L'editoriale di Gian Filippo Della Croce - Cos'è il voto utile?
di Gian Filippo Della Croce
PERUGIA - Ma che cos’è esattamente il voto “utile”? Come si fa a definire un voto, più “utile” di un altro? Utile a chi, a che cosa? Domande legittime in una folle campagna elettorale all’insegna dei “ritorni” e dell’antipolitica. Ritorni tra l’altro festeggiati da bagni di folla : a Torino c’erano file lunghissime per entrare a vedere Berlusconi, cioè colui che dopo il suo defenestramento pareva definitivamente rassegnato all’oblio e invece oplà, con un colpo di teatro, il cavaliere è tornato con lo spirito di un tempo a minacciare Bersani di un sorpasso imminente. Il professor Monti, che aveva giurato di non voler mai darsi alla politica, invece anche lui è tornato sui suoi passi ed è “salito” in politica mutuando tra l’altro gran parte del suo stile dagli atteggiamenti berlusconiani: e il loden e l’altera fierezza dove sono finiti, tra cani da salotto, nipotini in braccio, passeggiate di famiglia e altre esibizioni pubbliche?
Si dice al proposito che il guru americano di Monti sia fortemente preoccupato per come stanno andando i sondaggi e stia seriamente pensando di riportare il professore alle origini, ma ormai è troppo tardi e Monti gioca la sua ultima carta: la richiesta di un confronto televisivo a tre con Bersani e Berlusconi, cosa che a quest’ultimo non passa neanche per l’anticamera del cervello, anzi pare che abbia fatto sapere che lui il confronto televisivo se lo fa, lo fa solo con Bersani. Il professore è servito, mentre Grillo lo minaccia da vicino, anzi secondo gli ultimi sondaggi, il Movimento 5 Stelle avrebbe già abbondantemente superato il raggruppamento del professore, dove tra l’altro pare che i suoi alleati UDC e FLI rischiano di non raggiungere nemmeno lo sbarramento minimo. Da parte sua Bersani, ingessato nella originale alleanza con Vendola, si ostina a credere nella vittoria, del tutto possibile del resto, pur mantenendo fuori da qualsiasi possibile alleanza l’altra sinistra che fa capo a Ingroia e che stando sempre ai sondaggi pare stia superando la soglia per l’ingresso al parlamento. Strana decisione quella del PD, di escludere alleanze con ex alleati, alcuni dei quali fedelissimi come il PdCI nato da una scissione di Rifondazione Comunista promossa a suo tempo per sostenere un governo a guida D’Alema. Allora quale sarebbe in questo scenario poco esaltante il voto “utile” a prescindere che in democrazia tutti i voti sono utili al funzionamento della democrazia stessa che si basa proprio sul principio della sovranità della volontà dei cittadini elettori, che in piena libertà di coscienza esprimono il loro giudizio in merito alla credibilità dei vari candidati? Bersani dice che è quello dato al suo partito, Berlusconi dice esattamente la stessa cosa.
Per non parlare poi della dignità che va riconosciuta a tutti coloro che formalmente si candidano per essere eletti al servizio del Paese, sia facenti parte di grandi che di piccoli partiti, la cui utilità, Bersani e Berlusconi riconoscono soltanto se si alleano con loro. C’è in questa questione del voto “utile” un rischio di fondo, è quello della delegittimazione del dissenso che in gran parte è portato avanti proprio dai piccoli partiti che in questo caso svolgono invece una credibile alternativa ad un bipolarismo al capolinea. Di questa alternativa si è fatto alfiere Beppe Grillo, riempiendo le piazze di scontenti e di delusi, un fenomeno che non va sottovalutato soprattutto dalla sinistra. E’ difficile dire allora a questo punto quale sarà il voto “utile” , considerando che la sua utilità dovrebbe prima di tutto andare a vantaggio del Paese e non soltanto di un partito, ma ragionando sull’utilità, sotto sotto, come in un “gratta e vinci”, ecco emergere i vecchi vizi e i vecchi mali dell’Italia, quella faglia gigantesca che divide inesorabilmente destra e sinistra. Ognuno di noi può pensarla come vuole ma è questa la realtà del paese, una profonda divisione: E’ un bene o un male? Come tante cose italiane è un po’ di tutti e due, ma distinguersi in democrazia non è sicuramente un male, tutt’altro, a noi italiani è sempre piaciuto stare di qua o di là, è proprio nei periodi in cui questo si è capito meno che si sono avuti i guai peggiori . Chiarezza, signori miei, chiarezza innanzi tutto e quindi che la sinistra faccia la sinistra e la destra la destra, perché l’unico voto utile è quello di andare a votare con le idee chiare o da una parte o dall’altra, è questo il segreto della governabilità.




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