Povertà e cene a base di rifiuti. Giunta Morroni assente e corresponsabile
L’episodio di quel signore che attendeva la chiusura di un bar per cercare tra i rifiuti qualche panino o pizzetta nel tentativo di mettere insieme una cena è solo la punta dell’iceberg di una situazione che vede il precipitare di tanti individui e famiglie ben al di sotto della soglia di povertà, nella disperazione, nella solitudine e nella perdita di dignità.
Campanelli d’allarme altrettanto preoccupanti ve n’erano pur stati con episodi simili, anch’essi balzati alle cronache persino nazionali, con persone che attendevano la chiusura dei supermercati per rovistare tra i loro cassonetti.
Questa situazione non fa per niente onore alla nostra Città. Sono casi troppo ricorrenti che la dicono lunga su come la sofferenza sociale sia stata lasciata completamente sola a fare i conti con se stessa. Non è mai accaduto nella nostra storia recente che episodi simili diventassero storie di ordinaria e quotidiana disperazione, senza che le autorità pubbliche (Sindaco e Giunta) abbiano mosso un dito o balbettato almeno una parola.
Anche se il suo bilancio tasse e tagli concorrerà ad un loro inasprimento, si ammette che crisi e povertà non trovano le loro cause nell’insulso operato della Giunta Morroni, ma quello che sconcerta e deve sconcertare è la rimozione assoluta dall’agenda politico-amministrativa della questione sociale. La dimostrazione plastica di questo giudizio è nello stato di smantellamento in cui versano i servizi sociali comunali, così come minuziosamente perseguito da questa Amministrazione.
Oltre al silenzio assordante ed all’assenza di interventi di prevenzione di questi fenomeni così acuti di miseria sociale, v’è poi un fatto culturale, una forma mentis, che impedisce a questa Giunta di leggere quel che accade nella carne viva delle fasce più deboli e di adoperarsi di conseguenza e doverosamente in concrete politiche di contrasto alle povertà vecchie e nuove: se uno dice che tutto va bene, il cielo è sempre azzurro e a tutto provvede l’I Care o la carità misericordiosa, è ovvio che la questione sociale, molto semplicemente, o non esiste o, se esiste, è immeritevole d’attenzione, alla stessa stregua di un’inevitabile dannazione figlia della crisi, fino a considerare la povertà come una colpa e le disuguaglianze figlie del merito.
Ad oggi, nella nostra Città, gli unici impegni per fronteggiare la questione sociale ed il progressivo ed anche repentino inasprirsi delle condizioni materiali delle famiglie e degli individui, sono venuti dalle associazioni di solidarietà e promozione sociale legate al mondo cattolico: Caritas e Banco Alimentare. Ma le pur benemerite, numerose e costanti iniziative di queste associazioni, comprese le nuove del last minut market per il quale si è reso disponibile almeno un centro commerciale, così come la disponibilità di tanti gualdesi a fare gesti concreti di solidarietà, non sono certo risolutive, segnano il passo per la gravità del fenomeno e non possono in ogni caso completamente sostituirsi all’impegno del Comune ed alla funzione sociale pubblica che è nei suoi compiti.
Anche su questo versante, non è minimamente accettabile che la Giunta si limiti ai comunicati vanagloriosi ed alle conferenze stampa per la rendicontazione dei dati sulle raccolte dei fondi compiute dalle associazioni di misericordia e manchi del tutto un’attività di coordinamento, di promozione, di accreditamento e di sostegno delle singole iniziative, anche ad esempio per fare del last minut market una modalità diffusa nel maggior numero possibile delle attività commerciali e di ristorazione, ad abbattere i più odiosi sprechi alimentari e provvedere ai bisogni più emergenti della popolazione più povera.
Lo stesso stupefacente disinteresse di fatto, la stesso assurdo ed inconcepibile disimpegno c’è stato anche di fronte all’ultimo toccante episodio: la Giunta non ha fatto altro che rimandare alle iniziative di base del privato sociale o al nuovo bando per le famiglie vulnerabili della Regione solo perché il caso ha voluto che si fosse aperto proprio in quei giorni, come se queste problematiche non la riguardassero e se ne volesse una volta per tutte sbarazzare.
Nel tempo, abbiamo d’altronde avanzato più proposte per cercare di fronteggiare al meglio l’insorgenza sociale della povertà. L’ultima è la creazione di un gruppo d’acquisto solidale cittadino da promuovere inizialmente tra i beneficiari del fondo di solidarietà per poi estenderlo a tutti coloro che sono provati dalla crisi economica e sociale, attraverso forme di collaborazione integrata tra le diverse realtà che operano nel sociale, sotto il coordinamento e l’impulso dei servizi sociali comunali. La Giunta e la compagine politica che tuttora la sostiene, per pigrizia, menefreghismo, disinvoltura e supponente autoreferenzialità ha respinto anche un’iniziativa come questa che non sarebbe costata niente ai bilanci del Comune ed avrebbe potuto dare le gambe ad un’esperienza formidabile di welfare comunitario.
Sì, perché il povero che va a rovistare al buio nei cassonetti e non si rivolge ai servizi può anche arrivare a farlo o perché in quei servizi non trova risposte o per la vergogna di aver perso una sua precedente dignità insieme al lavoro o ad altre forme di sussistenza, ma non è detto che la vergogna non possa essere sconfitta e vi si possa sostituire una rinnovata fiducia in se stessi attraverso un nuovo mutualismo.
Siamo certi che alcune tra le anime più “belle” di questa Città continueranno a volgersi dall’altra parte per quanto provvide di carità, a stracciarsi le vesti al cospetto di un nuovo fatto quando le cronache locali saranno in grado di disporne ed oggi a sollevare obiezioni di opportunità: non si parla di povertà, non si strumentalizza la povertà ora che c’è la campagna elettorale!
Noi rispondiamo che la povertà, insieme alle disuguaglianze sociali così scandalose nel nostro Paese, non è figlia del destino ma il risultato di concrete politiche economiche e sociali che la stragrande maggioranza delle forze che oggi si contendono il governo del Paese vorrebbero continuare a somministrarci. La campagna elettorale deve parlare proprio di questo: della povertà, delle politiche che la generano e la fanno aumentare e di quelle che occorrerebbero per fronteggiarla.
Nella nostra Città, questa Giunta assente che ha smantellato i servizi sociali, che non ha messo un euro del suo per fronteggiare la situazione di emergenza, che ha demolito lo stesso piano sociale di zona e che sa solo rifugiarsi negli inviti alla carità è corresponsabile di queste politiche. Noi partiamo da un altro approccio. Da quello che Victor Hugo mirabilmente faceva declamare ad un personaggio dei suoi Miserabili: “Voi volete che i miserabili siano soccorsi, io voglio che la miseria sia soppressa.”
Anche per questo in Italia serve una Rivoluzione civile, anche per questo, a Gualdo, si avvicina l’ora dell’alternativa popolare, civile e di sinistra.
Per la sinistra per Gualdo
Gianluca Graciolini




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