di Umberto Marini

PERUGIA - Chi verrà dopo di noi per dar conto del difficile momento che attraversa il nostro Paese in questi giorni e passarlo alla Storia, avrà un terribile imbarazzo per trovare una definizione appropriata che non potrà allontanarsi troppo da “l’anno della sfiga”, la “saga dei pavidi perdenti”, “il festival degli alieni venuti da Marte” o “il felice momento degli stronzi”.

Il grande caos, conseguente al risultato uscito fuori dalle urne, è indescrivibile e privo di soluzioni fattibili, rapide e razionali, proprio quando due famiglie italiane su tre denunciano che con i propri redditi non riescono a sopravvivere.
Data per certa l’ingovernabilità del Paese, va preso atto che le soluzioni immediate per venir fuori da questa situazione sono poche, pericolosamente percorribili e che rischiano addirittura di peggiorare ulteriormente le cose. Proprio per non farci mancare nulla!
Se si vuol evitare di tornare al voto in tempi brevi, evento che sembra assolutamente ineluttabile, il primo tentativo per salvare il salvabile deve esperirlo necessariamente Bersani che rivendica giustamente il suo legittimo diritto a provare di mettere in piedi un governo di minoranza destinato ad un breve periodo di transizione, in quanto, se pur sconfitto al Senato, ma con un solido risultato alla Camera, il Pd ha ottenuto complessivamente una presenza parlamentare abbondantemente doppia nei confronti del Pdl e assai più che tripla rispetto agli eletti dal Movimento 5 Stelle.

Quindi, stando alla logica anche solo del buon senso, tocca proprio a Bersani fare la prima mossa. Lui, ovviamente è consapevole delle difficoltà che si troverà difronte, ma, con qualche possibile “alchimia”, ma soprattutto proponendo pochi inderogabili e condivisibili “step” operativi da portare a termine in tempi ristretti, forse potrebbe “sfangarla” e ottenere un risultato in grado di metterlo nella condizione di “reggere” un eventuale suo governo, in modo da rinviare a tempi più lunghi le prossime elezioni. Questo gli permetterebbe di passare la mano in modo soft e, nel contempo di affidare allo scalpitante Matteo Renzi, la guida del Pd. Due giorni fa, alla riunione della direzione del partito, il giovanotto indubbiamente dotato di lungimiranza politica e di quell’indispensabilità carismatica necessaria per puntare molto in alto, ha dimostrato grande insofferenza, abbandonando anticipatamente la sala nel bel mezzo dei lavori, senza aver detto la sua, però. Facendosi comunque capire “parlando a suocera perché nuora intenda”. Così facendo ha manifestato pubblicamente un atteggiamento polemico che la dice lunga sulla sua aspirazione; quella volta a raccogliere il “testimone” dalle mani di Bersani, prima che il partito finisca in cocci. Una opportunità questa, che gli consentirebbe di riportare il partito alla riconquista di voti e ridare fiducia e credibilità a quei oltre tre milioni d’elettori perduti per strada negli ultimi tempi. Ed in più creerebbe la condizione necessaria per garantire una diversa presentabilità politica del Pd ed una più convincente possibilità per l’ottenimento della governabilità del Paese, sin dalla prossima tornata elettorale. In pratica, tutto ciò che a seguito del risultato del voto espresso dagli Italiani, qualche giorno fa, pur essendo accreditato di una sua facile vittoria, è sfuggito clamorosamente di mano a Bersani.

Al contrario, Berlusconi è più favorevole ad una grande “ammucchiata”, situazione notoriamente per lui più abituale e dagli esiti goderecci, preferendo un “governissimo”, nel quale far convivere cani e porci. Una scelta tattica, una via obbligata, soprattutto per guadagnare tempo e per superare il momento critico che lo aspetta in attesa di conoscere gli esiti delle altre due sentenze penali a suo carico in arrivo nelle prossime settimane e che potrebbero essere anche di condanna. Come di condanna, ad un anno di reclusione è quella comminatagli dal Tribunale di Milano proprio ieri, sulla vicenda della divulgazione dei contenuti della registrazione dell’intercettazione telefonica  “Unipol-Bnl”, pubblicata dal “Giornale”, il quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi a cui era giunta tramite una sua soffiata, quando era ancora coperta da segreto istruttorio. Con molto più tempo a disposizione, inoltre, avrebbe modo di metabolizzare la probabile “botta” che potrebbe accusare a seguito delle imminenti decisioni della “magistratura rossa”. Da questo prolungamento di tempi, Berlusconi, si avvantaggerebbe ulteriormente e potrebbe essere solleticato a “scendere in campo” per la sesta volta alle prossime consultazioni elettorali con la volontà di coronare il suo vecchio sogno: quello di cancellare dalla politica italiana il partito di sinistra, come promesso a Craxi al momento della di lui precipitosa fuga ad Hammamet per non dover finire in galera. Nonostante la sua veneranda età, confidando nelle sue indubbie capacità incantatrici, tipiche dei venditori di pomate callifughe, sperando in ulteriori e più solide chances elettive, se pur ormai alle soglie del suo ottantesimo compleanno. Momento in cui solitamente i vecchi, assennati e stanchi delle proprie fatiche, si danno appuntamento al circolo per una partita a briscola e tre-sette con in palio un bicchiere di quello buono. Evidentemente, nella sua vita il Cavaliere ha lavorato e sudato poco oppure, come ricordano i maligni e qualche magistrato che indaga su di lui a Milano, preferisce darsi a giochi più soddisfacenti, se pur pericolosi per chi ha raggiunto la sua bella età, anche se assai più costosi. Ma per questo c’é il ragioniere Spinelli, delegato al pagamento delle sue spese di “rappresentanza”, compito per il quale, oltre che per la sua assoluta riservatezza, é espressamente e largamente retribuito.

Grillo, attualmente è la vera ed imbarazzante incognita. Al momento, non si manifesta, si apre soltanto alla stampa estera, rifiuta qualsiasi interlocuzione con i due leader dei partiti che hanno ottenuto numericamente risultati migliori dei suoi e si dice contrario alla composizione del governo, anche nel caso che dovesse essere “tecnico” e non “politico” e composto da personalità in grado di tutelare il bene comune e rispondere alle esigenze più immediate del Paese. Si dichiara invece disponibile ad accettare la Presidenza del Consiglio, qualora gli fosse offerta una tale investitura. Evidentemente l’aver ottenuto un cospicuo ed imprevista messe di voti alla Camera, gli ha fatto perdere la tramontana e magari anche la gestione della sua truppa. In effetti il vecchio spassoso “giullare” genovese, d’improvviso assurto alla guida di una sorta di consorteria, aveva messo in predicato l’allestimento di un movimento di opinione pacifico ed extraparlamentare, raccogliendo e dando spazio a quanti, con assoluta legittimità fanno un gran chiasso, sono in credito con la politica del nostro Paese. L’ostilità, la disistima ed il disprezzo nei confronti dei partiti tradizionali, anche in Italia, ha generato rabbia e sofferenza e dato origine al gruppo movimentista “ribelle” delle 5 Stelle.

Un rassemblement di donne ed uomini ferocemente e giustamente incazzati, nato e progredito per via informatica, con l’adesione di solo “blogghisti, poi cresciuto a dismisura, ma che di fatto rappresenta esclusivamente se stessi, non potendo contare sulla partecipazione di gran parte della popolazione del nostro Paese. Quella che non ha l’opportunità di connettersi in “rete” o del possesso di un computer con il quale interagire. Nonostante questa limitazione, che li aveva condannati sino a pochi giorni or sono ad un parziale isolamento, i “grillini”, metà umani e metà Web, sono, per i più, una massa invisibile, che per la sua stessa natura e per la provenienza partitica rinnegata, potrebbe facilmente evaporare. Ora, con tutti quei “signor nessuno” che infarciscono il movimento, il “duo” Grillo-Casaleggio, definito con una punta di perfidia “il gatto e la volpe” anche per l’abbigliamento e la scapigliatura che li caratterizza, è riuscito a compiere un prodigio al quale forse nemmeno credeva. Ciò nonostante i due promotors, hanno messo in campo un molto eterogeneo esercito, una sorta di “legione straniera” dai mille idiomi e dai diversi trascorsi, non sempre gestibile e mancante di progettualità a lunga scadenza. Una milizia priva di mostrine e gradi, comandata da un paio di generali sempre lontani dal “campo di battaglia” che impartisce ordini e strategie operative via telematica. Una truppa, all’apparenza non troppo organizzata, che si troverà nella condizione di vivere alla giornata e che finirà per mettere in crisi anche gli stessi avventurosi “registi”, ma che, nel contempo, potrà recare anche ingenti danni alla collettività nazionale ed europea. Infine, siamo certi che lo scarso controllo esercitato in passato dai gran guru targati M5S, sui pochissimi eletti e solo in qualche amministrazione locale, prevalentemente del nord Italia, non possa dar luogo a qualche “ammutinamento” anche nei palazzi romani? Al proposito il caso dell’inceneritore di Parma è emblematico. Del resto, per i “grillini” il diverso orientamento ideologico presente in ognuno di essi, difatti il loro é un movimento e non un partito, non è motivo vincolante nel doversi presentare nelle aule parlamentari, “allinenati e coperti” al momento di prendere decisioni e partecipare alle operazioni di voto. Qualche dubbio al proposito è legittimo dal momento che fra gli appartenenti al M5S c’è già chi si distingue, ed anche parecchio, dal vangelo secondo “Masaniello in banda larga”.

Ovviameente una volta insediatosi sugli scranni parlamentari, il M5S non potrà sfuggire alle sue responsabilità e rimanere in quella posizione statica che ha lasciato intravedere nelle dichiarazioni programmatiche di questi giorni. Sempre che non voglia porsi allo stesso livello dell’arroganza disfattista di Mussolini quando invitò le sue Camicie Nere, riferendosi all’aula della Camera dei Deputati, a “fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco per i nostri manipoli”.
Arriveremo anche a questo? Auguriamoci di no, perché da lì alla fine di tutto, il passo sarebbe breve. Altra domanda pertinente. I “grillini” saranno in grado di gestire la cosa pubblica? Questo è il problema. Dalle prime intenzioni espresse con tutti i loro rifiuti a non voler collaborare, pare di no. E allora?

Per uscire da questo ingestibile empasse, sarebbe decisamente più sensato ed opportuno che il Presidente della Repubblica conferisse a Bersani l’incarico con mandato “pieno” e non di carattere “esplorativo, per formare il governo.
A questo punto, le strade percorribili saranno due.

La prima, quella che la proposta di governo presentata da Bersani sia in grado di ottenere la fiducia della Camera con la conseguenza di poter esercitare con i pieni poteri la propria attività. L’alternativa si configura nel caso che, qualora Bersani non riuscisse ad ottenere la fiducia rimanga tuttavia in carica, esclusivamente per gestire l’attività di ordinaria amministrazione fino all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, il quale potrebbe, a sua volta, decidere se esercitare il proprio potere di scioglimento anticipato delle Camere o derogare nel merito. Iniziativa, sulla quale il Presidente Napolitano non può intervenire, in forza di quanto previsto dall’articolo 88, comma 2, della Costituzione, trovandosi egli negli ultimi sei mesi di mandato elettivo (cosiddetto “semestre bianco”). Tale condizione permetterebbe a Bersani di poter dar corso, implicitamente, all’attività di governo, se pur nei limiti della sola ordinaria amministrazione, fino al momento della nomina, quale successore di Giorgio Napolitano, del nuovo Capo dello Stato.
Allora, perché non provarci?
Il paradossale aforisma, “La situazione è tragica ma non seria”, nato dalla feroce ironia di Ennio Flaiano, come si vede, ci trova coinvolti fino al collo, ma con pochissima voglia di riderci sopra. Intanto speriamo che passi presto la nottata, senza ulteriori danni.
E se non dovesse passare? Sarà la fine dell’ultimo accenno di speranza che è in noi; speranza che, per la verità e da tempo, ha già superato molto abbondantemente ogni possibile limite

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