Sanità: chi ce l'ha con la geriatria del Silvestrini?
di Katia Bellillo
C’è un emergenza in Umbria e a Perugia denunciata ormai da anni che è quella del reparto di geriatria e in particolare dell’area destinata ai servizi ambulatoriali per i nostri vecchi. In questo luogo, ridotto in tre misere stanze, vengono svolte valutazioni cliniche delle principali malattie e sindromi geriatriche, eppure è centro di eccellenza per la diagnosi ed il trattamento dei disturbi cognitivi e delle demenze nell'anziano, riconosciuto a livello internazionale. Già nel 2010 con una direttiva dirigenziale è stato cancellato il servizio di day hospital che tanto contribuirebbe a decongestionare il ricovero, senza per altro prevederlo in altre strutture ospedaliere o nei servizi delle ASL.
Sono anni che i cittadini si lamentano di una situazione diventata ormai insopportabile, tanto che, in questi ultimi giorni, la loro protesta è stata raccolta dalla stampa. Più volte la stessa responsabile della struttura, professoressa Patrizia Mecocci, ha sollecitato e anche ottenuto incontri con la Presidente, gli assessori e i responsabili tecnici della sanità. Finalmente si è delineata un’apertura dall’assessore regionale Tomassoni, che ammette il sovradimensionamento di alcuni spazi rispetto ad altri, mentre ci informa che la direzione dell’azienda ospedaliera sta lavorando per cercare di razionalizzare le aree. Incredibilmente il direttore dell’ospedale ex Silvestrini, Orlandi, sbugiarda l’assessore e categorico fa sapere che non solo i vecchi se ne devono andare dall’ospedale ma che il trattamento dei disturbi cognitivi e delle demenze dell’anziano non è un centro di eccellenza. Il problema politico emerge istantaneo, i cittadini a questo punto non hanno più chiaro quale sia il loro referente. Si fa notare all’assessore regionale che è in atto un conflitto fra i rappresentanti istituzionali e un tecnico nominato per attuare le decisioni assunte dalla giunta e ratificate dall’assemblea regionale. Noi invece siamo assolutamente in disaccordo con il finto rigore di Orladi che ci deve spiegare i tanti spazi concessi, per esempio, a medicina del lavoro, che dovrebbe assolvere la propria eccellenza nei territori e nei luoghi di lavoro così come accade in ogni parte del nostro Paese meno che da noi. Di esempi se ne potrebbero fare tanti altri, lo faremo prossimamente, intanto però vogliamo conoscere i profili curriculari dei responsabili delle eccellenze riconosciute dal direttore sanitario.
Si coglie questa occasione per fare una domanda: come mai di donne responsabili delle strutture nel nostro ospedale regionale si contano sulle dita di una mano e come mai proprio in una struttura dove troviamo una donna di alta eccellenza non le viene riconosciuta? Non ci fermeremo senza avere avuto le risposte, anzi è giunto il momento di far sapere ai nostri rappresentanti che i cittadini lo sanno che non c’è un progetto razionale e coordinato dei servizi socio sanitari territoriali ed ospedalieri, e che quelli che ci sono non sono adeguati alle esigenze in questo caso dei vecchi e dei loro famigliari e per questo sono indignati e stanno perdendo la pazienza. Prima di tutto esigono un intervento immediato del’assessore regionale per ridistribuire al più presto gli spazi a favore del centro di eccellenza per la diagnosi e cura delle demenze senili. Ciò non solo perché è giusto che i nostri vecchi abbiano il meglio ma anche perché permetterebbe l’ aumento del numero di trial clinici cui partecipare e di accrescere gli studi di ricerca clinica. Ovvio che senza spazi viene limitata la possibilità di sperimentare nuove terapie per i malati, tanta deficienza causa anche un danno all’immagine e alle capacità della struttura stessa, tanto che si potrebbe anche configurare l’ipotesi di danni erariali in quanto tale condizione impedisce di partecipare a progetti internazionali.




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