di Renato Casaioli

L’analisi che fa Franco Calisti, circa la natura autoritaria che starebbe alla base del M5s, la condivido. Da tempo vo sostenendo le stesse identiche cose, e
quando ho ascoltato le parole raggelanti sotto il profilo della democrazia: “noi non abbiamo bisogno di parlare con la società civile, siamo la società civile”, pronunciate dalla capogruppo alla Camera Roberta Lombardi, nell’incontro con Bersani, mi sono detto che non mi ero sbagliato. Si capisce meglio il perché, dell’attacco di queste ore all’Unità, che con una prima pagina come quella di giovedì scorso, ha sintetizzato e denunciato come meglio non si poteva, la manovra a tenaglia che il saltimbanco barbuto e il tappo pelato, stanno oramai mettendo in atto. Così il denigrare dei sindacati, in particolar modo della Cgil, fanno tornare alla mente gli anni dell’ascesa del Fascismo.

Difficile dire se i due abbiano pianificato a suo tempo una strategia che, assegnando a ognuno un proprio ruolo, porti ad un unico obbiettivo: fermare ancora una volta la possibilità per le forze progressiste di conquistare il governo del Paese. E’ già successo con la stagione stragista, quella delle B.R., degli attentati di mafia. Una manovra di accerchiamento, per fermare quella stagione di cambiamenti radicali che con il risultato elettorale, volendo si
potrebbe cominciare a mettere in cantiere. Tentare di rompere con il liberismo, con questa Europa delle banche e dei poteri finanziari, per costruire un
continente dove l’economia reale, i diritti dei cittadini, la cooperazione tra nord e sud del mondo, tornino ad essere al centro dell’agire politico.

Proprio la politica, che dovrà riconquistare un suo primato oggi pesantemente offuscato. Mai come in questo momento il berlusca, se lo si vuole, è fuori
gioco e invece si lavora da parte dei vertici del M5s, per non farlo tramontare. Il no ad oltranza di Grillo, nasconde la sua incapacità di passare da una fase puramente contestatrice ad una propositrice. Nasconde il vuoto che oramai è sempre più palese del M5s, di proporre figure che siano in grado di vestire i panni dello statista. Nasconde il complesso coacervo su cui si basa il loro risultato elettorale, che si riflette bene anche nella rappresentanza istituzionale.

Basti pensare che la capogruppo alla Camera Lombardi, è stata una sostenitrice di Storace. Lo “statista” Grillo e il suo tenebroso ispiratore Casaleggio, per il momento hanno buon gioco, approfittano del fatto che gli eletti del M5s, ancora non si conoscono, quindi ancora una discussione libera dentro quelle assemblee non c’è. E la coppia lo si può constatare quotidianamente, cercherà di procrastinare il più tardi possibile quel giorno. Infatti dalle espulsioni, alla nomina dei due commissari, all’invito alla delazione, agli anatemi, il saltimbanco e l’oscuro guru, stanno mettendo in atto una strategia repressiva senza precedenti. L'atteggiamento di Grillo, quel suo tenere il piede sulla testa degli eletti, tradisce la volontà di dominio sugli votati come se fossero di sua proprietà: li avesse eletti lui e non i cittadini elettori. Ma il M5s se il Centrosinistra saprà incalzarlo sui problemi e sulle soluzioni da realizzare, dovrebbe cominciare a sgretolarsi.

Non sarà più possibile tenere ancora per molto dentro tutto e il suo contrario. E la lotta all’evasione fiscale, la difesa dei diritti di chi lavora, a partire
da una riscrittura della riforma del lavoro e delle pensioni voluta dalla Fornero, saranno banchi di prova veri. Ora il Pd non deve dividersi. L’insistenza di Bersani di andare davanti alle Camere a illustrare il suo programma, la sua squadra di governo è giusta. Costringerà tutti gli schieramenti davanti al Paese, ad assumersi le proprie responsabilità.

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