Debiti PA: per l’economia umbra in grave crisi la riscossione di almeno una parte dei crediti rappresenterebbe una possibilità di sopravvivenza. Edilizia, sanità e ICT: sono le imprese di questi tre settori che anche in Umbria vantano i maggiori crediti nei confronti delle pubbliche amministrazioni.

L’edilizia (che in Umbria ha crediti per circa 50 milioni secondo le stime Ance) è il comparto che soffre di più sia per l’ammontare dei debiti che per i tempi di attesa. Secondo le stime di Ance sono 226 i giorni che un’impresa deve attendere per vedere pagati i lavori eseguiti e ultimati. Un tempo che si dovrebbe ridurre con le nuove regole imposte dal recepimento della Direttiva europea che dovrebbe anche contribuire a dare una spinta affinché possano essere allentati i vincoli del Patto di stabilità. E’ quindi quanto mai importante l’apertura in questo senso espressa dai vice presidenti della Commissione europea, Rehn e Tajani, che si auspica possa riportare i debiti commerciali a livelli fisiologici e in linea con i ritardi di pagamento che si osservano nei paesi “normali”  come Francia e Germania.

“L’Umbria si trova in una situazione di profonda crisi – ha affermato Ernesto Cesaretti, Presidente di Confindustria Perugia – e il suo sistema manifatturiero è in forte contrazione così come gli altri settori, dal turismo ai servizi. La elevata pressione fiscale sulle imprese e sul lavoro, il costo dell’energia molto più alto rispetto alla media dei nostri concorrenti, la burocrazia che ritarda anche le rare iniziative di investimento, rappresentano già da soli pesanti handicap per la competitività delle nostre imprese. I gravissimi ritardi delle Amministrazioni pubbliche nell’onorare i debiti si innesta in questo contesto e concorre ad aggravare le già critiche condizioni di operatività di tante aziende e gli effetti di una crisi che si prolunga ormai da molti anni. Serviranno anni prima che l’Umbria possa ritornare ai livelli produttivi pre-crisi.  In questo clima, sarebbe un fatto molto positivo, dal punto di vista pratico ma anche psicologico, se si riuscisse a ottenere un allentamento delle maglie del Patto di stabilità e a rimettere in circolo almeno parte del denaro dovuto alle imprese”.

Confindustria da mesi incalza le istituzioni italiane ed europee sul problema dei ritardati pagamenti. In questa fase di scarsa liquidità, il via libera dato dall’Unione Europea allo sblocco dei pagamenti della Pubblica Amministrazione rappresenta un primo rilevante passo per riattivare il circolo virtuoso dell’economia e rilanciare gli investimenti. Il rapido pagamento almeno di una parte dei crediti delle imprese (48 miliardi sui 71 complessivi stimati dalla Banca d’Italia) ristabilirebbe infatti un vitale flusso di liquidità nel sistema economico. Comporterebbe un miglioramento del contesto macro-economico e dei bilanci aziendali, contribuirebbe ad alzare i rating bancari, frenerebbe l’aumento delle sofferenze e favorirebbe l’erogazione di credito a tassi più bassi.

Secondo una simulazione del Centro Studi Confindustria la liquidazione di questi crediti comporterebbe un aumento degli investimenti nei prossimi 5 anni pari ad oltre il 13%, un incremento di circa 250mila occupati con la conseguente crescita dei consumi e, da sola, determinerebbe un incremento del Pil dell’1% (16 miliardi di euro) per i primi 3 anni, fino ad arrivare all’1,5% nel 2018. Sono queste le ragioni per le quali Confindustria richiede che il Governo in carica provveda immediatamente ad adottare, già dal prossimo Consiglio dei Ministri, i provvedimenti necessari per la liquidazione di ciò che è dovuto alle imprese, assolvendo così anche ad un dovere di legalità e di giustizia.

Condividi