Forse aveva ragione Gramsci
Al “Maurizio Costanzo show” di qualche anno fa, il mai tanto rimpianto Ugo Tognazzi a cui, con l’uso di un linguaggio “sbarazzino” piaceva sorprendere la platea infarcendo il suo intercalare con qualche termine un po’ azzardato, dopo aver ascoltato una logorroica chiacchierata di Stefano Zecchi, professore di estetica all’Università di Milano, si rivolse verso il conduttore dicendo, “data la mia ignoranza io non c’ho capito un cazzo”.
A me sta accadendo la stessa. Difatti non riesco a capire di cosa parlino quei politici che si sono impossessati delle telecamere di tutte le emittenti televisive e di tutti i microfoni radiofonici nazionali e cianciano, giorno e notte, sul nulla in quanto a contenuti. Si esibiscono con guittaggini e infimo livello, lasciandosi andare a sguaiatezze e volgarità, neppure paragonabili a quelle che venivano proposte dai comici dei vecchi avanspettacoli nei teatri di periferia e più recentemente al Bagaglino, affidandosi a “copioni” buttati giù da “autori” improvvisati e modesti. Si affidano molto ad un cabaret di scadente qualità e sempre “fuori sintonia” sui temi caldi riguardanti l’attualità ed il futuro.
Sono rimasto interdetto soprattutto dalla vacuità ed alla pavidità di uno di questi “gaioffi”, per lo più abituali profittatori, truffatori professionisti e rubasoldi patentati, che intenderebbe “con la mia esperienza anche di imprenditore, mettere le mani all’architettura dello Stato”, alias Costituzione, essendo, a suo ardire, l’unico uomo politico italiano in grado di salvare il nostro Paese da un nuovo diluvio universale e dai comunisti. Una storia che racconta da anni ed a cui pochi sono disposti a credere ancora. Uno a cui piace lasciarsi andare, bluffando, al “tanto fatto” dal momento della sua discesa in campo, omettendo volutamente che il “tanto fatto” è rimasto nelle intenzioni, fermo sulla carta.
Di alcuni altri, per fortuna, credo di aver capito qualche cosa in più circa i loro non proprio esaltanti progetti, soprattutto quando dichiarano, senza mezze parole, che puntano ad ottenere la secessione dal territorio nazionale, che il confine con in nostro Paese andrebbe posto sulla sponda sinistra del Po: in ciò dimostrando di essere razzisti e un po’ mafiosi, tenendo conto dei rapporti che intrattengono con cosche malavitose sbarcate nella loro regione con le quali fanno affari d’oro, nonostante detestino i cittadini residenti al sud della linea gotica. Tuttavia, essendo questi di “bocca buona”, non hanno badato per il sottile e, perfettamente integrati, seguono la proficua filosofia del “a caval donato non si guarda in bocca”.
Inoltre suscita più di qualche curiosità anche la volontà di intenti di coloro che avevano giurato di voler “fare pulizia in casa propria” per togliere di mezzo la tanta sporcizia che li aveva inondati, ma che invece, alla faccia della coerenza, ripropongono decine di uomini impresentabili fra indagati, imputati, condannati, ex ristretti nelle patrie galere e prossimi ad esserne ospitati.
Un altro gruppuscolo, appartenente alla specie degli insetti saltatori della famiglia degli ortotteri, partecipano alla gara in assoluto silenzio. Del resto che potrebbero mai annunciare essendo del tutto ignari della materia del contendere? Per questi parla esclusivamente il loro “padre-padrone” intervenendo con folcloriche uscite su verità magari anche in parte sacrosante, senza tuttavia proporre i rimedi da porre in atto. In pratica imitando quanto sentenzia il detto, “Cane che abbaia non morde”. Perciò la truppa è in attesa del momento di balzare a Roma per presenziare alla spartizione della torta e, poi, rimanendo, per tutta la durata della legislatura, a bocca rigorosamente chiusa in attesa degli emolumenti di fine mese.
Intanto però, a distanza di pochi giorni dalle elezioni, cruciali per gli elettori che dovranno decidere a quale partito dare la preferenza, i candidati più riottosi, nonostante tanto fervore comunicativo, non hanno ancora esposto e precisato in modo dettagliato ed attendibile i loro programmi, sono impegnati nel reciproco dileggio, condotto con inaudita, sguaiata e volgare rozzezza. Con noi lì, esterrefatti, che stiamo ad ascoltare le bassezze di questi “naufraghi” e “riesumati” da caravanserraglio che hanno ancora l’ardire di presentarsi al cospetto dei cittadini ad elemosinare benevolenza e voti, promettendo ciò che fin d’ora sanno di non poter garantire, mentre sfuggono di
soffermarsi sui troppi disastri compiuti.
In questi giorni non si parla più del “dimagrimento” delle province, né della riduzione dei parlamentari, degli stratosferici emolumenti di cui godono insieme ai benefit concessi a loro favore e che avevano assicurato di ridurre, insieme alla revisione dei costi della politica. Né si parla più della imperante corruzione e del clientelismo che sono evidentemente argomenti scottanti, che non favoriscono la “raccolta” di consensi. Anche gli interventi che portino alla soluzione dei grandi ed atavici problemi che affliggono il Mezzogiorno sono ormai diventati tabù. Mancano inoltre della dovuta attenzione e chiarezza quello che prioritariamente sta a cuore ai cittadini, i più caldi ed attesi: quelli che riguardano la disoccupazione, la indilazionabile ripresa del lavoro, l’istruzione e la ricerca, l’iniquità delle tasse, la vergogna dell’evasione fiscale, la mancata equità sociale, l’urgente revisione della spesa pubblica, il diritto alla casa, la salvaguardia dell’ambiente insieme a quella dei beni culturali ed artistici e le politiche sociali. Tutte argomentazioni fondamentali per supportare le scelte di quanti andranno a deporre la scheda nell’urna e che attendono immediate risposte convincenti e tranquillizzanti, comprese quelle sui rapporti da intrattenere con l’Europa e quelli con la Santa Sede, con la quale è improrogabile accordarsi in modo definitivo sulla tempistica del pagamento dell’Imu sugli immobili di proprietà vaticana presenti in Italia. Un ulteriore rinvio ad affrontare il problema di questa “regalia” alla Chiesa, rappresenterebbe un nuovo grosso nocumento ai danni delle già molto disastrate casse del nostro Paese.
Quando, poi, anche soltanto di “sponda”, tutte queste grosse problematiche vengono appena accennate, approssimazione e falsità sono sciorinate con fastidio ed arrogante disinvoltura dalla più parte di questi serafici signori, assai duri d’”udito”, ma molto attratti dalla “gola”.
Oggi, a questi “personaggi” molto particolari che si impegnano fortemente ed a spada tratta ad assicurarsi una sicura (ri)conferma, quello che interessa maggiormente è di avere quotidianamente sottomano i sondaggi per conoscere quante possibilità di successo hanno e per conoscere i propri posizionamenti nelle liste elettorali. Qualora non siano certi di essere vicini al traguardo prefissato, garante di altri cinque anni di “pacchia”, alzano la voce e si rituffano nelle solite promesse irrealizzabili, cercando di gabbarci nuovamente.
Uno di questi, il solito “personaggio”, il più “zuzzurellone” di tutti, appena qualche giorno fa, ha addirittura rimesso in gioco la ripresa degli interventi operativi sul Ponte di Messina, un suo vecchio sogno, dove, ad oggi, é in scadenza il pagamento di un miliardo di euro di penali per il rinvio dei lavori sulla faraonica opera che dovrebbe unire, come si dice da quelle parti, la Sicilia al “continente”. Peraltro con scarsissimo interessamento da parte degli stessi cittadini siculi.
Questi politici, originali, bizzarri e stravaganti, ma soprattutto egocentrici e sordidi, francamente non finiscono di incuriosirci e di inquietarci.
La nostra sorpresa è suffragata anche da un autorevole giudizio espresso da Antonio Gramsci. L’eccelso pensatore ed illuminato politico sardo, quasi un secolo fa, il 3 aprile 1917, come riportato da “Quaderni dal carcere”, nei confronti dei politici italiani ebbe a dire: “Un uomo politico è grande in misura della sua forza di previsione: un partito politico è forte in misura del numero di uomini di tal forza di cui dispone. In Italia i partiti di governo non possono disporre di nessuno di tali uomini: nessuno che sia grande, nessuno che sia almeno mediocre. Uno dei caratteri italiani, e forse quello più malefico per l’efficienza della vita pubblica del nostro paese, è la mancanza di fantasia drammatica.
Sembra una affermazione letterariamente paradossale, e in verità è una osservazione profondamente realistica…..
Orbene: le autorità italiane, quelle governative, quelle provinciali, quelle cittadine, non hanno finora decretato un provvedimento che non sia stato tardivo, non hanno ponzato un provvedimento che non abbia avuto bisogno di essere modificato, di essere, prima o poi cassato, perché, invece di provvedere veniva a far rincrudire il malessere. Non sono riuscite ad armonizzare la realtà, perché sono state incapaci di armonizzare prima, nel pensiero, gli elementi della realtà stessa. Esse ignorano la realtà, ignorando l’Italia in quanto è costituita da uomini che vivono, lavorando, soffrendo, morendo….. La folla è ignorata dagli uomini di governo, dai burocrati provinciali e cittadini….. Non hanno preveduto che un giorno sarebbe venuto a mancare, oltre al companatico, il pane. Quando se ne sono accorti era troppo tardi; non importa: avrebbero potuto ancora provvedere, avrebbero potuto equamente distribuire la sofferenza. Non hanno sentito la sofferenza: hanno creato il caos, hanno lasciato arraffare ai più forti economicamente, hanno lasciato disperdere quel poco che c’era ancora….. Non sanno armonizzare la realtà disagiata con la possibilità di minor disagio per tutti. Non pensano che ove c’è da mangiare per cinquanta, possono vivere cento, se si armonizzano i bisogni:….”.
Se anche questa volta, dopo il 25 febbraio, la volontà degli attuali politici fosse quella di costringerci a cedere il passo alla rassegnazione, allo sconforto ed alla rabbia, sono pregati di farcelo sapere prima di quella data. Poi, saremo noi a decidere sul da farsi, giudiziosamente e senza tentennamenti di sorta.
Intanto per tenerci lontani il più possibile da quella disordinata “marmaglia”, sarebbe opportuno darsela a gambe per porsi a ragguardevole distanza da altre sciagure, affidandoci all’aforisma di un uomo geniale ed ironico come Woody Allen: “desidero rimanere nell’utero…. di chiunque”.
Basterà? Forse no. Ma almeno proviamoci.
Umberto Marini




Recent comments
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago