L'editoriale di Gian Filippo Della Croce - Verso il rivoto
di Gian Filippo Della Croce
PERUGIA - C’è chi ha detto che l’Italia non è un paese per giovani, chi ha detto che non è un paese per vecchi, e chi sostiene che non è un paese per leader, io sono molto d’accordo con questi ultimi. In un momento in cui il paese vive una delle crisi più drammatiche della sua storia recente, la politica si avvita su se stessa, gli schemi tradizionali saltano uno dopo l’altro e soprattutto si sente la mancanza di leader , che sarebbero tanto necessari proprio in questo momento per raccogliere intorno a una idea, a un progetto e soprattutto a una emozione i cittadini disorientati, impauriti, diffidenti.
Diffidenti soprattutto verso una idea di politica che effettivamente ormai ha fatto il suo tempo, ma che proprio in mancanza di leader che sappiano portare avanti idee ed ideali veri non riesce a cambiare metodi e contenuti come la gente vorrebbe. Ovviamente non si venga a dire che Grillo sarebbe il nuovo leader nascente, non lo è semplicemente perché non porta avanti nessuna idea nuova che veramente meriti di essere condivisa, perché l’antipolitica, il disprezzo verso lo Stato e le sue istituzioni e verso gli avversari non è certo una cosa nuova, ma il bagaglio consunto di una demagogia che anch’essa ha fatto ormai il suo tempo. Stesso discorso vale per Berlusconi che da comunicatore capace qual è sempre stato, ha saputo recuperare il grave ritardo che alla partenza della campagna elettorale lo divideva dal Partito Democratico ,mostrando però anche lui nello stesso tempo una assoluta carenza di idee e di proposte utilizzabili .
Poi Bersani, che continua a mandare messaggi a Grillo, dopo averlo definito un fascista, perché vuole il suo appoggio per votare la fiducia a un governo che come dice lui “ha in testa” e che sempre secondo lui può fare le riforme, realizzando un programma di otto punti che dovrebbe ovviamente essere condiviso. Ora chi ha letto quel programma che Bersani definisce “semplice” si accorgerà che ognuno degli otto punti contiene a sua volta un’altra ventina di punti, cosicché alla fine i punti non sono più otto ma quasi un centinaio, ovvero siamo in presenza di una sintesi del programma elettorale del PD, altro che piano “semplice”! Ma secondo il buon Bersani tutto ciò dovrebbe essere condiviso da Grillo, altrimenti lo stesso si assumerebbe una grande responsabilità di fronte al paese negandone di fatto la governabilità. Un piano davvero ardito….degno di un grande stratega come Bersani che è stato capace di perdere in un mese ben dieci punti di vantaggio su Berlusconi, sbagliando quasi tutto in campagna elettorale, comprese le valutazioni sul movimento cinque stelle. Eppure in maniera sempre più stupefacente, nonostante le raccomandazioni di Napolitano, al quale sta creando non pochi grattacapi, il segretario del PD continua ad insistere nella sua strategia, che vede solo un governo PD appoggiato o partecipato da Beppe Grillo, escludendo di fatto qualsiasi tipo di intesa con il partito del cavaliere, fosse anche un sostegno ad un governo tecnico giusto per arrivare a nuove elezioni. Certo che di fronte a questo scenario parlare di rivoto come “soluzione” fa venire i brividi.




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