di Gian Filippo Delle Croce

 

PERUGIA - EINSTEIN DICEVA CHE “NON PUOI RISOLVERE UN PROBLEMA CON LO STESSO MODO DI PENSARE CHE HA CREATO IL PROBLEMA”,. E’ IL DILEMMA CHE STA ATTUALMENTE VIVENDO IL PARTITO DEMOCRATICO PER RISOLVERE IL SUO PROBLEMA,. UN PROBLEMA CHE SI CHIAMA SOPRAVVIVENZ a se stesso.. Se ne è reso conto alla fine anche Bersani che nel suo intervento alla direzione del partito, confermando le sue dimissioni ha usato parole molte dure tipo : anarchismo, feudalizzazione, mancanza di autonomia, scarsa utilità per il paese, mancanza di valori , il tutto in un contesto strutturale che di fatto renderebbe la situazione attuale del PD irreversibile. Dal canto suo Renzi l’outsider emergente trionfatore nella sfida con l’ormai ex segretario invita a cambiare il Partito Democratico per cambiare l’Italia, attraverso un “nuovo riformismo” proposto da un partito rinnovato  e capace di interpretare il paese, senza paralizzarsi nella difesa delle sue correnti. L’incarico a formare un nuovo governo conferito dal presidente Napolitano ad Enrico Letta, uomo di punta del PD, non ufficialmente invischiato nei giochi correntizi che oggi indeboliscono il partito, rappresenta anche un altro punto del disegno renziano, quel “andiamo al governo e mettiamoci la faccia” che il sindaco di Firenze ha sottolineato in una intervista ad un noto quotidiano.

Fra le due analisi, quella amara del perdente Bersani e quella speranzosa del vincente Renzi  resta però una “terra di mezzo” piena di ombre e di insidie, ombre in movimento, come quella di D’Alema che non essendo certamente estraneo all’analisi dell’ex segretario perdente non ha esitato a presentarsi al vincente come elemento indispensabile per effettuare una riforma del partito. E qui rientra l’attualità del monito di Einstein. Infatti D’Alema spunta fuori dal toto ministri del nuovo governo come aspirante alla poltrona di ministro degli esteri, evidentemente nessuno ha ascoltato o non è stato capace di ascoltare la spietata analisi bersaniana e così appare che D’Alema diventi quasi un elemento utile anche a quel cambiamento di cui parla Renzi, il quale se vorrà veramente rinnovare il PD dovrà prima o poi inoltrarsi in quella terra infida , dove le correnti nascono e muoiono, si combattono o si alleano tra loro in una continua lotta per il potere . E’ qui che Renzi dovrà dimostrare di volere e soprattutto di sapere rinnovare un partito imploso come il PD, decidendo di combattere il male oscuro che lo pervade e anche in questo caso “mettendoci la faccia”, cioè facendolo in prima persona, con il coraggio e la determinazione che servono.Se farà questo potrà dire di essere coerente con la sua formula “cambiare il partito per cambiare l’Italia”, una formula ambiziosa che parte da una pretesa centralità che però oggi non esiste più. E’ sempre nella “terra di mezzo” che si realizzano le grandi imprese, occorre solo capire come ci si intende inoltrarcisi, se da soli fidando presuntuosamente  soltanto nel proprio coraggio, oppure insieme a chi può condividere la sfida, a patto che essa sia condivisibile per i molti che nel vasto popolo della sinistra, molto più vasto di quello che ne pensano sia Renzi che D’Alema, sono pronti  ad una reale battaglia per il cambiamento , che parta dal lavoro. Con Letta il Partito Democratico adesso ci ha messo veramente la faccia, cerchi di non perderla e tenga presente le parole di Einstein. 

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