La Spoon river umbra delle prostitute uccise
di Elio Clero Bertoldi
PERUGIA - Riposa nel cimitero di Narni. I resti mortali di Franca Abumen, 27 anni, nigeriana, non li ha richiesti nessuno. Forse i parenti, se ne aveva nella lontana Nigeria, neppure hanno saputo della terribile tragedia. Il suo lenone - chiamarlo "protettore", come fanno molti, sembra oggettivamente fuori luogo - non ha ritenuto di dover intervenire. Così è stato il Comune di Narni, con un gesto di "pietas" encomiabile, a prendersi carico dei funerali della sfortunata giovane, seviziata, strangolata e abbandonata in un bosco, in località Stifone lo scorso 9 dicembre. Alla cerimonia hanno presenziato - precisano le cronache - il sindaco, l'assessore ai servizi sociali, un consigliere comunale (una donna: ha letto una poesia), i rappresentanti dell'associazione "Terni donne" e due ufficiali dell'Arma dei carabinieri.
Franca è la decima vittima, in 40 anni, barbaramente massacrata nel giro della prostituzione. Un mondo di violenze. Perché le donne, soprattutto dei paesi più poveri di ogni parte del mondo, vengono costrette a prostituirsi per arricchire le varie mafie e giù giù, a cascata, fino all'ultimo sfruttatore o pappone della catena.
Prima di lei era toccato, agli inizi degli anni Settanta, ad Anna, strangolata con una calza di nylon nella stanza in cui riceveva i suoi clienti (giallo senza responsabili) a Città di Castello; poi a Maria, madre di famiglia, freddata con un colpo di pistola alla tempia da un cliente fuori di testa a Ponte d'Assi di Gubbio; quindi a Anna Maria, la "napoletana", che si vendeva nelle vicinanze del santuario di Madonna dei Bagni, strangolata (e poi fatta a pezzi per cercare di farne sparire il cadavere) da uno spasimante che voleva sposarla e al quale lei aveva risposto di no; dopo era stato il turno di Luciana, "la sciancata", centrata da due colpi di una doppietta impugnata da un frequentatore, con turbe mentali, a Collestrada; era seguita la morte, a colpi di pietra in testa, di Franca, anche lei nigeriana, detta "la venere nera", trucidata nella radura di un boschetto a Mantignana (caso irrisolto); la vittima successiva era stata la diciottenne Tania, russa di 18 anni, bellissima, massacrata a colpi di martello a Valtopina dal suo ruffiano e aguzzino, che l'aveva voluta punire perché si era innamorata di un ragazzo umbro e voleva lasciare la vita di strada (il colpevole, condannato all'ergastolo, è riuscito a sottrarsi alla pena con la fuga in Kosovo); quattro anni e mezzo fa era stata strangolata, in un appartamento di Madonna Alta, a Perugia, Ana Maria, rumena, 22 anni, madre di un bambino (nessun colpevole, fino ad oggi); a Terni venne ammazzata Antonia, colpevole di aver risposto picche ad un cliente che non la convinceva per nulla (e aveva ragione); quindi era stata uccisa a coltellate (e l'assassino, non contento, l'aveva travolta anche con l'auto) Nilde Beatrix, 46 anni, argentina, in una stradina di Pian di Massiano (un uomo - anche questo pare innamorato di lei - è sotto inchiesta).
Un lungo elenco di vittime. Nessuno dei loro numerosi mezzani e dei loro affezionati frequentatori (in Umbria sarebbero diverse migliaia) ha partecipato ai loro funerali o ha portato un fiore sulla tomba. I corpi (e la memoria) di queste donne povere, infilici, sfruttate, nella società del consumismo, restano "vuoti a perdere".




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