di Umberto Marini

PERUGIA - In Italia, in questo momento di grande confusione, ne succedono di tutti i colori e vengono meno anche le consuetudini più consolidate nel tempo.

Fino a ieri sembrava resistere saldamente la secolare locuzione “morto un papa se ne fa un altro”, oggi anche questa è superata. Un nuovo papa si può fare anche se l’altro è in vita. Visto come cambia il mondo?
Le dimissioni annunciate per la fine del mese, dopo oltre otto secoli dal precedente di Celestino V, ha demolito anche questo “muro” che sembrava ormai saldo, resistente ed incrollabile pure al cospetto delle tante “intemperie” che hanno coinvolto costantemente l’operato dela Chiesa, in specie negli ultimi decenni.
Per molti fedeli, corti di memoria o colti da amnesie sugli avvenimenti storici, ma soprattutto negli ambienti cattolici più vicini alle vicende vaticane, l’improvvisa decisione di Benedetto XVI è risultata una decisione sconvolgente, che imbarazza non poco i meno avveduti. Del resto “non si scende dalla croce”, come ha dichiarato un’autorità del mondo cattolico, se non ci sono motivazioni gravi a determinare una così fragorosa decisione.
La maggior parte dei cittadini perugini hanno appreso la notizia senza avvertire grandi turbamenti; sarà la curiosità di rendersi conto cosa abbia spinto il pontefice tedesco a prendere una determinazione come questa, ed eventualmente, poi, a scuoterli e farli pensare. Perché in effetti ci sarà molto da sapere e tanto da capire. D’altronde, dalle mura vaticane verrà mai fuori una verità vera? In passato quasi mai è accaduto ed illudersi che ora possa verificarsi un cambio di rotta appare del tutto pleonastico.

A Perugia, del resto, non ha mai tirato aria buona per i papi di oggi e di ieri. La storia della città ricorda che i perugini non accettarono mai la sovranità della Chiesa, esercitando di fatto una giurisdizione diretta nei confronti dei componenti del clero, tanto che nel 1282 Perugia venne scomunicata per aver portato un’offensiva nei confronti dei ghibellini, andando contro un veto papale. D’altra parte la città, nella guerra tra Guelfi e Ghibellini, rimase costantemente leale alla parte guelfa. Nonostante ciò, in vari momenti Perugia è stata rifugio e luogo di soggiorno per i pontefici in fuga dai tumulti romani, oltre che sede, nella Canonica della Cattedrale, di ben cinque conclavi, quelli che portarono al soglio pontificio Onorio III, Urbano IV, Onorio IV, Celestino V e Clemente V, uno dei quali si protrasse per oltre due anni, finché i cardinali non furono presi per fame; quello che ebbe termine il 5 luglio 1294 e che portò alla proclamazione del bizzarro Clemente V, è stato l’unico precedente alle dimissioni di Benedetto XVI.

Quella volta dalla canonica perugina venne fuori una “fumata” non proprio indovinata. L’eletto, il benedettino molisano Pietro di Morrone, anziché raggiungere Perugia preferì essere consacrato a L’Aquila. Alla cerimonia fissata per il 29 agosto, si presentò in duomo a cavalcioni di un asino. Quella tuttavia non fu l’unica stravaganza del suo breve papato che si concluse con le sue dimissioni dopo appena otto mesi. Nella Divina Commedia, Dante, che notoriamente non era troppo tenero con gli Ignavi, lo collocò nell’Antinferno etichettandolo con un eloquente “che fece per viltade il gran rifiuto”.

Bizzarria per bizzarria, non ci sorprenderebbe affatto scoprire che Berlusconi, dopo aver chiesto l’indispensabile intercessione e benedizione di una delle sue zie suore, decidesse di partecipare al prossimo conclave per concorrere alla conquista del Soglio Pontificio.
Essendo perfettamente consapevole che la corsa che ha per traguardo Palazzo Chigi è definitivamente perduta, malgrado i compiacenti sondaggi della fedele Ghisleri, del gran polverone che ogni giorno alza promettendo solo cose impossibili, qualora dovesse vincere quella difficilissima gara, avrebbe come premio ancora l’opportunità di occupare il posto di comando più ambito e prestigioso per poter continuare a “guidare” la politica italiana, come del resto hanno sempre fatto con le loro intromissioni, in maniera più o meno occulte, i porporati insediati nei ricchi palazzi dell’ “Oltretevere”.
Conoscendo l’uomo, le sue bizzarrie, i suoi folli vaneggiamenti e la sua smisurata vanità, l’ipotesi non é affatto peregrina. Hai visto mai che possa riuscirci?

In fondo, essendo stato già da lungo tempo “Unto dal Signore”, avrebbe il vantaggio di correre una gara ad handicap, potendo contare in una posizione di assoluto privilegio rispetto a tutti gli altri concorrenti ed a fine corsa, vederlo assiso e benedicente sulla sedia gestatoria, non è perciò né utopico né demenziale. Sempre che non si tratti di un sogno.

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