L'editoriale di Gian Filippo Della Croce - Berlusconi, Monti e i cani
di Gian Filippo Della Croce
PERUGIA - Axelrod il guru americano di Monti ha deciso che il riferimento per la campagna elettorale del suo cliente debba essere Silvio Berlusconi. Questo è ormai sotto gli occhi di tutti e un uso piuttosto imbarazzante dei media da parte del professore lo testimonia ampiamente: Berlusconi fa una promessa? Monti la fa subito dopo più grande, Berlusconi fa una proposta? subito Monti ne tira fuori un’altra, Berlusconi va su tutte le tv? anche Monti imperversa sui teleschermi, infine la più plateale : Berlusconi adotta un cane? Subito dopo Monti ne adotta un altro, magari sbagliando tipologia in quanto quello che gli è stata affibbiato da Daria Bignardi nel corso del suo programma televisivo con il professore ospite, è chiaramente un cagnolino da salotto, mentre quello del cavaliere è chiaramente un cane di una tipologia più popolare che può stare in tutte le case, questo è dimostrato dal video che il prof, sicuramente su consiglio del suo guru, ha messo in rete, dove appare il cagnolino “empy” che abbaia al suo padrone in un lussuoso interno con divano damascato che viene descritto come l’abitazione del professore.Quindi parafrasando vecchi e nuovi slogan elettorali si potrebbe affermare che mentre il cane del cavaliere è un “cane operaio”, quello di Monti è “da salotto”, tutto questo fa il paio con l’immagine che Berlusconi vuol dare di se stesso “il presidente operaio” e quella che non si sa quanto consapevolmente Monti vuol dare di sé, che alla fine risulterebbe quella del “presidente borghese”. Siamo in presenza di un bipolarismo dell’immagine?
Ma no , siamo in presenza invece di una gara ad “Handicap” come sembra quella impostata dal fido Axelrod per il professor Monti, sempre all’inseguimento del cavalier Berlusconi. Dove li porterà questa gara è ancora presto per dirlo, intanto i sondaggi danno Berlusconi in ripresa nei confronti del PD e Monti superato da Grillo, mentre ancora non si hanno notizie di cani in casa Bersani. Qualche malizioso potrebbe dire che dal momento che molti in Italia stanno facendo una vita da cani, esibire cani da parte dei candidati può essere utile per far identificare gli elettori con questi animali, qualcun altro potrebbe dire invece che è una campagna elettorale “da cani” e infine ancora qualcuno potrebbe affermare che siccome “cane non mangia cane”, questa massima potrebbe benissimo essere riferita ai due proprietari e al loro futuro politico. Intanto mentre i due candidati si coccolano i loro animali, la disoccupazione nel Paese è ormai a livelli assolutamente allarmanti con una forte penalizzazione dei giovani, le piccole e medie imprese boccheggiano o addirittura cessano l’attività strangolate dal fisco e dalla burocrazia, per non parlare della scuola, eccetera…Ma anche qui ci sono promesse per gli elettori sempre nel contesto della famosa gara fra il cavaliere e il professore a chi la dice più grossa.
Così mentre Berlusconi è arrivato a promettere quattro milioni di posti di lavoro, Monti da parte sua ha promesso una rivoluzione fiscale che porterà all’abbassamento o addirittura alla eliminazione di molte tasse, fra le quali anche alcune che erano state varate proprio dal professore. Da questo vero e proprio “Carosello” pubblicitario, pareva fino ad oggi starne fuori il buon Bersani, e invece oggi anche lui evidentemente contagiato dal clima instaurato dai due gareggianti, ha tirato fuori la proposta choc, ovvero 50 miliardi in cinque anni per finanziare la liquidazione dell’enorme debito accumulato dallo Stato nei confronti delle aziende fornitrici o che comunque hanno svolto lavori per la pubblica amministrazione. E le risorse necessarie? Tutti i proponenti si dichiarano in grado di sostenere finanziariamente le loro proposte nonostante la crisi e lo spread. Intanto si comincia a valutare il “dopo” elezioni, con l’incognita Senato il cui risultato, come prevede la presente legge elettorale, può determinare la governabilità del Paese da parte del vincitore e a questo punto emergono due scuole di pensiero: quella che dice che debbasi rispettare lo spirito e la sostanza delle alleanze elettorali per cui se non ci sono margini per la governabilità della coalizione vincente si debba tornare alla urne e quella che dice che per garantire la stessa governabilità alla fine vanno prese in esame anche alleanze post elettorali che prima del voto erano semplicemente impensabili. All’interno del Partito Democratico infatti mentre Fassina si dichiara per la prima scuola di pensiero, Bersani si è dichiarato per la seconda nonostante le bordate di Monti contro l’alleato Vendola, perché se prevarrà la seconda scuola, l’alleanza post elettorale Bersani la farà proprio con Monti, perché ha dichiarato che “un paese serio non può sempre andare a votare” : presto “Empy”, il simpatico cagnolino da salotto di Monti, scodinzolerà nelle sale di palazzo Chigi.




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