di Umberto Marini

Berlusconi in questi ultimi giorni ha voluto riguadagnare il proscenio, folgorato nuovamente dall’ossessione di voler essere sempre colpito dal raggio del riflettore, esibendosi in una vergognosa e storicamente fallace “battuta” su Mussolini che poteva francamente risparmiarsi.
Del resto, non è la prima volta che del dittatore fascista si è lasciato andare a definizioni che ne tratteggiano e persino esaltano i di lui, ma anche i propri comportamenti.

Analizzando e sezionando questo atteggiamento, ponendolo sotto la lente di ingrandimento, appare evidente che fra i due c’è più di una analogia fisica, mentale e caratteriale che li accomuna. Affinità che evidenziano purtroppo similarità anche nella loro condotta di vita. Quella che ha condizionato negativamente, se pur in epoche diverse, la vita di tanti Italiani.
Tutto unisce Benito a Silvio. A cominciare dalle loro molto modeste origini.

Figlio di Alessandro, un fabbro romagnolo, Mussolini. Figlio di Luigi, fattorino meneghino di banca, Berlusconi. La madre di Mussolini, Rosa Maltoni, maestra. Quella di Berlusconi, Rosa Bossi, casalinga. Tutti e due di ideali socialisti in gioventù, con pervertimenti degenerativi subentrati in età più matura determinati dal conflitto tra ruolo pubblico ed interesse privato, nel caso di Berlusconi, e sfrenate ambizioni di comando, “vizietto” presente sia nell’uno che nell’altro.

Entrambi di scuola massonica, onorati dell’ambita onorificenza della nomina a Cavaliere, anche se solo Mussolini era in grado di saltare in groppa ad un cavallo e governarlo a dovere. Ambedue, irresistibili “tombeur de femmes”, circuiti da molte donne assai disponibili e molto “interessate”, alcune delle quali dalla moralità almeno discutibile. L’uno e l’altro, portati all’assolutismo ed a comportamenti dispotici e fin troppo autoritari. Anche la grande capacità dialettica ed il tipico convincente carisma dell’illusionista da luna park li associa alla perfezione. Come pure li associa le numerose indagini della Magistratura che li ha portati a rispondere di reati per i quali la legge prevede anche la galera.

Queste non casuali analogie, vorranno dire pur qualche cosa, oppure no? Noi siamo portati a credere che un senso l’abbiano davvero. Basta analizzare le loro storie pubbliche e private, con il dovuto distacco, per accertarsene ed averne conferma.

L’infelice esaltazione di Mussolini da parte di Berlusconi, oltre che per quanto riferito, sta a significare che il Cavaliere brianzolo non sia stato poi quel decantato mitico volenteroso studioso giovanotto sul quale si è molto favoleggiato nel riferire che “passasse i compiti”, ovviamente dietro adeguato compenso, ai compagni di liceo in difficoltà perché potessero guadagnare sufficienze non meritate.

Ma le lacune e le amnesie di Berlusconi sui fatti storici più rilevanti del secolo scorso, con quanto avvenuto in un periodo che ha sconvolto l’Europa intera, saranno autentiche o ci saranno dietro a queste defallances motivazioni elettoralistiche tali da fargli sperare di raccattare qualche voto degli irriducibili nostalgici del Duce, ad avergli suggerito di fare il “nesci”? Il dubbio è forte. L’ignoranza la si può capire e anche giustificare, la paraculaggine, assolutamente no. Al punto che, pur essendo abituati alle sue tante, troppe vituperevoli abituali ed anche pericolose fantasticherie, non possiamo che provare ancor più vergogna per essere venuti al mondo nello stesso Paese che ha dato i natali ad un personaggio (?) la cui perversione diabolica non finisce mai di stupirci, considerando pure che sino a qualche mese fa, ci ha rappresentato in modo ridicolo ed imbarazzante nei tanti consessi mondiali, divenendone lo zimbello carnascialesco.

La frase chock inquietante “sparata” proprio nel “Giorno della Memoria”, che ha fatto il giro del mondo, definita dagli ebrei un “indecente e scandaloso delirio revisionista” che ha sfregiato la ricorrenza della Shoah sorvolando sulla persecuzione del popolo israelita e la promulgazione delle mussoliniane leggi razziali del l938 che comportarono, oltre alle epurazioni degli ebrei dalle scuole e dai pubblici uffici, le loro deportazioni nei campi di sterminio nazisti dai quali si usciva dai camini dei forni crematori, è per davvero una dichiarazione aberrante che fa rabbrividire. Una frase che nessun altro al mondo, se non Berlusconi, avrebbe avuto l’ardire di pronunciare, fingendo di essere a conoscenza che Mussolini è stato corresponsabile della più grossa catastrofe umana del secolo scorso.

In altri momenti Berlusconi ha peraltro dichiarato senza mostrarsi in alcun imbarazzo, “Mussolini non ha mai ammazzato nessuno. Il Duce mandava la gente in vacanza al confino”. Se fossero ancora in vita Giacomo Matteotti, Antonio Gramsci e Sandro Pertini, presi fra i tanti oppositori della dittatura fascista uccisi, carcerati e villeggianti, presi a caso, siamo certi che non condividerebbero lo stesso concetto. Altra “perla” berlusconiana? “I cinque fratelli Cervi fucilati dai nazi-fascisti? Andrò a conoscere papà Cervi”. Un suo atto di bontà irrealizzabile perché il vecchio Cervi era già morto da anni.

Berlusconi, comunque, non dice mai nulla a caso. Salvo in quelle materie in cui dimostra realmente di essere del tutto ignorante.
Del resto questo è l’uomo al motto di “prendere o lasciare. E molti hanno preso.

Si dice amico di Israele, ma intanto rappattuma nel suo molto folclorico rassemblement molti nostalgici di Salò, perché gli diano una mano in questo momento in cui le pattuglie dei suoi proseliti si sfoltiscono in modo preoccupante. Per anni non ha mai presenziato ai festeggiamenti del 25 aprile che ricorda la fine delle ostilità belliche. Per una sola volta è intervenuto alla “Giornata della Memoria” ed ha contrabbandato e spacciato lo storico evento come “Giornata della Libertà”. Ma non è che c’è, ci fa, diabolicamente, offendendo anche l’intelligenza e la sensibilità del prossimo, convinto di essere stato per davvero “unto dal signore”. Un superbo atteggiamento che noi non gradiamo e verso il quale nutriamo una certa acrimonia per non aver avuto tanto merito, ma che in realtà ci onora per non essere stati assimilati alla sua non invidiabile sottospecie umana.

Intanto prosegue la di lui sguaiata campagna elettorale che, come da definizione del mio amico Enrico Vaime “con la sua animata gazzarra di schiamazzi, somiglia più alla festa delle matricole che non alla Rivoluzione Francese”. Questo perché della politica, quella vera che dal periodo post-bellico fino agli anni ‘80 ha caratterizzato gli scontri fra i partiti, condotta pure aspramente e combattuta senza esclusione di colpi mancini, non sono rimasti che gli avanzi. Purtroppo. Tanto che viene da chiederci come il nostro Paese, con tutte le criticità e negatività che lo permeano da qualche anno, sia potuto passare dalla grandezza di Francesco Crispi e di Agostino Depretis, che pure non erano mammolette, a Domenico Scilipoti e Antonio Razzi, per fare un paio di nomi tra i tanti anonimi parvenu voltagabbana seduti fra gli scranni parlamentari. Fattore questo che ha determinando una tragedia di tale portata, appena paragonabile al destino tragico che ha colpito i dinosauri.

Come conseguenza delle tante promesse enunciate nel corso delle campagne elettorali degli ultimi vent’anni, si è sempre registrato un esito che per nostra sventura, ha avuto fin troppe assonanze con quanto rappresentato dai protagonisti del film “Ultimo tango a Parigi”, con noi rassegnati nelle vesti di Maria Schneider, nelle fin troppo ardite sequenze nelle quali entra in scena il burro.

Con alcuni dei tanti brutti ceffi che ci ruotano intorno in questo periodo con l’intento di volerci gabellare per l’ennesima volta, Cavaliere in testa, corriamo seriamente il rischio di subire la stessa sorte sofferta dall’attrice tedesca. Le intenzioni di questi signori sono per davvero bellicose, tanto da non escludere che quella eventualità non sia affatto peregrina e che possa tornare ancora attuale.

Un esito che ci dovrebbe spaventare e dal quale forse ci salveremo perché, con la grande crisi che sta attraversando il nostro Paese c’è la reale possibilità che nei prossimi mesi il burro possa scarseggiare…. Se così non sarà e saremo capaci di reagire guardandoci alle spalle, ci salveremo da tanta vergognosa turpitudine.

Intanto, tuttavia, prepariamoci al peggio perché nel caso di una nostra “distrazione” saranno per davvero dolori da urla lancinanti. Capito?
          

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