Il Golpe c’è, strisciante e sinuoso come una serpe che si insinua tra le rovine di una Costituzione tradita e demolita ogni giorno, è il dato politico che siamo costretti a registrare in questo 25 aprile.

 

L’Italia Repubblica fondata sul lavoro è morta, nella Costituzione reale è scritto: disoccupazione, licenziamenti, cancellazione di ogni diritto, precariato e lavoro nero.

 

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa della libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Quando mai? Basta chiamare gli uomini armati operatori di pace e il gioco è fatto.

 

L’Italia è una Repubblica parlamentare. E chi l’ha detto? Il Presidente della Repubblica coopta l’uomo della finanza internazionale e lo fa senatore a vita, poi lo promuove Primo Ministro e gli mette in fila come soldatini i partiti legati agli interessi bancari e degli industriali che portano il lavoro all’estero e fanno compravendita delle fabbriche per pura speculazione.

 

Sono ancora Presidenti delle Regioni ma li chiamano già Governatori e giorno dopo giorno trasformano le autonomie in feudi.

 

Ora avremo forse un governo che mette assieme, nella figura più democristiana del PD, nonché uomo ben avviato nei mercati finanziari, Letta, un ramo d’azienda di Berlusconi, cioè il PDL, il PD più liberista, legato a situazioni quali il Monte dei Paschi e le COOP “rosse”, l’uomo delle corporation, cioè Monti e da ultimo il “buon” Maroni con tutto il fardello degli egoismi sociali della parte meno povera del paese; un miscela di interessi che ognuno può da solo immaginare quanto possano legare con la difesa dei diritti costituzionali.

 

E si potrebbe continuare a lungo.

 

La coalizione degli interessi finanziari, industriali e commerciali che elegge il proprio garante a difesa dell’Italia liberista allineata ai voleri dei mercati, per impedire che una popolazione stremata, piegata dalla crisi del capitalismo, possa trovare un’ancora in quella Costituzione che pur con i suoi limiti è oggi orizzonte di speranza per chi resiste, è solo l’ultimo atto di un Golpe strisciante come una frana che scende a valle, e travolge diritti, conquiste, salute, lavoro, scuola, futuro di milioni di uomini.

 

Che fare? Quale è la risposta che serve?

Il grillismo ha raccolto la parte elettorale della protesta, l’ha raccolta quasi tutta. Al di là dei nostri dubbi di comunisti, sull’orizzonte politico, nebuloso, offerto da 5 stelle, dove si trova di tutto, la cosa buona, ma anche quella che non si potrà mai condividere, alla prova del fuoco, “quando è ora di dimostrare cosa valgono di fronte agli avversari coloro che si dicono dei rivoluzionari” come avrebbe detto Padre Camillo Torres, si sono dimostrati rivoluzionari da operetta.

 

Il 20 aprile Grillo annunciava drammaticamente che il Golpe c’era e si preparava a scendere a Roma. Il 21 aprile Grillo innestava la retromarcia e il dramma diventava commedia, il Golpe era diventato il golpicchio dei furbetti, e le folle chiamate a marciare sul Quirinale erano lasciate passeggiare imbelli sui Fori Imperiali.

 

Che fare allora?

Il Movimento Comunista è stato assente, sinistrato come qualcuno che l’ha lasciato, l’ha definito. Assediato, colpito con ogni mezzo, punito nei luoghi di lavoro, è uscito a pezzi da questa fase del conflitto sociale, anche per i propri errori: settarismo, dogmatismo e opportunismo; mali antichi, di cui non siamo stati capaci di emendarci.

 

Non per questo la risposta che serve non è quella anticapitalista, essendo persino ovvio che contro il capitalismo e la sua crisi è solo la lotta per una società fondata sull’uguaglianza  che cancella i privilegi e il potere del capitale, l’unica risposta possibile.

 

Che fare ora?

Resistenza sociale. Unire in un fronte unico tutti gli uomini di buona volontà, gli sfruttati del lavoro, coloro che soffrono cacciati in strada dai mercati, le famiglie che sono alla fame, è la lotta del povero contro il ricco, del lavoro contro il capitale

 

Associazione Culturale CASA ROSSA 

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