Crollo del Pil, quali regioni hanno sofferto di più?
A cura di Christiana Antoniou, Carlo Manzo e Paolo Stefanini
La crisi si è fatta sentire ovunque in Italia, ma ha morso di più in alcune regioni. A soffrire maggiormente, con un considerevole crollo del prodotto interno lordo regionale, sono state Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Umbria. Chi ha resistito meglio? Chi produce più pil? Dove ci sono state riduzioni significative anche dei consumi delle famiglie?
Nel 2009, anno di massimo impatto della crisi economica, il Pil a prezzi correnti ha segnato una diminuzione del 3,1%, con segnali negativi in tutte le aree del Paese. La flessione è risultata particolarmente accentuata nel Nord-Ovest (-3,7%) e nel Nord-Est (-3,4%), più contenuta nel Mezzogiorno (-2,6%) e nel Centro (-2,2%).
Tra le regioni che hanno contribuito maggiormente alla contrazione del Pil, si segnalano il Piemonte, con una riduzione del Pil regionale del 5,3%, il Friuli Venezia Giulia e l’Umbria con una flessione del 5,0%. Le aree del Paese su cui la crisi economica ha, invece, avuto un impatto meno negativo sono state le Provincie Autonome di Trento (con una riduzione del Pil dell’1,5%) e Bolzano/Bozen (-0,4%), la Toscana (-1,5%) e il Molise (-1,6%).
La crisi economica ha colpito in misura significativa le attività di investimento: la contrazione degli investimenti fissi lordi a prezzi correnti, pari al 10,9% a livello nazionale, è risultata particolarmente marcata nelle regioni del Centro-Nord, dove gli investimenti sono diminuiti del 14,0%. Nettamente più contenuta è stata la flessione dei consumi finali a prezzi correnti (-0,5% a livello nazionale), esito di un calo della spesa delle famiglie (-1,8%), compensato dall’incremento dei consumi collettivi delle Amministrazioni Pubbliche (+3,0%) e delle Istituzioni sociali private al servizio delle famiglie (+3,5%: il settore comprende gli organismi senza scopo di lucro dotati di personalità giuridica al servizio delle famiglie, che sono produttori privati di altri beni e servizi non destinabili alla vendita. Le loro risorse principali, oltre a quelle derivanti da vendite occasionali, provengono da contributi volontari in denaro o in natura versati dalle famiglie nella loro funzione di consumatori, da pagamenti effettuati dalle amministrazioni pubbliche e da redditi da capitale). Riduzioni significative dei consumi delle famiglie si registrano nel Mezzogiorno (-2,6%), in particolare in Campania (-3,3%) e Calabria (-3,6%).
Le regioni che contribuiscono maggiormente alla formazione del Pil sono la Lombardia (20,8% di Pil, con il 16,3% della popolazione), segue il Lazio (con il 10,8% e il 9,4% della popolazione) e il Veneto (9,3% di Pil e 8,1% di popolazione). Tra le regioni del Mezzogiorno è la Campania che ha fornito il contributo maggiore, con il 6,4% del Pil nazionale ma il 9,7% della popolazione. Nel 2009 il Pil del Paese è stato pari a 1.526 miliardi e 790 milioni di euro, più della metà (54,4%) è prodotto nelle regioni del Nord, in cui si concentra il 45,6% della popolazione nazionale, il 21,7% nelle regioni del Centro (in cui vive il 19,7% della popolazione) e il 23,8% nel Mezzogiorno (cui corrisponde il 34,7% della popolazione).




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