizzati, essere velleitari denota un provincialismo che non porta da nessuna parte. Una vera banca umbra direttamente partecipata da tutto il territorio e dal sistema economico complessivo può essere l’unica possibilità per ridare un po’ di fiato all’imprenditoria sana dell’Umbria che oggi guarda ancora con speranza al futuro proprio e del territorio in cui vive e lavora.




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