di Armando Allegretti

 

PERUGIA - Da tempo eravamo abituati a vedere il segno positiva davanti a quella voce di bilancio del nostro Paese. A dimostrazione del fatto che il nostro sistema produttivo era “rassegnato” a far soldi altrove. Ma oggi crolla anche questa certezza. I dati dell’Istat sono gravi, molto gravi non solo per le dimensioni ma anche per quello che ci riserva il futuro.

Nel mese di febbraio si è registrata, rispetto al mese precedente, una diminuzione dei flussi commerciali con l’estero, sia in entrata che in uscita. L’export ha subito una perdita di tre punti percentuali, l’import, invece, del 2,6%.

La situazione è dovuta soprattutto al calo delle vendite verso i paesi extra Ue, cioè quelli come la Germania, con i quali operiamo a “parità di moneta”. Qui la contrazione è stata pari al meno 5,7%. Inoltre, la contrazione dell'export è accentuata per i beni di consumo durevoli (-7,1%) e i beni strumentali (-4,8%), proprio nei settori in cui è specializzata la nostra industria.

C’è da dire, anche, che sempre rispetto al mese di febbraio si è registrato una diminuzione delle vendite verso i mercati Ue pari al 6,6% e un aumento verso quelli extra Ue del 2,1%. L’incremento delle esportazioni fuori Europa è “ereditato” probabilmente dai dai del 2012, che comunque precipitano con il nuovo anno.

Nonostante il calo delle esportazioni, però, a febbraio il saldo commerciale è positivo, si registra infatti un aumento rispetto al 2012, si è passati infatti dai meno 1,2 miliardi dell’anno precedente a 1,1 miliardo di quest’anno. Probabilmente a causa della riduzione delle importazioni che hanno diminuito i consumi interni.

Veniamo a qualche dato nazionale. A febbraio la riduzione dell’export riguarda la vendita di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (-11,2%), mezzi di trasporto (autoveicoli esclusi) (-9,9%) e prodotti tessili (-8,0%). Inoltre, per quanto riguarda l’import, forti diminuzioni si registrano anche negli acquisti dei prodotti dell'estrazione di minerali da cave (-47,5%), gas naturale (-37,7%) e autoveicoli (-24,4%). A riprova della brusca frenata nell’industria ma anche nei consumi dei cittadini.

L’Umbria, dal suo canto, è una delle poche regioni a resistere alla crisi, dai dati dell’Istituto nazionale di Statistica infatti si evidenzia come la nostra regione è tra le poche ad essere in espansione sui mercati esteri, infatti, nel 2012 si segnalano come particolarmente dinamiche: Umbria (+7,6%), Puglia (+7,3%), Marche (+6,0%), Lazio (+5,1%) e Liguria (+4,1%). 

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