Ma di questi ci si può fidare?
di Umberto Marini
Indubbiamente per quelli che hanno la mia età appare di difficile lettura la metodologia con la quale i giovani di oggi affrontano le loro rivendicazioni, scavalcati come siamo dalla nuova genia di “ribelli” rabbiosi, insoddisfatti e pure inascoltati dalla “Casta”. Pure noi alla loro età, non venivamo capiti ed esauditi, quando abbiamo vissuto i disagi e le precarietà che eravamo costretti ad affrontare nei momenti ancor più difficili e tragici di quelli che vivono degli odierni contestatori. La loro ribellione è stata anche il passaggio obbligato della nostra crescita giovanile. In veste di protagonisti, anche noi abbiamo pagato prezzi molto elevati per ottenere le nostre conquiste, battendoci sulle piazze, lottando duramente e più di una volta, rimboccandoci le maniche, ci siamo scontrati pure fisicamente per rispondere a provocazioni ed aggressioni, finite anche nel sangue.
Con la nostra tenacia e la gran voglia di migliorare la nostra esistenza, dopo un lungo percorso di difficile ed impegnativa lotta sostenuta da un forte impegno politico civile e sociale, alla fine, abbiamo conquistato quanto era nei nostri diritti, ottenendo quei risultati soddisfacenti che ci hanno consentito di condurre una dura vita lavorativa, onesta e dignitosa.
Noi ci siamo riusciti. Le cose hanno funzionato, se pur senza grossi sussulti fino a quando politici corrotti, ipocriti e viziosi hanno distrutto quanto noi eravamo riusciti a realizzare, sempre sotto la guida ed il sostegno di quegli uomini illuminati che, non appena tornata la democrazia nel nostro Paese, si erano impegnati nella elaborazione della nostra Carta Costituzionale, oggi dileggiata e valutata al pari della carta igienica, dopo l’uso, da una brutta progenie di disonesti ed egocentrici che ci hanno millantato per anni e rubato il futuro ai nostri figli ed alle generazioni a venire.
Giorni fa Pippo Baudo, in una intervista ad un settimanale ha dichiarato che “Siamo un Paese allo sbando, con la classe politica che fa solo schifezze. Speriamo in un rapido cambiamento. Ma tutto deve venire dai giovani e dalle loro armi”. Pur mettendo da parte ogni tipo di prevenzione nei loro confronti ed augurandoci che almeno quelle armi sparino a salve, vorremmo tanto schierarci dalla loro parte se non fossimo assaliti da qualche legittimo dubbio sulla tipologia politica che vogliono portare avanti. La nostra perplessità deriva dal fatto che l’esito elettorale, oltre alla novità dell’ingovernabilità del Paese, ci ha messi al cospetto anche di una folcloristica Armata Brancaleone, un esercito di anonimi figuranti affastellati nell’ultima ora.
E qui si nota la sostanziale differenza tra la nostra e la e loro generazione.
Le nostre battaglie erano condotte in modo pratico e razionale, seguendo quanto ci era stato trasmesso dalle personali esperienze vissute durante il periodo bellico e resistenziale. I “lottatori” di oggi, al contrario, si fanno guidare per via mediatica da Beppe Grillo, uno sprovveduto generale sprezzante e sbraitante che non può ispirare grande fiducia in quanto subalterno e portavoce di Gianroberto Casaleggi, un Richeileu di provincia che é il vero ispiratore e dissennato egemone del movimento che, appena al debutto elettorale, ha messo a soqquadro la vecchia politica del nostro Paese. Al Questi extraterrestri provenienti dal pianeta Grillo, in questo scorcio (o sconcio) di secolo, avrebbero invece bisogno di una progettazione elaborata da uno stratega lungimirante e di più elevate conoscenze di operatività politico-diplomatica. Purtroppo, è toccato loro un furente “dio della guerra”, un giacobino barricadiero, un protagonista più adeguato per interpretare le partiture musicali di Franz Lehar che quelle di Giuseppe Verdi.
Per ora il M5S sembra una scompaginata compagnia di giro in cerca di qualche teatro disponibile ad ospitare le loro guittaggini. Un gruppo di donne e uomini, selezionati tramite Internet, arruolati a scatola chiusa, con lo scopo di scardinare il centralismo politico romano che dovrebbe aver inizio dalla riduzione complessiva dei costi esorbitanti della “Casta” e con l’eliminazione dei privilegi dei politici. Un progetto, condivisibile ed atteso da anni da tutti i benpensanti (comprendente quel 25% di Italiani che non si sono recati ai seggi). Ma l’ottenimento di questo risultato sarà alla portata di questo movimento? Solo il tempo, prevedibilmente breve, sarà in grado di dirci se i risultati saranno rispettosi dei piani progettuali. E’ vero che il duo Casaleggio-Grillo ha individuato i mali che affliggono da anni l’Italia (del resto mica ci volevano due scienziati per arrivare a tanto!), adesso però deve dimostrare di avere l’indispensabile capacità terapeutica in grado di curarlo e debellarlo. E qui, se non dimostra di avere “disegni” chiari e precisi, ma soprattutto grande determinazione, si troverà al cospetto di difficoltà anche insormontabili che potrebbero portare al fallimento di quella tanto sospirata “operazione cambiamento” che la parte migliore degli Italiani attende da decenni.
I primi input, non depongono a favore. Però, per i due intraprendenti promotori di questa “rivoluzione” che potrebbe consentire finalmente il risanamento del Paese, c’è la possibilità di giungere ad una fase migliorativa perché effettivamente alla base della loro filosofia c’è del buono e condizioni oggettive favorevoli. Del resto, il successo ottenuto dal loro movimento antisistema, se pur oligarchico, deriva essenzialmente dalla mutazione antropologica della odierna società. Oggi per i giovani il Web è divenuto il mezzo principale per conoscersi e comunicare. Internet è un fenomeno di cultura contemporanea che aggrega tantissimo, condizionando ed influenzando tuttavia coloro che reputano di rappresentare una elite all’avanguardia in quanto a “tuttologia” nei confronti di chi è fermo ad altre forme di comunicazione. Un concetto assai opinabile ma che si è rivelato indubbiamente determinante sulle scelte dei “navigatori” in Rete che hanno garantito il recente risultato favorevole alla premiata ditta “Grillo & Company”; successo che potrebbe ripetersi anche più cospicuo in futuro.
La truppa “ortodottera” per ora sembra una falange compatta appena svegliata da un sogno, ma saprà restare tranquilla o assurgerà a livello battagliero? La curiosità ce la caveremo fra qualche giorno al massimo, quando sarà costretta a mettere le carte sul tappeto, dimostrando di non aver bluffato. Nel frattempo, se pur timidamente, lancia segnali che indicano la sua volontà a contribuire all’attuazione del cambiamento innovatore non più procrastinabile, per il quale é scesa in campo. Quindi in pratica per il conseguimento di quei traguardi esattamente contrari a quelli a cui era orientata la politica personalistica di Berlusconi, l’uomo che per anni ci ha fatto vergognare di essere Italiani.
Al momento gli eletti del M5S si trovano ad affrontare l’“esame finestra” per dimostrare di cosa sono capaci. In quanto ad impegno e correttezza istituzionale, far meglio di Razzi e Scilipoti, delle ex ministre Brambilla e Gelmini, della ex soubrette Carlucci, di Capezzone o della vice presidente della Camera Rosy Mauro, non sembra operazione titanica neppure per loro che sono appena all’abc del “bravo” politico. Hanno volontà, forse. Conoscenze dei compiti d’aula, poche o nulle. Per ora si notano per iattanza e, nella stragrande maggioranza, anche per una certa insipienza culturale.
Di ciò ne è prova, quanto dichiarato dalla neo eletta Roberta Lombardi, romana, capogruppo alla Camera fino al prossimo giugno che è scivolata su una infelice ricostruzione storica del Ventennio mussoliniano, messa nero su bianco sul suo blog, circa un mese fa. Il messaggio incriminato è di sostegno ai fascisti di Casa Pound: “che del fascismo hanno conservato solo la parte folcloristica, razzista e sprangaiola. Il fascismo, prima che degenerasse, aveva una dimensione nazionale di comunità, attinta a piene mani dal socialismo ed un altissimo senso dello Stato e della famiglia”. La ragazza, che lavora in una azienda che si occupa di arredamento d’interni, dove ovviamente non è indispensabile avere familiarità con gli eventi umani, se avesse studiato almeno la storia del nostro Paese avrebbe appreso anche dell’altro. Per esempio, delle guerre d’Africa del 1933/35 quando il fascismo fece largamente uso di armi batteriologice proibite che straziarono migliaia di somali ed eritrei che si opponevano alle truppe italiane con le frecce e lance ereditate dai nonni. Avrebbe pure avuto conoscenza del delitto del socialista Matteotti; delle persecuzioni nei confronti degli ebrei romani, suoi concittadini; avrebbe saputo del grande uso di olio di ricino e di manganelli con i quali le camicie nere intendevano “rieducare” quanti erano contrari al fascismo. Inoltre, avrebbe potuto conoscere degli invii al confino di centinaia di intellettuali e politici che si opposero al regime dittatoriale imposto dal Duce. Ed infine, con un po’ di frequenza in qualche biblioteca a sfogliar libri, la signorina Lombardi sarebbe potuta venire a conoscenza anche dei molti amori nascosti e pubblici del nonno della sua neo collega Alessandra Mussolini e di un di lui figlio segreto e della madre del bimbo, fatta morire in un manicomio. Tutto questo in barba alla evocata fascista tutela della famiglia e del senso dello Stato!
Idee poco chiare le ha dimostrate anche la “grillina” milanese, Silvana Carcano, candidata alla Regione Lombardia, che nel suo programma, come ha riferito “L’Espresso” due settimane fa “ha chiesto lo scioglimento della Città del Vaticano”. L’idea indubbiamente troverebbe favorevole anche gran parte degli Italiani, me compreso. Peccato che é inattuabile, semplicemente perché il Vaticano è uno stato straniero. Sarebbe come pretendere lo scioglimento della Svezia o magari anche degli Stati Uniti. Capito la luminosa “pirlata” meneghina di chi dovrebbe riprendere i libri in mano prima di parlare?
In quanto a “gaffe” anche i due ideologi non scherzano.
Casaleggio, parlando come un oligarca di regime e non come il leader di un movimento politico che seguendo le sue idee punta al cambiamento delle regole dello Stato, esprimendosi in modo strambo e in spregio di quanto prevede la nostra Carta Costituzionale, giorni fa ha dichiarato, “Il candidato alla Presidenza della Repubblica, lo sceglieremo noi tutti insieme, con migliaia di iscritti, sul portale, e voi (chi siano i “voi” non l’ha specificato, ma presumo che di questi facciano parte tutti i cittadini italiani che non hanno votato per il M5S) avrete il dovere di portare avanti la candidatura più votata”. Inoltre per farsi ridere dietro dal mondo intero, ha vaticinato persino lo scoppio di un’altra guerra mondiale con inizio nel 2020, della durata di vent’anni.
Grillo, da par suo, è uscito con un’altra serie di “perle” almeno imbarazzanti. Due, come esempio. Alla rivista americana “Time” ha riferito, “puntiamo al 100% del Parlamento, non più il 20 o il 25 o 30 per cento. Quando saremo al 100%, quando i cittadini diverranno lo Stato, il movimento non avrà più bisogno di esistere. L’obiettivo è quello di estinguere noi stessi”. Ma questo che messaggio è? E quale credibilità può avere? Inoltre, par di capire che evoca anche aggressività e brutalità con un altro messaggio decisamente inquietante, “Se falliamo noi, si rischiano violenze di piazza. Se crolliamo noi, le violenze in strada arriveranno”. Alla faccia della più volte sbandierata pacifica presenza del M5S nel mondo politico nazionale.
A questo punto, l’accoppiata Casaleggio-Grillo deve uscire allo scoperto e dichiararci se ha intenzione di guidare il Paese allo sfascio completo (già siamo un bel pezzo avanti), o se é disposta a contribuire a farlo emergere dalle pericolose secche in cui l’ha affossato il berlusconismo. In modo da darci la possibilità di adottare le necessarie contromisure, non vedendo al momento nessun Cagliostro in grado di permetterci una via d’uscita dal baratro nel quale, anche per nostre scelte elettorali sbagliate, siamo sprofondati.
Prendere sul serio e dar credito a questi dilettanti, dalle “poche idee ma assai confuse”, commetteremmo un errore assolutamente “impardonnable”, come direbbero i Francesi. Lo stesso termine reso celebre da una straordinaria interpretazione del grande chansonnier Charles Aznavour per definire una sua lunga storia d’amore, finita per un malinteso “imperdonabile”.




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