di Gian Filippo Della Croce

PERUGIA - E’ finita la festa della vecchia politica, quella che pur provata dalle mille faticose vicende degli ultimi venticinque anni , ( cioè seconda e terza repubblica) si è presentata al confronto finale come se andasse a un ballo, come se nel frattempo intorno non ci fosse nulla di cui preoccuparsi, perciò ha usato le solite parole, i soliti discorsi, le solite battute, i soliti metodi. Bersani e Berlusconi entrambi pur in modo diverso hanno  snobbato Grillo e il suo movimento definendolo di volta in volta “parolaio”, “pifferaio”, demagogo, un portatore di rabbia, che Bersani alla vigilia del voto ha giudicato essere ormai “  in un vicolo cieco”.

Da parte sua il professor Monti, il demiurgo della salvezza dell’onore dell’Italia in Europa, al nome del quale , secondo i famigerati “mercati”, il nostro paese avrebbe dovuto essere legato per sempre, ce l’ha messa tutta per scatenare nel paese una rabbia totale e mai vista, una rabbia che ha coinvolto i poveri e i meno poveri, il ceto medio e gli operai, i piccoli imprenditori e gli artigiani, i pensionati e gli insegnanti, i giovani e i disoccupati (che in gran parte sono giovani) che sono destinati a crescere sempre più secondo le previsioni di quasi tutti gli osservatori economici. I fantasmi contabili  agitati da Monti, a partire dal famigerato “spread” non hanno impressionato più di tanto la gente. Già la “gente”, quella che vota e che vorrebbe avere più giustizia sociale, più lavoro, più possibilità e che è nauseata dalle vicende della “casta” politica e burocratica, dagli scandalosi stipendi dei manager della finanza, dei grand commis pubblici, dagli sprechi della politica e della sua inefficienza come dei suoi assurdi privilegi.

 

Così il voto a Grillo e l’astensionismo al 25%, hanno dimostrato, come il 50% dell’elettorato abbia voluto dare un palese segno di discontinuità, un ALT definitivo e perentorio. La vecchia politica è entrata in campagna elettorale come se andasse a una festa, Bersani sicuro della sua vittoria, Berlusconi della sua e tutti gli altri più o meno convinti che i vecchi sistemi di comunicazione e di sviluppo del consenso fossero ancora una volta all’altezza della situazione. Il risultato elettorale ha dimostrato che non era affatto così,  ha dimostrato che la lontananza della politica dalla società civile non era solo uno slogan ma una tragica realtà della quale i nostri leader o presunti tali non hanno avuto nessuna considerazione. Pur non avendo vinto, pur non essendo più quel primo partito che Bersani vantava all’inizio della campagna, perché il primo è diventato  il “5 stelle”, ma avendo una certa, anche se risicata maggioranza alla camera assegnatagli dai complicati meccanismi della legge elettorale in vigore (mentre al senato c’e’ il pareggio che è uguale all’ingovernabilità) , il capo del PD deve fare necessariamente la prima mossa per la formazione del nuovo governo, che è possibile soltanto se c’e’ una maggioranza certa. Siccome allo stato attuale questa non esiste, il leader del PD con un colpo di scena “machiavellico” ha aperto nei confronti del movimento di Grillo, che fino a qualche ora prima veniva giudicato populista e inaffidabile. Va bene che in politica occorre essere realisti  ma a tutto c’è un limite……..e gli elettori con i loro segnali? Continuano a non esistere,  ovviamente anche stavolta come è sempre successo si è perpetuato il rito del “abbiamo vinto tutti” o del “moderatamente  soddisfatti”, e altrettanto ovviamente nessuno dice di aver perso o magari di essersi sbagliato e tutti restano al loro posto, ma intanto la festa è finita.

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