Un primo cambiamento c’è stato. Ora viene il bello o…il brutto
di Umberto Marini
PERUGIA - Il Paese per ora sembra aver “scollinato” ed aver superato la zona buia. Grazie al Cavallo di Troia, introdotto nottetempo da Bersani nei Palazzi romani dove si decidono i nostri destini, si é registrato un evento imprevedibile che ha preso in contropiede gli avversari ed aperto un varco nel muro di gomma che gli si era parato davanti. Uno sbarramento che lasciava presagire l’impossibilità di uscire rapidamente e senza danni da una situazione di “merda”, alias “stagnazione”, per coloro che trovano quel termine greve e volgare.
La mossa vincente escogitata dal leader del Pd è stato il colpo a sorpresa della candidatura alla presidenza delle Camere di due figure scelte oltre gli apparati che potessero avere il gradimento di una vasta platea che andasse al di là della coalizione di centrosinistra. Bersani ha sfilato dalla manica due jolly, Laura Boldrini e Piero Grasso. Due personalità in grado di vantare connotazioni di alto profilo, di forte e maturate esperienze istituzionali, di grande equilibrio, dignità e decenza di indubbia credibilità, ma soprattutto non provenienti dalla nomenclatura di partito. Con questa mossa e la loro imprevista elezione a presiedere Camera e Senato, per ora il leader del centrosinistra ce l’ha fatta a respirare quella tonificante boccata d’ossigeno che gli garantisce di andare avanti verso la formazione del nuovo Governo.
Quello di Bersani va interpretato come un segnale forte di discontinuità e di cambiamento, oltre che rappresentare la felice individuazione di due personaggi che finalmente provengono dalla società civile e con due importanti storie civili, morali, di grande impegno sociale delle quali sono stati lungamente protagonisti.
Lei, con alle spalle un lungo percorso di rispettabile vincolo internazionale, condotto presso l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, tanto che per questa costante attività sociale è stata gratificata con il prestigioso riconoscimento di “Italiana dell’anno” conferitole da “Famiglia Cristiana” appena qualche tempo fa. Lui, un magistrato per anni a Capo della Procura Antimafia, impegnato a combattere giorno dopo giorno Cosa Nostra e vittima, venti anni or sono, di un attentato dalla stessa perpetrato che lo voleva morto.
Appena entrati in carica Boldrini e Grasso hanno annunciato di voler ridurre di un terzo le spese complessive del Parlamento a cominciare dagli emolumenti dei parlamentari e sui loro troppi accessori e benefit, iniziare proprio dai loro compensi. Inoltre hanno deciso di far trattenere deputati e senatori a Roma dal lunedì al venerdì, allungando la settimana “lavorativa” di due giorni per farli lavorare un po’ di più. Decisione molto apprezzata da quegli Italiani per i quali l’impegno è di sei giorni su sette ed in condizioni operative pericolose per la salute e di precarietà.
Il secondo inatteso evento si è registrato con la micro frattura createsi nel Movimento 5 Stelle con la scelta di una decina di senatori M5S che, con la loro “disubbidienza”, hanno permesso l’elezione di Grasso. Una circostanza che costringerà Grillo, il Savonarola di turno, grande accusatore del potere, a rivedere i suoi piani programmatici e finalmente uscire allo scoperto per dire cosa vuol costruire e non solo cosa intende distruggere. Del resto i reprobi, in maggioranza siciliani, hanno apertamente ammesso la loro “colpa”, affermando che “se fosse stato eletto Schifani, che in Sicilia di lui tutti conoscono fin troppo bene “pregi, difetti ed appartenenze”, quando torniamo giù, ci fanno un culo così”. E quindi si sono avvalsi del loro diritto di “libertà di voto” che ha scatenato la fatwa sui “traditori” da parte del “guru”. Anatema, poi ridimensionato con la riduzione di “pena”, dalla prevista espulsione, ad un invito a non derogare mai più alle direttive impartite dall’alto.
Grillo, a questo punto, ha l’obbligo di chiarire, con un messaggio forte e chiaro, ma soprattutto in tempi molto ristretti, uscendo dal suo autoritarismo che prelude all’anarchia, se intende trasformarsi in un co-protagonista del cambiamento del Paese o se viceversa aspetta, imperterrito, che gli crolli il mondo addosso.
Ora però viene la parte più difficile perché formare l’Esecutivo è per davvero un problema. L’incarico, con mandato pieno, dopo le consultazioni di ieri e di oggi, non può che essere affidato a Bersani a cui spetta legittimamente, rappresentando la coalizione che ha ottenuto la maggioranza di voti in Parlamento. Il leader Ds quindi deve cercare in tutti i modi di portare a termine questa missione, francamente difficilissima, anche perché dopo la costituzione, prevedibilmente faticosa del nuovo Governo, si aprirà la partita di un’altra missione da brividi, quella per la successione di Napolitano. Altro passaggio istituzionale complicatissimo con la presuntuosa pretesa di Berlusconi, che per il Quirinale non nasconde personali velleità, anche perché in subordine, comunque, reclama che alla Presidenza della Repubblica venga nominato un uomo di centrodestra (perché si arroghi tale assurdità non si capisce). Se questo evento non dovesse verificarsi ha già annunciato l’intenzione di scatenare la rivolta delle sue “milizie” sulle piazze di tutta Italia. L’auspicio è che non voglia affidare la guida di queste soldataglie di ventura alle “amazzoni” di Villa S. Martino e Villa Certosa, delle quali si conosce la grande avvenenza, la massima disponibilità, le straordinarie virtù amatorie e le tariffe, ma soprattutto l’esosità dei loro ricatti.
Quale sarà la strategia di Bersani per tentare l’improba impresa? Dopo la “genialità” escogitata per ottenere le presidenze di Camera e Senato, c’è da augurarsi solo che dal suo cilindro possa uscire ancora un coniglio bianco. Se così fosse avrebbe compiuto un altro straordinario miracolo. Se invece dovesse incartarsi e “toppare”, con tutti i fucili puntati dei tanti nemici che lo attendono al varco e di quelli di alcuni contestatori presenti all’interno del suo partito, non sarebbe soltanto un fallimento personale, ma un autentico suicidio con la conseguente nuova implosione del Pd. Qualora Napolitano dovesse, come corretto, affidargli l’incarico della formazione del Governo, alla prima ventilata possibilità di insuccesso, una eventuale uscita onorevole per Bersani sarebbe quella di fare un passo laterale e proporre alla guida del nuovo Esecutivo un’elevatissima personalità, sulla quale sia possibile ottenere la massima condivisibilità in modo di poter dar inizio ad un periodo di governabilità, magari limitato, per intervenire sulle precarietà più urgenti.
Detto questo, se Grillo uscisse dalla sua preconcetta ottusità ed avesse la sagacia e la volontà di dimostrare di volere il bene del Paese, non potrebbe sottrarsi alle sue responsabilità e dovrebbe contribuire a favorire la nascita di un Governo in grado di mettere mano alle numerose riforme da lui stesso invocate e per il conseguimento delle quali ha dato vita al suo Movimento. Se di contro, forte della consapevolezza di essere “l’ago della bilancia” e trovandosi ormai ad un tiro di schioppo dal “trasformare l’acqua in vino” dando continuità alla sua strategia che sembra essere orientata a far fallire l’”operazione Bersani” che pure rappresenta l’unico schieramento in campo ad opporsi alle forze illiberali ed antidemocratiche presenti nella destra italiana, si troverebbe spianata davanti a se un’autostrada che lo porterebbe ad essere il “mattatore” delle prossime elezioni. Un successo che otterrebbe senza grande fatica anche nel caso che alla guida del Pd dovesse trovarsi ad affrontare un Renzi anche rinvigorito dal rientro nelle fila dei “democratici” di tante anime perse, “prestate” temporaneamente al M5S, ma vogliose di fermare la pittoresca Woodstock del comico genovese, dopo averne scoperto il bluff.
Se il capo degli “internauti” punta a questa effimera vittoria, senza certezze di futuro, “chapeau”!
Poi però, dalle rovine che seguiranno una così sventurata calamità, chi avrà la forza di tirarci fuori e rimetterci in piedi?
Questa purtroppo è la situazione di oggi. Uno stato di preoccupante incertezza che per definirlo più efficacemente dovremmo rifarci all’espressione colorita, “merde”, alla quale si affidò il generale napoleonico, Barone Cambronne, per rispondere all’intimazione di resa rivoltagli dagli inglesi a Waterloo.
A lui non andò troppo bene. Noi speriamo di uscirne al più presto. Però il puzzo è tanto e l’aria è sempre più irrespirabile.




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