Confartigianato Perugia aderisce alla mobilitazione di rete Imprese Italia
(Avi News) – Perugia – Anche Confartigianato Imprese Perugia ha aderito alla giornata di mobilitazione nazionale di Rete Imprese Italia, soggetto unitario di rappresentanza del mondo della piccola e media impresa e dell’impresa diffusa delle 5 maggiori organizzazioni di artigianato, commercio, servizi e turismo (Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti). Lo ha fatto, lunedì 28 gennaio, nella sede di via Pontani, a Perugia, con la trasmissione, in diretta streaming, dell’intervento del presidente di Rete Imprese Italia (nonché di Confcommercio), Carlo Sangalli, all’incontro a Roma per suggellare l’iniziativa. Hanno poi commentato le parole di Sangalli e le proposte che Rete Imprese Italia ha avanzato, in occasione della giornata, nel documento destinato alle forze politiche per la prossima legislatura, Stelvio Gauzzi, segretario di Confartigianato Imprese Perugia, Massimo Nocetti e Sergio Bova, rispettivamente presidente e segretario regionale di Confartigianato Imprese Umbria, Roberto Giannangeli e Paolo Arcelli, direttori rispettivamente provinciale di Perugia e regionale dell’Umbria della Cna. “I gruppi dirigenti locali di Confartigianato e Cna – ha detto Gauzzi – vogliono amplificare il messaggio lanciato a livello nazionale per ribadire i problemi più volte denunciati dalle associazioni: tassazione troppo alta, costi elevati dell’energia e della manodopera, politiche che non rispondono alle esigenze delle piccole e medie imprese, che in questo Paese sono il 90 per cento, problematiche con il sistema bancario”. “Vogliamo far in modo – ha aggiunto Bova – che la società civile si accorga di noi e dello stato in cui versa il settore. La priorità è quella dell’accesso al credito, anche per questa regione”. “È sicuramente un buon risultato – ha, poi, commentato il presidente Nocetti – trovare 5 organizzazioni di categoria che parlano al posto dei 37 ‘tavolini’ che ci sono nel Governo e nelle parti sociali, soprattutto adesso, che è un momento cruciale per le imprese e per la politica. La politica si ferma, con un mese ancora di campagna elettorale, ma le imprese devono andare avanti”.
Due milioni di imprese, 14 milioni di lavoratori, un’incisione pari al 62 per cento sul Pil e del 58 per cento sul totale degli occupati. Sono i numeri di Pmi e impresa diffusa, in Italia, sul cui lavoro incidono oggi costi amministrativi pari a 2,7 miliardi l’anno, una diminuzione del credito di 32 miliardi negli ultimi 8 mesi, una burocrazia che “ruba” oltre 36 giorni di lavoro all’anno e uno sfaldamento del settore che fornisce un dato preoccupante: ogni minuto in Italia muore un’impresa. “Il tessuto economico, per noi connettivo – ha chiarito Arcelli –, del sistema industriale italiano sta dando segni di rottura che si riverberano nella coesione sociale del Paese. Le nostre ragioni, quindi, diventano importanti per la tranquillità civile a cui l’Italia è abituata. La morte del nostro comparto rappresenterebbe un grave problema per noi e per l’Europa”. “Dalla prossima legislatura, a cui consegneremo il nostro documento – ha concluso Giannangeli –, ci aspettiamo che in Parlamento vadano persone che dicono ciò che pensano e fanno ciò che dicono e che tutti tornino ad occuparsi di economia reale, perché è quella di cui vive la gente”.
Maria Cristina Costanza




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