L'editoriale di Gian Filippo Della Croce - I due Nemici
di Gian Filippo Della Croce
PERUGIA - Ma chi è in verità Mario Monti? Un moderno Savonarola? Un nuovo Talleyrand? Oppure un nuovo Gesù Cristo venuto a salvare l’Italia dal gorgo della crisi e dalle spire mortali della politica? Probabilmente tutti e tre insieme. Una cosa è certa, non è quel tranquillo professore che si era presentato a capo di una turba di tecnici, fieri del loro rigore morale e scientifico. I fatti parlano chiaro, Mario Monti è un uomo politico, su questo non ci piove, che ha usato il mascheramento da “tecnico” per raggiungere facilmente e il più velocemente possibile il ruolo chiave di primo ministro, una “furbata” che non depone a favore del suo rigore morale e tanto meno scientifico, per non parlare a questo proposito dei suoi colleghi ministri, capaci di errori madornali e di valutazioni fasulle,.
In meno di un anno il “miracolo Monti” del quale si era dichiarato devoto ammiratore anche il pio Pier Luigi Bersani da Piacenza, si è trasformato nel “problema Monti”, cosicché il buon Bersani ha finito per trovarsi in un serio imbarazzo. Sì, perché lui aveva previsto scendendo in campagna elettorale che il suo nemico era uno solo, cioè quel Silvio Berlusconi capace di improvvisi abbandoni e di grandi ritorni. A questo punto che fare? Ecco dove sono cominciati i problemi per Bersani, quando nonostante la sua caparbia capacità di negare l’evidenza si è reso conto che Monti non poteva essere considerato proprio un amico, così all’improvviso i nemici sono diventati due, e non era mai successo. Questo ha di fatto complicato la campagna elettorale del PD, costretto una volta a rispondere a Berlusconi un’altra a Monti e siccome gli stili dei nemici sono differenti, occorrono risposte differenti con il rischio di contraddirsi dal momento che fino all’altro ieri il “feeling” Bersani-Monti pareva più che consolidato. Inoltre il Monti quando affronta con veemenza, avendo abbandonato ormai l’iniziale “fair play”, la politica e i politici che secondo lui hanno portato l’Italia al disastro non fa sconti a nessuno, nemmeno al vecchio amico Bersani, che così è costretto a barcamenarsi sempre più fra due nemici che lo impegnano su più fronti e come dicevamo prima con modalità differenti. Così la sicurezza iniziale, con la quale il leader del Partito Democratico aveva caratterizzato i primi giorni di campagna elettorale sembra essere svanita definitivamente e al suo posto è subentrata l’ansia di non avere i numeri sufficienti al Senato, dal momento che i due nemici crescono nei sondaggi.
Da qui si apre, incautamente, un altro fronte, quello con Ingroia, perché ora lo “snobbamento” verso la sua lista affermato con altezzosa indifferenza da Bersani , rischia di diventare un pericoloso boomerang, e non basterà certo l’incauto avvertimento al “voto utile” propugnato dal PD a cambiare le cose, dal momento che ancora una volta questo partito ha di fatto rifiutato l’ alleanza offerta dall’ex magistrato. E intanto il bombardamento montiano continua alimentato dai nuovi scenari di questi giorni, leggi scandalo Monte dei Paschi ,che nella lettura del professore coinvolge anche il PD, al quale egli rivolge rimproveri espliciti per aver rappresentato nel caso Monte dei Paschi, quell’ingerenza della politica nella finanza, che in Italia ha provocato danni all’una e all’altra. Il Bersani ha risposto fieramente dicendosi stupito che Monti abbia trovato soltanto negli ultimi tempi tutti questi difetti al Partito Democratico, mentre prima che servivano i voti al suo governo non ne trovava uno. Ma dichiarare pubblicamente ciò non vuol dire altro che ammettere di essere stati fregati e questo non è bello perché implica un giudizio non certo positivo verso le capacità del leader e del gruppo dirigente. Intanto il tempo stringe, le urne si avvicinano, mentre le strategie dei due nemici diventano sempre più insidiose, che fare? Forse sarebbe bene che Bersani cominci a rispondere ai messaggi di Ingroia, in questo modo la sinistra completerebbe il suo schieramento sommando i propri voti per un fine comune: quello di dare più lavoro e più giustizia al Paese. Solo da qui può nascere quella “Italia Giusta” di cui parla Bersani che solo una sinistra unita può realizzare pienamente.




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