di Gian Filippo Della Croce

PERUGIA - Il buon Bersani continua con ironia a chiedersi “ma perché Monti quando al suo governo servivano i voti ci lodava e adesso ci trova un difetto al giorno?”. Penso che il candidato premier del centrosinistra sia convinto che questa battuta sia una di quelle “utili”, ma è proprio così? Ma non è forse un palese riconoscimento di una “fregatura” subita mentre si pensava che l’appoggio al governo Monti avrebbe portato chissà quali vantaggi al Paese e al Partito Democratico? Convinzione del resto affermata caparbiamente fino all’ultimo minuto, cioè fino a quando il professore nonostante le promesse di non “essere tentato dalla politica” e pertanto di non voler scendere (o salire) in campo, ha deciso inopinatamente il contrario, cioè la “salita” in politica e come se non bastasse una campagna elettorale che inizialmente diretta esclusivamente verso Berlusconi si è via via orientata anche contro Bersani e il PD. Una campagna elettorale giocata perciò con grande ambiguità e cinismo, cose che nessuno fino ad oggi avrebbe osato mai imputare alla sua figura di salvatore della patria, che aumenta di intensità avviandosi verso la data delle elezioni, approfittando di eventi importanti come ad esempio lo scandalo del Monte dei Paschi di Siena, nel contesto del quale Monti non ha esitato a chiamare in ballo le presunte responsabilità del Partito Democratico. Quindi è lecito domandarsi se il giudizio e il conseguente comportamento di Bersani nei confronti dello stesso Monti siano stati “azzeccati”. Dubbio legittimo dal momento che all’inizio della campagna elettorale il leader del PD indicava come il “nemico” Silvio Berlusconi e come alleato (o amico)  il presidente del consiglio uscente, errore fatale, come quello che oggi succede sta a dimostrare. Quindi emerge il paradosso di un partito che a inizio campagna elettorale poteva contare su un consistente vantaggio nei confronti del centrodestra e che oggi si trova invece a percorrere una strada tutta in salita bersagliato dal fuoco incrociato dell’avversario Berlusconi e dell’ex amico Monti, con i sondaggi sempre più allarmanti. E’ vero comunque che in questa anomala tornata elettorale succede di tutto vedi  il caso Montepaschi , ma al di là delle responsabilità oggettive di chi ha creato lo scandalo e che la magistratura ha il dovere di portare alla luce, resta l’atteggiamento non certo amichevole di Monti nei confronti del PD, quando afferma “Il PD c’entra in questa vicenda, perché ha sempre avuto molta influenza sulla banca e sulla vita politica di Siena”, è una delle ultime dichiarazioni del professore e in politica come tutti sanno le parole sono pietre e chi le lancia lo fa per fare male. Non vanno meglio le cose a sinistra del PD, dove Bersani escludendo qualsiasi possibilità di dialogo con la cosiddetta area arancione, ha creato al suo partito un problema in più, rinunciando ad una alleanza “utile”, che avrebbe certamente giovato, vista la situazione  attuale,  a tutta la sinistra, perché parliamoci chiaro, quando si vuole vincere una partita elettorale nello scenario italiano odierno, le pregiudiziali vanno riviste alla luce dell’ obiettivo reale: la governabilità del paese, un risultato che si conquista soltanto avendo più voti degli avversari alla Camera e al Senato. Non giovano certo le giustificazioni  che echeggiano il ricordo della sconfitta dell’Unione o del comportamento inaspettato di Bertinotti nel governo Prodi, perché la politica è da sempre scienza del presente, pur avendo memoria del passato, e il presente oggi impone di usare tutte le possibilità per vincere. Intanto il guru americano di Monti che ispira la sua campagna elettorale, ha consigliato al suo cliente di ricordare agli italiani come il Partito Democratico sia nato nel 1921 e quindi è troppo vecchio e datato per candidarsi al rinnovamento del paese. Affermazioni pesanti che palesano tra l’altro una disinformazione sulla storia italiana, incredibile per un professore universitario, perché nel 1921 nacque il Partito Comunista d’Italia e non l’attuale Partito Democratico come tutti sanno molto più recente. Ma Monti che ostenta tutta la sua contrarietà a Berlusconi di fatto ne ha mutuato atteggiamenti e comportamenti nonché contenuti, probabilmente su consiglio del guru americano che evidentemente apprezza le strategie del cavaliere.  Intanto le università italiane come affermano i dati del Consiglio Universitario Nazionale si stanno svuotando, malignamente si potrebbe dire che se a partire da Monti e dal suo governo, i migliori professori sono questi, è tutto chiaro.

Condividi