(Avi News) – PERUGIA – “Vogliamo l’abrogazione dell’articolo 62 del decreto ‘Cresci Italia’ del 24 gennaio 2012. Un articolo che, nelle intenzioni del legislatore, doveva regolare i tempi di pagamento nella filiera agroalimentare ma che, in realtà, è diventato un concentrato di complicazioni interpretative e di adempimenti burocratici”.

È quanto chiede Stelvio Gauzzi, segretario di Confartigianato Imprese Perugia, in merito alla norma che prevede diversi termini di pagamento delle merci, a seconda della loro deperibilità o meno. “A causa di questa legge – spiega Gauzzi –, le imprese, in alcuni casi, sono obbligate a emettere più fatture per la stessa spedizione. E’ il caso, per esempio, dei cesti natalizi che, avendo all’interno prodotti deperibili e non, costringono l’azienda a produrre ben tre fatture: una per i prodotti deperibili, una per quelli non deperibili e una per il cesto”.

“Tutto ciò – prosegue il segretario di Confartigianato Imprese Perugia - alla faccia della semplificazione più volte dichiarata dal Governo, ma di fatto negata da procedure complesse quali l’obbligo della certificazione dell’avvenuto ricevimento della fattura per far scattare il meccanismo dei termini di pagamento. E, come se non bastasse, un recente disciplinare dell’Antitrust stabilisce accertamenti sulle presunte violazioni solo nel caso di chiaro squilibrio fra le parti contraenti, mentre la legge non lo prevede”.

“A rendere la vicenda ancora più assurda – continua Gauzzi –, vi è il fatto che un articolo di legge composto di soli 11 comma vede oggi ben tre versioni, con una probabile quarta in arrivo, del proprio regolamento attuativo, oltretutto pubblicato ben oltre i tempi previsti. Senza contare che, proprio in questi giorni, sull’articolo 62 si registrano posizioni opposte: il Ministero dello sviluppo economico lo considera abrogato mentre per il Ministero dell’agricoltura è tuttora in vigore. Gli imprenditori, soprattutto in questo momento di crisi economica, avrebbero bisogno che le procedure amministrative fossero semplificate e invece devono perdere tempo e denaro dietro le bizzarrie ministeriali”.

“Confartigianato – conclude Stelvio Gauzzi - aveva già rilevato le carenze e le storture del provvedimento nella fase della sua predisposizione e aveva chiesto da subito l’adeguamento alla direttiva europea 7/2011 sui termini di pagamento, in vigore in Italia dal primo gennaio 2013, che tutela le imprese, salvaguardando la loro autonomia negoziale”.

Condividi