La fama ed il prestigio dei quali è accreditato il nostro Paese, per oggettive eccellenze in molti elevati ambiti, in particolare, scienza, arte, storia, cultura e beni paesaggistici, da qualche tempo, viene offuscata e depauperata dai comportamenti ignobili di una masnada di impavidi malfattori, molti dei quali, purtroppo hanno in mano le leve di comando a livello governativo e di prestigio in tantissime istituzioni. 
Il caso più eclatante di questi giorni è la vergognosa vicenda che ha per protagonista l’ex prefetto di L’Aquila, Giovanna Iurato. Una storia che presenta aspetti estremamente immorali che suscitano amarezza ed indignazione. I fatti, ormai noti, sono le sue finte lacrime ed il falso dolore espressi al cospetto delle bare dei giovani morti sotto il crollo della Casa dello Studente e di fronte alle rovine catastrofiche del capoluogo abruzzese, nel momento della sua visita alla città nella immediatezza del disastroso evento sismico di quasi quattro anni fa. Sconcerto ancora più grave, considerando che, in quel momento, la dottoressa Iurato, spedita lì dal ministro Maroni in veste ufficiale era a rappresentare il Paese per tributare il sentimento del cordoglio collettivo nazionale. Di lì a qualche giorno ebbe l’onore di assumere l’investitura di prefetto della città.
Sarebbe andata già bene se lo scandalo fosse finito in quella indegna lacrimevole esibizione, ma purtroppo c’è dell’altro e anche di molto più inquietante.
In una intercettazione telefonica di qualche tempo dopo con l’ex capo della direzione centrale anticrimine, Franco Gratteri, la stessa prefetto, candidamente e spudoratamente, faceva edotto il suo superiore nel merito della finzione del comportamento assunto in quella circostanza, dichiarando di essersi attenuta scrupolosamente ai suggerimenti paterni che erano quelli di mostrarsi affranta ed in lacrime per guadagnare qualche titolo sui giornali ed un briciolo di notorietà. Bravino davvero il babbino, complimenti, non c’è che dire! Quelle gocce di pianto a comando e molto “fieramente” sfoggiate hanno funzionato per raggiungere lo scopo prefisso, la carriera e gli incarichi che ne sono conseguiti. Non a caso, difatti, il suo nome – come riferiscono le cronache degli ultimi giorni (cfr La Nazione del 20 gennaio scorso), - è presente nel libro mastro dell’imprenditore e faccendiere Diego Anemone, insieme a quello di altri quattrocento vip della Roma che conta e traffica e che comprende pure i nomi della cricca dei “piagnoni-sorridenti” che nell’apprendere la notizia dell’evento disastroso nella stessa nottata dell’evento, festeggiarono brindando, certissimi che quel disastro garantiva loro ricchi guadagni per l’effettuazione dei lavori di ricostruzione post sismica, assegnazioni di esclusiva emanazione prefettizia. Capito?
Un episodio vergognosamente squallido come questo, si spera, necessiti di interventi immediati con processi e carcerazioni rapide ed adeguate. Altrimenti si dà ragione a Grillo e Company.
Altro caso emblematico di come le cose nel nostro Paese sono fuori controllo a causa dei tanti malfattori in libertà, è rappresentato dalla vicenda che ha per soggetto un’azienda farmaceutica abruzzese coinvolta nel recente scandalo relativo al commercio di medicinali scaduti. Farmaci dalla stessa impresa prodotti e ritirati man mano che non erano più negoziabili. Una volta riportati in azienda, gli stessi prodotti venivano rietichettati con la contraffazione delle date di scadenza e posti nuovamente in commercio, con destinazione la gran parte dei principali nosocomi abruzzesi e marchigiani per farne uso negli interventi in sala operatoria.
In questo caso, per fortuna, l’autorità giudiziaria ha provveduto già a mandare in galera i tre responsabili di questa grande frode. Ora si ha fiducia in condanne esemplari perché oltre alla grande truffa, stavolta c’è da valutare il possibile rischio portato alla salute umana.
Un episodio questo che dovrebbe far suonare un pericoloso campanello d’allarme. Siamo sicuri che tutti i prodotti in commercio siano scrupolosamente in sintonia con le norme di legge? I ripetuti casi di frodi e contraffazioni, soprattutto nel settore alimentare, sono fraudolenze che non ci rassicurano affatto.
Altro fronte in cui la truffa è radicata profondamente è l’assenteismo nei luoghi di lavoro.
Una lunga e documentatissima indagine della Guardia di Finanza, ha debellato una “licenza” praticata dai novanta dipendenti dell’Istituto Autonomo delle Case Popolari di Messina che, “in tutt’altre faccende affaccendati”, non ritenevano fosse “obbligatorio” il recarsi, quotidianamente, nella propria sede operativa per disbrigare le pratiche di quanti sono nella condizione di avere un alloggio in cui vivere e che attendono magari anche da molto tempo l’ottenimento di  quanto spetta loro di diritto.
La storia, che ha dell’incredibile, è riferita in questi termini: al mattino si presentavano puntualmente al lavoro solo una modesta “rappresentanza” di dipendenti, una decina in tutto, che marcando il proprio cartellino d’entrata, unitamente a quelli dei colleghi autonomamente “esentati”, assicuravano, la copertura totale della forza (?) lavorativa. Il tutto era regolamentato con un accordo tacito fra gli stessi “lavoratori” in modo che tutti, a rotazione, potessero godere di questi molto liberi “permessi”. Ovviamente il 27 di ogni mese erano tutti lì a ritirare puntualmente la busta paga. Mai una assenza o una delega. Ci mancherebbe!
A questo punto viene da domandarsi, e se lo chiedono anche quelli della Guardia di Finanza che ancora stanno indagando, come è possibile che per anni sia potuto accadere tutto ciò sotto gli occhi attenti dei dirigenti dell’ente? A meno che non fossero stati troppo poco vigili, o anche loro troppo assenti o, peggio ancora, complici di questa malversazione collettiva non poteva certamente sfuggir loro un “fenomeno” così clamorosamente evidente. Sempre che, per opportunità di sicurezza personale, avessero preferito “chiudere un occhio” e comportarsi come le tre scimmiette, note per non vedere, non sentire, non parlare, in modo da evitare qualsiasi “complicazione”. La paura della lupara, del resto, da quelle parti, quasi sempre riesce a mettere tutti d’accordo.
Siamo forse eccessivamente perversi e malevoli noi che abbiamo frequentato troppo poco quella straordinaria isola ed abbiamo perciò una percezione diversa e distorta della filosofia ideologica che anima il popolo siciliano? Può darsi. Ma non siamo disposti a mettere la mano sul fuoco nel ritenere che quella sia la teoretica civile e morale da perseguire.
Nel nostro povero Paese, che stando agli ultimi dati impoverisce ogni giorno di più, è altamente diffusa la corruzione ed è altissima l’evasione fiscale. Due “morbi” maligni per i quali non si è ancora trovato l’antidoto adatto per curare efficacemente questo male crudele. O meglio: i “ricercatori” che si sono alternati nel cercare il controveleno forse non si sono impegnati in maniera adeguata (c’è chi sostiene che la verità sia questa), oppure hanno dimostrato, cosa più facile, di non essere all’altezza del compito affidato loro (altri sono pronti a giurare che sia questa la ragione più attendibile). E se invece fosse mancata la volontà di intervenire in maniera decisa, senza guardare in faccia a nessuno, il motivo del disinteresse, interessato, al problema?
Noi siamo di questo avviso, convinti, senza presunzione, di essere dalla parte del vero anche con il conforto della condivisione di questa tesi da parte di tantissimi nostri connazionali.
Nei giorni scorsi a Roma, ad un imprenditore sotto indagine è stato sequestrato dalla magistratura inquirente un blocchetto di assegni. Dalla verifica dei movimenti, è saltato fuori che sulla matrice di uno di questi tagliandi, l’incauto titolare del carnet bancario, quale causale giustificativa di spesa aveva posto una annotazione almeno dubbiosa, riportando la scritta “tangente”. Il magistrato incaricato, ovviamente, ha provveduto ad approfondire le indagini per giungere alla identificazione del destinatario del cospicuo “malloppo”.
Prendendo atto di questa campionatura di eventi decisamente deprimenti, gli Italiani onesti e corretti che fra un mese saranno chiamati al voto dovrebbero indirizzare le loro scelte verso chi dimostra convincentemente la volontà e la giusta determinazione per portare avanti i necessari interventi per cambiare decisamente rotta e chiudere con un passato assolutamente da dimenticare. Propositi e progetti che mettano fine a questi “inconvenienti” e che intendano colpire tutti coloro che, nonostante i soliti gran colpi di grancassa che vengono dal “duce della Brianza”, sono lontani dal praticare le regole del vivere civile che si basa sull’onestà e correttezza, sempre ed ovunque. Una disciplina che sembra non avere validità, oltre che per tanti cittadini disonesti e corrotti, soprattutto per quei politici che come traguardo hanno il solo conseguimento di interessi personali basati sulla corruzione, la malversazione, sugli scandali, gli intrighi, tralasciando anche le cose peggiori. A questo proposito, lo stesso uomo politico, aveva garantito che nella compilazione delle sue liste elettorali avrebbe evitato di riproporre alcuni parlamentari definiti “impresentabili”. Indubbiamente un buono ed apprezzabile proposito. Dalla lettura dei nomi presentati, quello stesso “statista”, non solo non si è autoescluso per indubbia indegnità personale, ma ha anche inserito nelle liste del suo rassemblement oltre una cinquantina di indagati e condannati, dopo averne cassati quattro. Uno fra gli esclusi, l’ex sottosegretario del suo governo, il napoletano Cosentino, minaccia vendetta ed a giorni finirà in carcere. Alla faccia della serietà e della correttezza! Del resto, conoscendo il passato ed il presente di questo “signore” e le idee che permeano la sua mente, c’era da aspettarsi solo questo nuovo bluff, tanto che i più, noi compresi non siamo stati affatto colti di sorpresa.
Con queste premesse, arriveremo mai a dare una svolta repentina che possa portare l’Italia ad allinearsi sul livello civile, morale, democratico e di rappresentanza politica con i paesi più evoluti d’Europa? Certamente il dubbio è serio. Il cambiamento però è possibile ed è nelle nostre mani.
Intanto, per iniziare, basterà crederci. Poi dovremo cominciare a muoverci su quella strada con la volontà di percorrerla sino in fondo, il più velocemente possibile. Sempre che, come più volte accaduto in passato, ci piaccia ammettere serenamente che non siamo capaci di governarci e che la nostra preferenza é di piangerci sempre addosso, per il gusto sadico di trovarci al cospetto di qualcuno che, con una punta di perfidia, ci rimetterà in mente la frase interrogativa pronunciata dall’ufficiale Marcello nell’ “Amleto” shakespeariano, “C’è del marcio in Danimarca”.
E noi, pavidamente, da incalliti masochisti, risponderemo quasi con una punta di orgoglio, “da noi ce n’è persino molto di più”. Dimostrando che ci piace primeggiare in tutto. Anche nella vergogna.

Umberto Marini

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