Elezioni: l’auspicato cambiamento c’è stato. Ma adesso?
di Umberto Marini
Da tutte le forze politiche si era invocato da tempo ed a gran voce un forte cambiamento. Bene. Il cambiamento, accidenti se c’è stato, ma il risultato è che adesso purtroppo non si governerà.
Il responso che è uscito delle urne lunedì scorso è andato ben oltre le aspettative perché non si è trattato di una sorpresa, ma di un cambiamento epocale, uno “tsunami” catastrofico che ha spazzato via più di un partito e mandato in “esilio”, tra numerosi noti parlamentari, anche un paio di capibastone che dopo anni ed anni di impegnativa, se non sempre limpida vita politica, ora si dovranno dar da fare per trovare un’occupazione o un allettante diversivo per affrontare la noia ed ammazzare il tempo di interminabili giornate anonime e monotone. Di Pietro, come Cincinnato, potrà tornare ai suoi campi, mentre Fini potrebbe trasferirsi a Montecarlo, dove avrà modo di meditare sugli errori commessi e dove avrà almeno la disponibilità di un tetto ospitale sotto il quale vivere aspettando una serena vecchiaia.
Il vincitore, e qui la sorpresa, di questa tornata elettorale è il Movimento 5 Stelle, risultato il più votato alla Camera che, con il suo esercito di “contestatori” e sino ad un paio di mesi fa, era accreditato con un modesto 8%, ma che con un balzo felino ha superato, se pur solo di qualche spicciolo, anche il Pd.
Gli sconfitti? In primis proprio la coalizione vincente di centrosinistra di Bersani e Vendola che con un vantaggio su Berlusconi di poco più di centomila voti e grazie al cospicuo premio di maggioranza, si porta dietro 340 deputati, malgrado abbia perduto per strada tre milioni di elettori rispetto al 2008. La vittoria/sconfitta di Bersani ha comunque più di una matrice. Un po’ sicuramente ha giocato l’apparentamento con Vendola che, da par suo, in Puglia ha preso una “legnata” in quasi tutte le province. Altro fattore negativo è stato non dare adeguato spazio a Renzi, in parte oscurandolo e l’aver parlato poco di tasse, occupazione, fisco ed il rimanere agganciato alla mancanza di sensibilità sociale dimostrata dall’“elitario” Monti che, con la ministra Fornero ha penalizzato ed umiliato, con i di lei provvedimenti recessivi, il mondo del lavoro ed i pensionati. In più Bersani ha commesso l’errore imperdonabile, visti i sondaggi ampiamente a lui favorevoli, di aver creduto troppo presto di avere il “gatto nel sacco” e di aver allentato la morsa, facendosi nuovamente del male da solo con un secondo consecutivo suicidio del Pd che a questo punto non merita una seconda “resurrezione” e forse neppure tanta fedeltà da parte dei suoi elettori.
Altro sconfitto, sebbene avesse più volte arditamente dichiarato di avere la vittoria in pugno, è il Duce di Arcore che, nonostante una incredibile storica rimonta che gli fa onore, è stata resa possibile soprattutto grazie alle sue abituali trovate truffaldine, ma caparbiamente condotta tutta sul peso delle proprie spalle, alla Camera alta è giunto ad una incollatura dal Pd e, pur avendo incenerito oltre seimilioni di voti e perduto a Palazzo Madama il confronto con Bersani, ha ottenuto un risultato che gli ha consentito di ottenere qualche senatore in più, con il vantaggio di aver salvato almeno le penne. Situazione da cui consegue però che il Paese risulta purtroppo ingovernabile.
Il vero perdente, al punto da essere uscito davvero con le ossa rotte da questa sua prima uscita elettorale, è stato l’ex Presidente dell’esecutivo Monti che, con il suo modesto risultato ha rischiato di rimanere fuori dai giochi, tanto che probabilmente passerà la mano potendo contare su un suo futuro politico assicurato a vita, comodamente seduto su uno scranno dell’aula senatoriale. Pure Casini, presente nel variegato “condominio di casa Monti”, se non avesse potuto avvalersi del salvifico paracadute garantito dalla sua candidatura al Senato, risultato mai tanto opportuno, non si sarebbe salvato dall’estinzione.
Anche per Maroni sono state rose e spine. Ha affossato la Lega Nord, riuscendo in un attimo a dimezzare i suoi consensi rispetto a quelli di cinque anni fa. Comunque, grazie all’accordo dell’ultima ora sottoscritto con Berlusconi, ha ottenuto un doppio risultato, la presidenza della Regione Lombardia e la creazione dei presupposti per la nascita della “macroregione padana”, coronando e portando sulla rampa di lancio il vecchio sogno delle sue truppe in camicia verde: il tanto atteso conseguimento della secessione per poi costituire uno stato federale autonomo. Se l’utopia si trasformerà in realtà, è da vedere nel tempo.
Tutto quanto accaduto, di straordinario ed imprevedibile, è derivato essenzialmente dalla condotta portata avanti dall’irresponsabile politica che ha caratterizzato la vita italiana nel corso degli ultimi venti anni. Periodo in cui sono saliti alla ribalta “parvenu” e uomini sinistri, arroganti ed incapaci, che hanno gestito la prima istituzione dello stato costantemente lontani delle istanze dei cittadini, sempre inascoltati e dai quali si sono sempre tenuti in disparte. Del resto l’affluenza è calata del 5% rispetto al numero dei votanti del 2008, facendo registrare una fuga dalle urne, con poco più del 75% degli aventi diritto al voto, che si sono recati ai seggi. Un evento, che rappresenta il segnale più evidente che la gente è stanca e sfiduciata della politica.
La conseguenza di tutto ciò, ha dato la stura al risultato elettorale di qualche giorno fa che decreta, purtroppo, anche una sconfitta per l’Europa che aveva visto soprattutto in Monti, ma anche in Bersani, gli uomini giusti ed affidabili per dar seguito all’attuale politica di Bruxelles, dalla quale l’Italia, in questi ultimi mesi aveva avuto legittimi riconoscimenti e tratto numerosi vantaggiosi esiti. La situazione che si è venuta a creare ora, mette a disagio il nostro Paese che da subito, dopo il risultato elettorale, ha avuto un riscontro negativo immediato in Borsa con un calo del 5% e accusato una balzo dello Spread che è salito di circa sessanta punti in un colpo solo, seminando il panico sui mercati esteri fra lo sconcerto delle Cancellerie europee, allarmate e silenziose in attesa di novità. Anche gli investitori stranieri hanno preso atto immediatamente della nuova situazione critica derivante dall’ingovernabilità del nostro Paese che, per loro, si conferma ancor più inaffidabile. Solo il leader verde Daniel Cohn-Bendit ha avuto la bontà, proprio non benevola, di esprimere una valutazione nel merito, dichiarando che “L’Italia è nella merda”. Un giudizio decisamente offensivo e “tranchant” che ci dovrebbe far riflettere; opinione del resto largamente condivisa anche da gran parte degli Italiani.
Inoltre, per l’Europa, nei confronti del nostro Paese, si profila un futuro incerto in quanto il Movimento 5 Stelle ha posto nei primi punti del suo programma un referendum per l’uscita dell’Italia dal consesso europeo. Una scelta che evidentemente imbarazza non poco il mondo politico mondiale e non chiarisce il tipo di politica che vogliono portare avanti Grillo ed i suoi “discepoli”, i quali, sin dalle prime dichiarazioni, si sono detti di non accettare incarichi istituzionali di nessun genere e si riservano di prendere in esame, discutere e votare esclusivamente leggi di loro gradimento. Quindi praticamente soltanto ciò che è previsto nel loro programma elettorale di cui sono a conoscenza solo quanti sono in grado di avere una certa duttilità con il Web.
La cosa evidentemente non sorprende più di tanto. Del resto si sapeva che Grillo ed i suoi avevano per “dogma” la protesta, dalla quale, ora, per loro, passare alla fase della proposta sarà certamente dura. Difatti i “grillini”, dal terremoto che si è registrato, hanno ottenuto un clamoroso successo, destinato forse anche a suscitarci nuovi stupori in futuro, per aver dato seguito agli umori e ai gorgoglii di pancia della gente, cavalcando la rabbia ed il malessere di cui è vittima il Paese e che penalizza e scatena la ribellione, assolutamente giustificabile, soprattutto dei giovani che si trovano a vivere senza poter programmare la propria vita. Giovani che hanno assecondato ed abbracciato il populismo di Grillo, consapevoli che quello fosse per loro l’ultima spiaggia per dimostrare ad una politica sempre più sorda e lontana che al mondo c’erano anche loro con i loro diritti e i loro doveri. Non avendo mai ricevuto le giuste attenzioni, hanno manifestato il proprio malessere non più accettabile, aggregandosi a Grillo, senza ricorrere alle maniere forti.
L’insofferenza ed il disagio giovanile che ha dato l’abbrivio a tutte le rivoluzioni, partendo da quella francese, passando per quella mussoliniana, fino a quelle più recenti, la storia ce lo ricorda, si sono scatenate quando l’esasperazione giovanile ha avuto fame di lavoro, di equità sociale e certezze sul loro futuro.
Allo stato delle cose, non vorremmo però che questo imprevisto clamoroso successo del Movimento 5 Stelle non porti ad emulare e ripetere quanto attuarono le nascenti Camicie Nere nel 1919, allorché con l’idea di “mandare a casa” tutta la vecchia classe politica democratica, che è anche il credo dei “grillini”, fondarono tre anni dopo, partendo da Perugia, il Partito Fascista e misero fuori legge con la violenza, tutti gli altri, dando il via ad una sanguinosa dittatura ventennale.
Quello che invece è necessario fare in tempi brevi ed in modo razionale e democratico è affrontare i problemi più impellenti, il lavoro che non c’è, lo sviluppo economico, gli aiuti economici alle imprese che sono alla canna del gas, la crescente disoccupazione, la lotta all’evasione fiscale, la diminuzione delle tasse, l’anticorruzione, l’abrogazione dei conflitti d’interesse, la modifica della legge elettorale, la questione morale pubblica e privata. Poi tutti gli altri, dovranno seguire in tempi più ragionevoli ma non infiniti.
Chi sarà in grado di affrontare queste immediate indispensabilità? Questa è la vera incognita del momento.
L’attuale condizione di ingovernabilità, se non sarà affrontata responsabilmente e con la volontà di risolverla nell’immediatezza, finirà per bloccare ogni possibile iniziativa con l’esito di creare nuove problematiche e darà luogo ad una navigazione a vista che non potrà portarci lontano.
La rabbia, lo sconcerto e soprattutto le “acque melmose” aumenteranno le difficoltà, intorbidandole ancor di più e non risolveranno nulla. Anche eventuali apparentamenti contro “natura”, non risulterebbero tamponi idonei a rimettere in galleggiamento una barca ormai alla deriva. Tipo quello, come riferito da “il Fatto Quotidiano” di ieri a firma di Fabrizio d’Espostito, suggerito da Berlusconi a Bersani “tu a Palazzo Chigi ed io al Quirinale”. Una autentica follia che oltre a rappresentare uno degli abituali ed ignobili ricatti perpetrati da Berlusconi, significherebbe anche la riabilitazione istituzionale del maggior responsabile di quanto di mostruoso e fallimentare è accaduto in Italia nell’ultimo ventennio. Un periodo che, a livello politico, istituzionale ed amministrativo, sarebbe meglio emendare dai ricordi e dalla storia patria.
Precisato quanto sopra, se qualche “santo” non ci mette impegno, capacità ed in particolare tanta buona volontà, il nostro destino è segnato. Sarà quello di andare incontro, oltre all’ingovernabilità, anche a qualche cosa di peggio e di più pesante. Ed allora sarebbero per davvero dolori seri perché, se non si trova il bandolo della matassa o chi possa interviene giudiziosamente e tempestivamente, non ci sarà mai fine al peggio, al che non dovremmo meravigliarci se uno di quei tamponi fosse diretto, dritto dritto, ancora una volta, fra le nostre natiche.
Ci salverà da tanto obbrobrio il Presidente Napoletano? Lo invitiamo ad intervenire con la sua autorevolezza e capacità per salvare l’Italia, ma anche per la conservazione della integrità del nostro “popò”.




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