PERUGIA – “La nuova disciplina sulle terre e rocce da scavo (introdotta con il DM 161/2012) è riuscita nell’impossibile: creare più burocrazia da un lato e un dannoso vuoto normativo dall’altro. Tutto ciò viene ad aggravare una situazione già al limite per le imprese che non sanno di fatto come gestire le terre e rocce da scavo e, nei casi più fortunati, devono sostenere procedure farraginose e costi elevati per analisi, trasporto e destinazione.” Questo il monito di Maurizio Giovannoni, Presidente dell’Aniem Umbria, il settore delle costruzioni dell’Associazione piccole e medie imprese. “La Regione – prosegue il Presidente – “deve intervenire con urgenza a disciplinare la gestione del materiale proveniente da cantieri di piccola dimensione, con due obiettivi principali: semplificazione e abbattimento dei costi”.

Regione grande assente all’incontro dei giorni scorsi promosso dall’Assessore Pesaresi del Comune di Perugia in cui imprese e amministrazione comunale si sono confrontate sui molteplici dubbi interpretativi e vuoti lasciati dal decreto, su cui il Ministero, nonostante le diverse richieste avanzate, non dà risposte. Il problema principale è come trattare le terre e rocce da scavo provenienti da cantieri di piccole dimensioni (la cui produzione non superi 6mila mc) in attesa di un decreto ad hoc preannunciato ormai da troppo tempo… si tratta per lo più di movimenti terra di modeste entità provenienti da fondazioni di edifici, scavi per la posa di condotte e di infrastrutture di servizio, sistemazioni di alvei e di argini ecc.

 

Le imprese di costruzione e movimento terra, lamentano una notevole difficoltà di inquadrare, nel rispetto della norma, la corretta gestione delle terre e rocce da scavo provenienti da questa tipologia di cantieri, che, per altro, è quella più diffusa ad oggi nel nostro territorio. Oltretutto il problema riguarda anche le amministrazioni comunali che eseguono direttamente lavori di piccola manutenzione.

“Le disposizioni previste dal DM 161 sono troppo complesse e onerose per pensarne l’applicazione su piccoli cantieri – conclude il Presidente - Seguendo l’esempio del Veneto che si è attivata con un provvedimento specifico, la Regione Umbria deve fare chiarezza e dare agli operatori un quadro di riferimento puntuale e semplificato. Il settore è già gravato dagli effetti della crisi, se non si interviene con responsabilità rischiamo il fermo del settore.”

Condividi